Un’umanità che danza

Sul palco del teatro Muse di Ancona è andato in scena The Roots, quando la danza contemporanea celebra l’avventura primigenia della vita.

Un palcoscenico spoglio si presenta agli occhi del pubblico sorpreso: è il mondo alle sue origini, quando altro non era se non uno spazio vuoto. Poi, un uomo trascina in scena la prima pietra: si tratta di qualche oggetto della vita quotidiana, una poltrona di tessuto e un giradischi. La musica che parte è il big bang della rappresentazione.
Dal fondo buio del palco, emergono, allora, altre dieci figure di uomo, un’umanità che silente si schiera, avanza e poi si mescola in una continua danza, quasi una lotta fisica tesa a ridefinire lo spazio del palco, ora con ordine, ora con caos, ma sempre e solo mediante l’espediente del corpo.
Lo spettacolo, affidato al talento coreografico di Kadder Attou, direttore artistico, danzatore e coreografo della compagnia Accrorap, si consegna così al tema del corpo e dell’incontro. Corpi sinuosi, infatti, si avvicendano in scena, rendendo difficile distinguere la fine dell’uno dall’inizio dell’altro e dando poca importanza al concetto d’individualizzazione per esaltare il tutto umano. L’umanità danzante si muove come un amalgama fluido ed elastico in totale armonia con il ritmo della musica, creazione originale di Régis Baillet,- Diaphane, supportata dai giochi di luci garbatamente realizzati da Fabrice Crouzet.
Se il corpo è lo strumento principe attraverso il quale esperire il mondo, il ritmo della musica è, invece, l’ingranaggio che rende possibile incontrare l’altro, la maglia che unisce e getta un ponte nello spazio. L’emozione del pubblico è una suggestione continua. La danza, il movimento dei corpi sembrano essere allegorici delle azioni degli esseri umani, come pure della vita stessa, fatta di un susseguirsi di gioie alterne ai dolori, che si esplicano, come la coreografia, sotto forma di azioni costanti e inaspettate.
Nella dinamicità del movimento si palesa un sottile richiamo a un’altra Danza, più statica, quella rappresentata nell’omonimo dipinto di Matisse. L’umanità di Kadder Attou riporta alla mente i danzatori messi in cerchio del quadro, che sembrano essere parte di un vortice circolare in grado di muoverli e trascinarli, ora al ritmo della vita gioiosa e in movimento, ora in accordo al senso angoscioso dovuto alla necessità di doversi muovere a ritmo di danza senza sosta.
Se lo spettacolo vuole essere essenzialmente una poesia gestuale sulla vita, ciò che ne risulta è allora la sua celebrazione mediante i suoi stessi elementi primigeni: corpo, spazio e movimento intenso come relazione possibile tra sé e l’altro.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro delle Muse

Piazza della Repubblica, 60121 Ancona
9 luglio 2016, ora 21:30

The Roots
direzione artistica e coreografia Kader Attou
con Babacar “Bouba” Cissé, Bruce Chiefare, Virgile Dagneaux, Erwan Godard, Mabrouk Gouicem, Adrien Goulinet, Kevin Mischel, Artem Orlov, Mehdi Ouachek, Nabil Ouelhadj, Maxime Vicente
scenografia Olivier Borne
creazione dei quadri originali Ludmila Volf
creazione sonora originale Régis Baillet – Diaphane
disegno luci Fabrice Crouzet
costume Nadia Genez
produzione CCN de La Rochelle et du Poitou-Charentes / Cie Accrorap
co-produzione La Coursive – Scène Nationale de La Rochelle, MA Scène Nationale – Pays de Montbéliard con il sostegno di Chateauvallon centre national de création et de diffusion
nell’ambito di una residenza di creazione Il Centre Chorégraphique National de La Rochelle et du Poitou-Charentes
Cie Accrorap, Direzione Kader Attou è sostenuto da Ministère de la Culture et de la Communication – DRAC de Poitou-Charentes, le Conseil régional

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