La poesia del teatro di figura consente al premio Nobel Knut Hamsun, a centocinquant’anni dalla nascita, di giustificare la sua infelice adesione al nazismo, e di ritrovare un posto nella storia della letteratura.

A volte, nel teatro di figura, si crea quell’ambigua magia per cui il pupazzo acquista davvero un’anima, diviene persona, assume un’identità umana, e il confine fra la realtà e la finzione si sfalda.
In The Writer , questo miracolo si verifica fin dal momento in cui, in una scenografia che sembra una caverna di ghiaccio (carta bianca da pacchi, stropicciata ad arte), una ragazza che abbiamo visto china a scrivere su un tavolino ingombro di libri, disseppellisce da sotto la neve un omino calvo con gli occhiali, sui sessanta, che inizia a dialogare lei, con un porgere a volte infantile e stordito, come si fosse svegliato da un lungo sonno.
Ulrike Quade, tedesca di nascita ma olandese di formazione, autrice a quatto mani del testo assieme a Jo Strømgren, ha un aspetto accattivante: le fossette e i capelli a caschetto le conferiscono un’aria da adolescente; sotto l’abito semplice si indovina il vigore di un corpo atletico ma armonioso. Da sola, dà vita a due pupazzi, che lei stessa ha intagliato nella gommapiuma con magistrale realismo, che rappresentano Knut Hamsun, lo scrittore del titolo, e il suo alter ego , il focoso poeta straccione e vagabondo protagonista di Fame , il romanzo che gli aveva dato notorietà.
Un terzo pupazzo, gigantesco, rivelerà successivamente la sua presenza, celata da una coltre di neve/carta. È coricato, e la scena non ne contiene che l’immensa testa, un braccio e la mano: è lo scrittore ormai morente, a novantadue anni, le guance coperte da una lanugine bianca; muove solo gli occhi e la bocca.
Dietro questa affascinante e raffinata operazione teatrale esiste però un caso Hamsun. Malgrado il premio Nobel conferitogli nel 1920 e l’importanza del suo ruolo di precursore della narrativa del ’900, la figura di questo grande scrittore norvegese, vissuto quasi un secolo (1859/1952), è stata rimossa dalla memoria collettiva: durante la seconda guerra mondiale aveva sostenuto il governo filo-nazista instaurato in Norvegia, e questa sua posizione lo aveva spinto anche a scrivere, nel ’45, un esaltante necrologio di Adolf Hitler, definendolo “ un guerriero per il genere umano e un profeta per i diritti di tutte le nazioni…”.Tutto ciò gli era costato l’internamento in manicomio, un processo per tradimento e, pur dopo una discussa e solo parziale assoluzione, l’ostracismo della società civile. Nel 2009, a centocinquanta anni dalla nascita, in Norvegia si era sentita la necessità di metabolizzare questo lutto civile, e togliere quello scomodo scheletro dall’armadio.
L’incontro casuale della tedesca Ulrike Quade e del norvegese Jo Strømgren, ambedue portatori, a diverso titolo, della medesima, ingombrante eredità storica, ha prodotto un’opera d’arte che affronta e scioglie questo scomodo nodo mediante una serie di riti catartici, da tragedia greca, ma anche con la poesia del teatro di figura, della sua magia surreale.
Hamsun spiegherà la sua sconcertante, senile esaltazione del nazismo e di Hitler, nata dall’illusione di una riscossa del suo amato ma debole paese finché “… un giorno venne un uomo, e ci offrì finalmente… di ritrovare la nostra dignità”.
Ma Ulrike ci consegna anche una delicata, commovente testimonianza del panteismo di Hamsun, di quell’aspirazione ad un’unione mistica con la natura, che pervade la sua opera letteraria. Sul finale, l’omino calvo si chinerà sul corpo nudo della donna e, baciandolo, mormorerà: “Questa è l’ultima tappa del viaggio di uno scrittore. La pelle di una donna nuda. La sorgente di tutto. Questa pelle è la superficie della terra, questa curva è l’eclisse della luna, in quest’ombra camminiamo la notte con mente turbata”.
La maestria con cui Ulrike anima (nel significato più pregnante della parola) i suoi pupazzi, la sua capacità di interagire quasi carnalmente con essi, il fascino della colonna sonora, che alterna rumori naturali e brani di musicisti contemporanei con le morbide, sognanti melodie di Edward Grieg, la suggestività della scenografia, fanno di The Writeruna di quelle schegge preziose di teatro, da conservare nella memoria. E va dato merito al Teatro del Buratto di aver scelto di ospitare lo spettacolo, anche solo per due sere, nella quinta edizione di IF, il festival internazionale di Teatro di Immagine e di Figura.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Verdi di Milano
il 20 e 21 aprile 2012, ore 21

The Writer
di Ulrike Quade e Jo Strømgren
regia e scene Jo Strømgren
pupazzi e animazione Ulrike Quade
aiuto animazione Jeannie Charlene
costumi Atty Kingma
disegno luci Stephen Rolfe
musiche Edward Grieg, Bergmund Waal Skaslien, Murcof
produzione Ulrike Quade Company, Nordland Visual Theatre, Jo Strømgren Kompani

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