Le madri sacrificate

Nel primo weekend di Short Theatre, festival arrivato ormai alla sua decima edizione che apre la stagione teatrale capitolina con una rassegna intitolata Nostalgia di Futuro, il collettivo tedesco She She Pop con The Rite of Spring fa da protagonista con la propria rilettura della Sagra della Primavera di Stravinskij.

Le Sacre du Printemps venne proposto per la prima volta nel 1913, nonostante fosse già pronto da diversi anni, e rappresenta il sacrificio di un’adolescente costretta a ballare fino alla morte per omaggiare gli dèi. Nello spettacolo proposto da She She Pop, collettivo tedesco nato alla fine degli anni Novanta in seguito a un corso teatrale all’interno dell’università di Giessen, il sacrificio è ancora una volta tema centrale, ma le protagoniste non sono più adolescenti costrette a danzare, quanto donne che decidono di essere mamme. Quanto e cosa sacrifica di sé una donna che rimane incinta?
Le attrici di She She Pop hanno deciso di chiederlo direttamente alle loro madri, portandole in scena e facendole diventare protagoniste dello spettacolo che si chiama appunto The Rite of Spring as performed by She She Pop and their mothers. L’intento è quindi di rappresentare le difficoltà che una donna ancora oggi incontra nella società e quello a cui deve rinunciare, sacrificandosi appunto, per voler mettere al mondo un bambino, recriminazioni sociali non ancora completamente superate.

In scena ci sono tre donne e un uomo (non è determinante), accompagnati delle rispettive mamme.
La presenza di quest’ultime è, però, solo virtuale e bidimensionale: su quattro maxi schermi, che dividono concretamente la dimensione del palcoscenico, vengono proiettate le loro figure, mute e in movimento, che si relazionano con i quattro attori in scena come se fossero fisicamente in sala. Questa digitalizzazione dell’immagine rende la presenza delle donne fortemente spirituale e, al tempo stesso, incombente e di cui ogni figlio è succube perenne.
Lo spettacolo è scandito da due parti, a loro volta suddivisi in dodici tempi, riprendendo accademicamente i dodici passaggi dell’opera di Stravinskij. Dopo la prima, come le donne proiettate che si presentano raccontando la propria infanzia e i propri sogni, si entra nel vivo della Sagra, quando inizia la lotta interiore, il confronto generazionale tra le mamme e i figli: un’escalation dialettico-emotiva che trova gioco facile nell’uso dei dispositivi digitali, mentre gli schermi, le proiezioni, e le sovrapposizioni rimandano alle diverse fasi della conflittualità.

Gli attori presenti sul palcoscenico sfidano le proiezioni delle madri, danzano insieme, lottano, si ribellano, inscenando l’eterna e ciclica battaglia generazionale che non ha né vincitori né vinti, dove si deve scendere a compromessi per poter aver una pace, interiore ed esteriore. Qualcosa o qualcuno si deve sacrificare.
Ma è proprio questo compromesso/sacrificio che manca, si giunge troppo velocemente, nonostante l’ora e mezza di spettacolo, alla risoluzione della disputa senza essere stati in grado di comprendere chi, cosa o perché si sia dovuto sacrificare.
Il collettivo è noto per usare il palcoscenico come campo di sperimentazione, luogo dove poter provare a mettere in discussione riti comunitari. Questo spettacolo ne è un esempio, fortemente provocatorio. Chi pensa all’essere madre come a un sacrificio? Da compiere per chi? Quali sono gli autentici soggetti/oggetti di sacrificio?
Domande che, però, non trovano risposta o adeguata indagine, lasciando sorgere il dubbio che in fondo non siano le madri a essersi sacrificate, senza tuttavia offrire alcun agnello da immolare.

Lo spettacolo è andato in scena:
Short Theatre 10 – Nostalgia di Futuro

4-5 settembre 2015

The Rite of Spring as performed by She She Pop and their mothers
concept She She Pop
di e con Cornelia e Sebastian Bark, Heike e Johanna Friburgo, Fanni Halmburger, Lisa Lucassen, Mieke Matzke, Irene e Ilia Papatheodorou, Heidi e Berit Stumpf, Nina Tecklenburg
video Benjamin Krieg & She She Pop
set Sandra Fox & She She Pop
costumi Lea Søvsø
disegno luci e direzione tecnica Sven Nichterlein
suono Florian Fischer
assistente e collaborazione drammaturgica Veronika Steininger e Fanny Frohnmeyer
produzione / PR ehrliche arbeit- freies Kulturbüro
organizzazione Elke Weber
collaborazione musicale Damian Rebgetz
collaborazione coreografica Jill Emerson
video assistente Anna Zett
stagista Mariana Senne dos Santos
una produzione She She Pop
in co-produzione con Hebbel am Ufer HAU, FFT Dusseldorf, Francoforte Mousonturm, Kaserne Basel, brut Vienna, German Language Theater Festival of Prague/Teatro Archa di Praga, Kyoto Experiment e Théâtre de la Ville / Festival d’Automne à Paris
residenze supportate da Art Center Kyoto, Kyoto Experiment e il Goethe-Institut
con il finanziamento della – City of Berlin – Department for Cultural Affairs
prima aprile 2014, HAU, Berlino
con il supporto del Goethe-Institut Italien e del NATIONAL PERFORMANCE NETZ (NPN), International Guest Performance Fund For Dance / Federal Government Commissioner for Culture and the Media

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