L’irrisolvibile e paradossale mistero del tempo

Un progetto sperimentale sostenuto e sviluppato da Muta Imago, in scena al Teatro India, fa della scena teatrale l’ambiente all’interno del quale le abitudinarie categorie temporali si rincorrono e si infrangono, proponendo un’inedita modalità di comprendere il rapporto tra drammaturgia e tempo.

Uno degli interrogativi che hanno accompagnato l’esperienza dell’essere umano su questo pianeta fin dalla sua comparsa in esso è quello relativo alla natura del tempo; la mitologia e la filosofia, la fisica e la teologia si sono confrontati da sempre con quella che è una delle aporie costitutive di quella creatura perpetuamente “domandante” che è l’uomo. Si tratta di un’aporia perché possiamo tendere eternamente e asintoticamente a una risposta con la consapevolezza che non potremmo mai superare i nostri limiti antropologici e trovarne così una esaustiva. Anche perché “nel tempo” ci siamo immersi sempre e comunque, e come sosteneva Agostino sappiamo cos’è il tempo se nessuno ce lo chiede, ma non riusciamo a spiegarlo a qualcuno quando veniamo interpellati al riguardo. Il linguaggio argomentativo stesso è, però, impossibilitato a spiegarci la sua natura; per questo intervengono i linguaggi artistici che, dove il concetto si trova limitato, attraverso l’espressione stilistica riescono a farci fare esperienza di tutte le complicazioni che il tempo implica: la poesia, le arti visive e il teatro si sono relazionati spesso al delicato tema della natura di Cronos, evidenziando come il modello “paolino” costruito sulla consequenzialità logico-deduttiva non sia l’unica prospettiva nella quale possiamo comprendere il rapporto tra noi e la temporalità.

Il collettivo Muta Imago, all’interno di un progetto laboratoriale che coinvolge giovani attori della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma, presso il Teatro India propone Timeless, performance sperimentale che in maniera “drammaturgica” ed espressiva affronta i paradossi del tempo nell’esperienza umana; può un’arte come quella drammaturgica fare emergere i vortici temporali capaci di sovrapporre e confondere passato, presente e futuro? E se le vicende narrative si sviluppano sul canale tradizionale lineare, come far “brillare” i paradossi irrisolvibili del tempo? Il progetto di Glen Blackhall, Riccardo Fazi e Claudia Storace, che cura anche la regia dello spettacolo, sfidano le competenze degli allievi mettendoli in difficoltà costante nei confronti di un testo/non-testo, dal momento in cui i personaggi si scoprono inscritti in una grammatica narrativa e interpretativa nella quale, però, sviluppare la propria capacità di improvvisazione. Il risultato è una scena che va costruendosi perpetuamente, con oggetti ed elementi scenici che si spostano repentinamente proiettando lo spettatore in una confusione temporale che non determina incomprensibilità, bensì una più autentica e pregnante esperienza del tempo. Scorci di vita quotidiana, dialoghi e vicende vanno conformandosi e sfasciandosi durante la visione, testimoniano il ruolo attivo che la memoria possiede nella strutturazione del presente e del futuro. Si assiste così alla messa in scena del tempo attraverso brandelli di drammaturgia, allo spettatore il compito di rimetterli insieme senza l’ambizione di dare un ordine chiaro: sembra proprio di assistere al tempo, quel tempo liberato dalla subordinazione all’azione e che, invece, si manifesta nel suo paradossale e mai definitivamente risolvibile mistero.

Lo spettacolo continua:
Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman 1
dal 24 al 27 maggio
ore 21.00; domenica ore 18.00

Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma e Muta Imago presentano
Timeless
progetto  Glen Blackhall, Riccardo Fazi, Claudia Sorace
con Valeria Belardelli, Luisa Casasanta, Edoardo Coen, Michela De Rossi, Alessandro Minati, Silvia Quondam

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