La mente, il suo potere e la fragilità dei corpi

teatro-cucinelli-perugaIn scena con tre rappresentazioni al Teatro Cucinelli di Solomeo, Perugia, The Valley of Astonishment: digressione tra le meraviglie della mente umana con i suoi meccanismi misteriosi e le personalità fragili di chi possiede talenti da fenomeno.

Lo spettacolo è firmato da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne. Sul palcoscenico, solo qualche sedia, un tappeto e due musicisti a fare da scenografia ai tre attori che alternano i propri ruoli fra quello di medico e di paziente. A eccezione i Kathryn Hunter che rimane sempre fedele al proprio unico personaggio. L’americano Jared McNeill, l’italiano Marcello Magni, anche nel ruolo di prestigiatore, e la strepitosa newyorkése Hunter, nei panni di Mrs. Costas, una reporter 44enne dotata di una memoria impressionante.

In The Valley of Astonishment – il cui titolo richiama un’opera scritta nel 1177 dal poeta persiano Farid al-Din Attar, Il Verbo Degli Uccelli – si indagano le irregolarità della mente e le singolari patologie psichiatriche che di rado trovano riscontri obiettivi in esami clinici.

Peter Brook, noto per i suoi innovativi allestimenti shakespeariani, si è ispirato, per questo dramma silenzioso, anche al libro del neuropsicologo russo Alexander Luria, La mente di un Mnemonista (1968), il cui protagonista, Salomone Shereshevsky, poteva ricordare praticamente ogni cosa, subito dopo averli sentiti: sequenze di numeri, parole o dati.

Nella versione di Brook, la giornalista Mrs. Costas – per tutti semplicemente Sammy – rappresenta uno stereotipo di Shereshevsky. I suoi incredibili poteri richiamano il mondo dello showbiz, il John Cally Magic Show, che come un turbine la avvolge, mentre un giovane pittore di nome Carl (Jared McNeill) identifica le persone e le parole attraverso i colori. Un uomo più anziano, Mario Massimo (Marcello Magni), è stato immobilizzato da una malattia del cervello. Tuttavia, egli non è paralizzato fisicamente e riuscirà a muovere gli arti e ad avere una vita normale, ingannando il prossimo, come in un gioco di prestigio.

Marie-Hélène Estienne aveva già firmato con Peter Brook lo spettacolo Un flauto magico e proprio in The Valley of Astonishment lo strumento musicale torna a farsi sentire. Lo spettacolo inizia con una narrazione e un parallelismo: la fenice è un uccello così straordinario che – oltre a essere sinonimo di rinascita – vive conoscendo esattamente l’istante della sua morte, quando prima di esalare l’ultimo respiro, sbatte le ali e agita le piume. Il flauto è uno strumento altrettanto meraviglioso. Chi lo suona, tappandone i fori, gli fa emettere suoni che regalano emozioni, immagini e colori, provocando sensazioni idilliache in chi ascolta.

Nel mondo immaginario di questo allestimento in cui i pazienti vivono, ogni suono é un colore e ogni colore ha un gusto. Queste persone convivono con le loro diversità e appaiono smarriti, dei fenomeni in un contesto dove per loro è difficile svolgere un lavoro semplice proprio per eccesso di capacità. Lo spettatore si confronta con personaggi che, attraverso i propri sensi particolarmente sviluppati, hanno esperienze di una tale intensità da far passare da un momento all’altro dal paradiso all’inferno

Muovendo fra simpatia e ammirazione, i due autori restituiscono con sagacia una pièce decentrata sul lato emozionale. «Vedo mia madre. Mia madre mi culla da un lato e mio padre dall’altro» esclama Sammy che, nel ricordo, muove le dita come suonasse un flauto.

Mrs Costas recita a memoria, dopo averla sentita una sola volta, un verso poetico che non conosce in una lingua diversa. «Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Ma come fa a ricordare? Facendo associazioni: NEL è la sua migliore amica, CAMMIN suona in lingua inglese ‘come in’, mentre SMARRITA è ‘smart Rita’. Sammy riesce a vedere tutto, anche NOTHING, il nulla. Cosa che lascia perplessi i medici. Per Sammy nulla è qualcosa che è vuoto, ma «se posso vedere, immaginare, il nulla, avrò un atomo di nulla». Eppure, «mentre tutti scrivono cose per ricordare, io scrivo cose per dimenticare» esclama a malincuore Sammy.

«Quando entri nella valle di Ashtonishment sei stupefatto e confuso. Il giorno e la notte sono insieme, ma non c’è né giorno né notte. Tutto è fuoco e gli uomini bruciano».

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cucinelli

Via Giovine Italia, 2 – Solomeo – Perugia
fino a sabato 11 ottobre

The Valley of Astonishment
spettacolo in lingua inglese con sopratitoli in italiano
scritto e diretto da Peter Brook e Marie Hélène Estienne
luci Philippe Vialatte
con Kathryn Hunter, Marcello Magni, Jared McNeill
musicisti Raphaël Chambouvet, Toshi Tsuchitori
Production C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord
Coproduction Theatre for a New Audience, New York, Les Théâtres de la ville de Luxembourg
Associated coproducers Théâtre d’Arras / TandemArras Douai; Théâtre du Gymnase, Marseille;
Warwick Arts Center; Holland Festival, Amsterdam; Attiki Cultural Society, Athènes; Musikfest Bremen;
Théâtre ForumMeyrin, Genève; C.I.R.T.; Young Vic Theatre, Londres

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