Discorsi corporei

La danza contemporanea, alla Stazione Leopolda di Firenze per Fabbrica Europa, vede, fra gli altri, Irene Russolillo – protagonista di una nuova performance

Irene Russolillo porta a Fabbrica Europa la sua ultima creazione, The speech. Frutto della collaborazione tra la giovane performer e la coreografa Lisi Estaras, l’assolo non ostenta virtuosismo, bensì una ricerca continua e spasmodica della contorsione degli arti e dei muscoli, in una distorsione che tenta di auto-dipingersi secondo i canoni invisibili della cosiddetta estetica del brutto.

Il corpo della Russolillo sembra volersi ribellare a movimenti consequenziali, per seguire traiettorie nervose, burrascose, interrotte, spezzate, quasi a voler falciare lo spazio per annullare il silenzio, ricrearlo, e disintegrarlo nuovamente. Quello a cui The speech assomiglia è, forse, la parodia accentuata e grottesca di un’audizione di canto, un provino di danza, di fronte allo specchio e a se stessi, o alla giuria di un talent televisivo. Una prova senza responso, se si esclude l’esplosione dei propri limiti fisici e dei conflitti interiori. Quasi il corpo fosse un arco teso a unire l’ essenza al mezzo espressivo – spesso minato, interrotto, senza voce.

I movimenti della Russolillo sono faticosi, difficili e rendono quasi irriconoscibile la sua figura esile. Con il procedere, si fanno però più ironici, nel pezzo puramente coreografico, dove lei sembra sbagliare, poi scusarsi, e finalmente tornare a sorridere meccanicamente, quasi per ottenere consenso e approvazione, mentre riprova i suoi passi di danza.

Per quanto concerne la parte verbale, la performer sfiora la provocazione e il nonsense quando, ad esempio, fa un elenco di parti del proprio corpo che piacciono e non piacciono, insieme alla traduzione letterale di frasi del tormentone pop Call me maybe, e Lithium dei Nirvana. Una unione fra parole e gesti che, talvolta, occulta il senso più intimo del gesto ma che rappresenta, comunque, la peculiarità dell’artista.

The speech trasuda pensieri e riflessioni sul senso di inadeguatezza davanti agli altri e a una società che ci vuole belli fuori e impeccabili dentro. Un lavoro che mira ad accentuare la difficoltà motoria e psicologica nell’affrontare il reale, la debolezza e la perdita di un filo logico, che si materializzano in una danza volutamente imprecisa e sporca.

Quello che convince meno è il senso di una parodia falsata che pervade l’opera. Irene Russolillo pare calcare tonalità eccessivamente attorali, con la voce e, a volte, anche con il corpo, marcando la propria asciutta scattosità, il proprio senso del limite e del “mostruoso”, quando si vorrebbe forse, nella danza contemporanea, un senso eco-gestuale. Ma questa rigidità, e una sorta di “morte” del movimento, probabilmente, rientrano in una sua specifica ricerca stilistica.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival
Fabbrica Europa

Stazione Leopolda
via Fratelli Rosselli 5, Firenze
giovedì 12 maggio h. 19.30

The speech
di Lisi Estaras e Irene Russolillo
con Irene Russolillo
audio Spartaco Cortesi
disegno luci Valeria Foti
produzione Fondazione Musica per Roma e Aldes
con il supporto di Mibact – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del turismo, Regione Toscana
collaborazioni Les ballets C de la B studio, Gent MonkeyMind vzw, Santarcangelo Teatri

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