Pigmalione in gonnella

Da Ovidio, passando per Shaw, il mito della creazione dell’altro-per-sé sbarca nell’arte contemporanea.

Che cos’è l’arte, se non la capacità di plasmare un materiale e renderlo più bello, migliore? Sia esso marmo, legno o argilla, viene manipolato dalle mani sapienti e sinuose dell’artista, piegandosi malleabile e senza resistenze alle carezze del Pigmalione.
Se nel mito antico era il marmo a prendere vita, nel ribaltamento contemporaneo è l’uomo ad essere privato della sua sensibilità, nel vortice del consumismo, si fa egli stesso oggetto, ad uso e consumo di chi sa adoperare con accortezza l’arte del convincimento e della persuasione.
Adam è il prototipo dello “sfigato”. Giacca lisa di tweed, pettinatura con riporto, occhiali a fondo di bottiglia. Un giorno si para davanti Evelyn, la studentessa snob dal fascino disarmante e dal temperamento artistico. Indotto dalla stessa Evelyn, Adam chiede e ottiene un appuntamento con lei. Comincia per Adam, sotto la spinta dell’amore, una sequenza di piccoli e grandi cambiamenti che lo conduce verso una radicale trasformazione. L’influenza di Evelyn è forte e soppianta anche quella degli amici più cari, Phillip e Jenny, destinati a essere coinvolti, loro malgrado, nella metamorfosi di Adam.
Un cast di attori molto convincenti, interpreta in lingua originale il testo dell’americano Neil Labute con ironia e naturalezza. La complessa costruzione della pièce è riprodotta con attenzione e i fondamentali tempi scenici sono rispettati con meticolosità, così da risultarne uno spettacolo pieno di suspence e dall’esito inatteso.
I rimandi interni sembrano frasi incidentali, ma si ricompongono in un’unità finale resa ancora più cinica dall’effetto sorpresa.
I costumi si accordano alla perfezione ai personaggi, rendendoli ancora più plastici e credibili.
Il ribaltamento degli stilemi classici in chiave contemporanea operato in The shape of things, non è solo una riproposizione speculare e contrario di procedimenti noti, ma si presenta permeato dal cinismo nichilista che contraddistingue la contemporaneità più recente e che era sconosciuto all’epoca delle altre rivisitazioni del mito greco. L’individualismo esasperato che cerca la sua soddisfazione con ogni mezzo, incurante di ciò che sta intorno, ha portato l’umanità degli ultimi decenni a trattare gli esseri viventi come oggetti inanimati, riducendo tutto a una materialismo inedito e scevro di sensibilità.
Il quid importante di The shape of things sta nell’aver colto la cifra che differenzia il Pigmalione dei giorni nostri e che lo separa in modo irreparabile dai suoi pur simili precedenti.

Lo spettacolo è andato in scena: 
Teatro Abarico
via dei Sabelli,116 – Roma
fino a giovedì 8 marzo, ore 21.00
(durata 2 ore circa)

The shape of things
di Neil Labute
regia Michele Coggiola, Maurizio Pepe
con Edoardo Purgatori, Lauren Matic, Francesco Petruzzelli, Alice Mantoan

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