Poesia, musica e vita… l’eredità dell’Attimo fuggente nei ragazzi di Bennett

Un giovane regista, Luca Ligato, una critica che, per una volta, si concede il piacere di essere spettatrice, Monica De Giuli, raccontano perché, tra ironia, cinismo e citazioni colte, The History Boys – nuovamente in scena all’Elfo Puccini – sta replicando l’incredibile successo nella scorsa stagione.

L’occhio del regista:

The History Boys è uno spettacolo appassionante, deciso e ben costruito sia grazie al testo di Alan Bennett – insieme forte e intelligente – sia alla qualità della regia e della messa in scena, firmata dalla coppia ormai consolidata Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani (quest’ultimo impegnato nello spettacolo anche nelle vesti del Professor Hector) – che, con estrema precisione e sagacia, portano in scena la vita di otto studenti alle prese con la preparazione agli esami di ammissione per le Università di Oxford e Cambridge.

Bruni e De Capitani, nella loro messa in scena, sanno sviluppare e far emergere al meglio gli spunti comici della pièce, restituendo al pubblico anche quelli maggiormente legati alla società britannica. La premiata coppia si diverte a porre i protagonisti continuamente di fronte alle proprie debolezze, costruendo una regia che sa sfruttare al meglio il lato cinematografico del testo di partenza, con scene brevi, veloci e spesso dal ritmo incalzante, grazie anche all’alternanza di momenti corali con altri più intimi; giocando e trasformando di volta in volta lo spazio scenico – per sfruttare al meglio le caratteristiche proprie della sala Fassbinder.

Ben diretto il cast di attori che, per tutta la durata dello spettacolo, regge ottimamente la vivacità del testo – senza cadute di tensione; coinvolgendo e divertendo il pubblico: invitandolo a scovare frammenti, brani e citazioni, prima, e infine portandolo a riflettere su grandi temi, quali le difficoltà che si debbono affrontare per seguire la propria natura, liberandosi dal peso dei condizionamenti esterni.

Al centro della trama – tra canzoni, poesia e musica – il conflitto tra la cultura vista, da una parte, come puro e disinteressato arricchimento personale e, dall’altra, come uno strumento da usare in maniera fredda e calcolata per raggiungere il successo. Forte e severa critica verso l’istruzione moderna, impegnata “a riempire la testa degli studenti” di nozioni e attenta solo ai loro risultati pratici, più che alla crescita degli stessi come individui – capaci di pensare autonomamente e in grado di creare alternative alla società attuale.

Per i più curiosi segnaliamo che, nel 2006, The History Boys ha avuto una trasposizione cinematografica, su sceneggiatura dello stesso Bennett, con la regia di Nicholas Hytner.

L’occhio della spettatrice:

Ciò che si avverte immediatamente è che lo spettacolo, ben diretto e orchestrato ottimamente dai registi, dimostra, ancora una volta, il loro grande affiatamento e la professionalità raggiunta.

Le continue citazioni di cui si compone il testo e che, per noi comuni mortali, si rivelano delle vere e proprie “chicche”, ci rendono compartecipi di un’atmosfera di cultura alta, permettendoci di assaporare i grandi testi della letteratura inglese inseriti in importanti eventi della storia europea.

La messa in scena – che spesso diverte grazie anche a numerose e geniali trovate sceniche – è intesa quasi come un omaggio a tutti coloro che hanno saputo fare della cultura la propria ragione di vita. Come il Professor Hector – magistralmente interpretato da De Capitani – che tenta a tutti i costi di trasmettere il proprio sapere agli allievi perché possano utilizzarlo nella quotidianità della vita, che non è fatta solo di formule matematiche o di semplici geometrie, bensì di sentimenti, di esseri umani e di forti emozioni. Il particolare che salta all’occhio è proprio l’ottima caratterizzazione di questi studenti: non uno tra loro appare anonimo. Non rappresentano dei “tipi”, ma al contrario dimostrano personalità autentiche e si caratterizzano come singoli individui, ognuno con un proprio passato, una propria condizione familiare e un proprio scopo nella vita.

Purtroppo – e questa è l’unica pecca che si riscontra nell’intero spettacolo – a tratti gli interventi appaiono lunghi, talvolta persino non necessari ai fini della messa in scena, provocando cali di tensione, non tanto a livello di rappresentazione o di interpretazione, quanto piuttosto a livello propriamente drammaturgico.

Uno spettacolo che mixa con sagacia momenti forti e quasi “fastidiosi” ad altri di puro divertimento o di profonda riflessione. Una pièce senza tempo: insieme attuale e universale.

Lo spettacolo continua:
Elfo Puccini – Sala Fassbinder
corso Buenos Aires, 33 – Milano
fino a domenica 20 novembre
orari: feriali, ore 20.30 – domenica, ore 15.30
The History Boys
di Alan Bennett
traduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose
regia Ferdinano Bruni ed Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Ida Marinelli, Gabriele Calindri, Marco Cacciola, Giuseppe Amato , Marco Bonadei, Angelo Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Andrea Macchi, Alessandro Rugnone e Vincenzo Zampa
luci Nando Frigerio

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