La rivoluzione possibile

All’interno della Fondazione Pomodoro due ottime interpreti, Judith Malina e Silvia Calderoli, danno vita a un emozionante incontro-dialogo fra due generazioni che non rinunciano al sogno rivoluzionario.

Entrare nella Fondazione Pomodoro è già respirare aria di rivoluzione: l’ex officina Riva&Calzoni, dove – dal 1962 fino agli inizi degli anni Ottanta – venivano prodotte turbine idrauliche, è stata infatti riqualificata per trasformarsi in un luogo di ricerca culturale e approfondimento su quello che è il panorama artistico contemporaneo internazionale. Nata dal desiderio di Arnaldo Pomodoro di avere uno spazio che non solo conservasse, catalogasse e custodisse le sue opere, ma che le rendesse anche fruibili da un vasto pubblico, la Fondazione ha ospitato per alcune stagioni il lavoro dei più grandi maestri dell’arte contemporanea, aprendosi alla sperimentazione del linguaggio figurativo di giovani artisti. Purtroppo, nel silenzio generale e nell’indifferenza che sempre più dilaga nell’opinione pubblica per tutto ciò che non è strettamente necessario – quando, in tempi di crisi, la cultura dovrebbe assurgere a bene primario – la Fondazione cesserà la sua attività espositiva a fine anno e con essa un altro pezzetto di bene comune, di pensiero altro, di espressione d’arte andrà “perduto nel tempo come lacrime nella pioggia”.

Per poche sere, però, è ancora possibile fruire di un’esperienza unica: aggirarsi all’interno di questo enorme padiglione dalla struttura in acciaio, alto 15 metri ed esteso per 3.000 metri quadrati, dove si possono ammirare le sculture di Arnaldo Pomodoro – sfere, coni, figure geometriche perfette che si aprono dinanzi all’occhio dello spettatore per permettergli di sbirciare meccanismi e segrete strutture interne. Tante opere, dalle superfici pure e levigate, che nascondono un’aspirazione di libertà, un desiderio di rivelarsi, un destino rivoluzionario – la stessa “bella rivoluzione non violenta e anarchica” che è portata in scena, sempre in questi spazi, da due donne, due Antigoni: Silvia Calderoni e Judith Malina.

In un non-luogo, bianco, asettico – dove unici elementi scenici sono un tavolo, una sedia e uno sgabello – prende vita un dialogo, un confronto tra donne di età, fisico ed esperienze molto diverse, unite però dallo stesso amore per il teatro. Attraverso una serie di domande poste da Silvia Calderoni, Judith Malina – straordinaria interprete, regista e fondatrice del Living Theatre – ci racconta la sua lezione di vita che, a tratti, prende forma sul pavimento-cartone del palco. Pennarelli, nastro adesivo e bombolette spray ci illustrano che cos’è la rivoluzione, la personale rivoluzione di Judith, priva di violenza, fatta di perfomance, happening e tante notti passate in carcere. È la stessa rivoluzione della sua Antigone, donna fiera e coraggiosa che si ribella alla tirannide. La medesima rivoluzione che alberga dentro di noi, che, nascosta e assopita, grazie alle parole di Malina, ritorna a galla e ci fa sorridere, morire, gridare e, infine, emozionare. Ogni spettatore diventa infatti parte integrante della rappresentazione, protagonista egli stesso, in grado di arricchire il progetto teatrale con i propri pensieri, le domande e le sensazioni provate – vergate con un pennarello nero sul palco-cartone, forse a testimonianza di una rivoluzione ancora possibile.

Lo spettacolo continua:
Fondazione Pomodoro
via Solari, 35 – Milano
fino a sabato 29 novembre, ore 21.00
The Plot is the Revolution
di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con Silvia Calderoni e Judith Malina
con la partecipazione di Thomas Walker e Brad Burgess
una produzione Motus

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