Commistura di arti

Al Teatro della Pergola, in prima nazionale, la nuova produzione del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, con i membri del Focused Research Team in Art as Vehicle.

Sotto la guida di Thomas Richards, lo scorso 2 novembre, la Compagnia – che da anni segue la scia degli insegnamenti del maestro polacco, sperimentando e usando l’arte quale veicolo per “un’investigazione sul modo in cui le arti performative possono essere strumento di trasformazione della percezione e della presenza dell’artista, e mezzo per il risveglio di aspetti sottili dell’esperienza attraverso il lavoro su flussi strutturati di azione e canto” – ha presentato The underground: a response to Dostoevskij. Come è facile intuire dal titolo, l’ispiratore del complesso lavoro teatrale è l’autore russo, uno dei capisaldi della letteratura dell’Ottocento, padre di capolavori quali L’idiota, Delitto e castigo, I fratelli Karamazov, o Umiliati e offesi – testi che indagano, tutti e nel profondo, l’animo umano, cercando di comprendere le contraddizioni, le paure e le “impurità” di ogni donna o uomo costretto a mostrare, a livello sociale, un aspetto della propria personalità che ben poco coincide con la sua coscienza più autentica e originale. Memorie del sottosuolo, in particolare, anticipa tali tematiche – che saranno approfondite nei futuri capolavori. Un romanzo, in parte autobiografico, dal quale emergono le problematiche sopradette, soprattutto quando racconta della giovane prostituta, Liza. E tra le molte domande che si pone l’autore, attraverso il protagonista, si palesa anche la questione della morte, non solo in quanto tale, bensì quale metafora dell’evolversi della coscienza umana, della personalità intrinseca a ognuno di noi.
The underground: a response to Dostoevskij prende ispirazione in specifico dalle Memorie, integrandole nel modo di intendere il teatro proprio di Thomas Richards. Il regista trae dall’opera dostoevskijana – assieme ad alcune citazioni de I fratelli Karamazov – le parti più esplicative, più drammatiche, che proprio in quanto tali sono più vicine al grottesco. E, in fondo, non è grottesco il processo viscerale del nostro animo se confrontato con ciò che la razionalità imporrebbe? Non si ha una continua lotta tra la pacatezza, la serietà, la razionalità e la comicità dei nostri sentimenti, dei nostri grovigli di coscienza? E questa “guerra” tra contenuti psicologici non può che trasformarsi, sul palco, in una lotta tra stili teatrali: la drammaticità e la poesia, o il canto, si uniscono, o si trasformano, in una recitazione grottesca, con sketch che rimandano à la clownerie. Il sacro è, dapprima, dissacrato per tornare, poi, nei confini del sacro. Emblematica a questo proposito, la gentile offerta alla Morte di accomodarsi sulla tazza di un water.
Un lavoro riuscito, sebbene non completo – a nostro avviso. In alcuni momenti lo spettatore si perde sebbene, di contro, si senta sempre parte della sperimentazione in atto, grazie al lavoro spaziale degli attori, che – pur non toccando fisicamente lo spettatore – comunque lo coinvolgono. Gli attori/cantanti danno altresì prova di grande abilità. Voci incantevoli e potenti, quelle delle donne, quasi ancestrali grazie alla scelta dei brani cantati. Altrettanto può dirsi per gli uomini, che si sono distinti soprattutto per la grande versatilità fisica e stilistica.


Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Pergola

via della Pergola – Firenze
giovedì 2 novembre, ore 20.45

The Underground: a response to Dostoevsky

regia Thomas Richards
con i membri del Focused Research Team in Art as Vehicle
assistenti alla direzione Cécile Richards e Jessica Losilla-Hébrail
(spettacolo in inglese con sopratitoli in italiano)

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