Ritratti d’Autore

Tony e Luca stanno insieme da anni, hanno il desiderio di un figlio e, come il falegname di Collodi, i due creano Matteo, il loro bambino, con la pratica di procreazione G.P.A. (Gestazione per Altri). Dopo i primi gioiosi anni dell’infanzia, alla morte di Tony, padre biologico, Matteo affronta un duro periodo e crescendo comincia a rifiutare l’affetto dell’altro padre che lo ha cresciuto ma con il quale, per legge, non ha nessun legame di sangue e questa condizione di figlio non riconoscibile gli fa rinnegare tutto l’amore ricevuto.
Che cosa vuol dire essere genitore? Ed essere figlio? Cosa intendiamo quando parliamo di famiglia?
In occasione della prima genovese dello spettacolo Geppetto e Geppetto in scena al Teatro Duse nell’ambito della XXI edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Persinsala ha intervistato il regista, autore e attore Tindaro Granata.

Come e da cosa nasce l’idea di Geppetto e Geppetto?
Tindaro Granata: «Nasce da una mia necessità e desiderio nel momento in cui mi sono posto delle domande sul tema della paternità, chiedendomi cosa sia, tentando di andare più a fondo per scoprirlo, per scavare in profondità questa complessa immagine, i rapporti umani e il rapporto di genitorialità. Siamo tutti figli ma non tutti diventiamo genitori. Cerco sempre di mettere sul palco ciò che mi provoca delle riflessioni e mi colpisce, analizzando e affrontando cose quotidiane che nella vita esistono e che fanno parte del mio vivere. Attraverso il teatro trovo una forma di ragionamento che mi fa ottenere delle risposte.
Io sono figlio, non sono padre ma è proprio da questa prospettiva che tento di affrontare il tema della genitorialità. Mi domando: se avessi un figlio non mio ma con il quale instauro un rapporto padre e figlio, cosa accadrebbe? I figli sono di chi li ama e di chi li cresce non di chi li crea.
Quando ho intrapreso questo progetto nel giugno 2015, la riforma Cirinnà era solo all’orizzonte e in pochi ne conoscevano la forma. Avevo visto interviste di coppie durante il family day e ho pensato che dovevo parlare di una famiglia di due uomini o donne, un nuovo tipo di famiglia ormai tipico della nostra società. Ho pensato che dal momento in cui il decreto aveva preso forma e si era diffuso mediaticamente, fosse importante conoscere cosa diceva l’opinione pubblica. Ho fatto un’indagine tra giugno e luglio a Milano intervistando 60 persone circa di età e estrazioni sociali diverse. Ho raccolto dubbi, imprecisioni e molta confusione sul tema delle unioni civili. Da questi dubbi, pareri e paure ho deciso che avrei messo in scena tutto questo. Ho scritto il testo partendo proprio dalle frasi dette e dai concetti espressi dalle persone comuni, poi ho creato la storia: due papà che crescono un bambino, il quale in età adulta e dopo la morte del padre biologico si pone delle domande: perché mi avete fatto nascere? Mi avete fatto nascere per egoismo? Se aveste saputo che questa era la situazione non mi avreste fatto nascere come cittadino di serie B?
Questo è un “tipo” di figlio che sottolinea gli aspetti negativi di questa situazione. Non sono contrario né alle unioni civili tantomeno all’adozione, anzi, ma credo che per affrontare un tema così delicato con correttezza e onestà, cercando di essere profondo, fosse necessario dare voce ai dubbi e non alle certezze.
Per concludere, il titolo è un omaggio a quella figura di papà single che dall’Ottocento prevale nell’immagine collettiva che è Geppetto. Nel romanzo di Collodi, Geppetto è single, non ha una compagna, prende un pezzo di legno e da buon falegname crea Pinocchio e gli vuole bene. Anche i due protagonisti dello spettacolo creano un bambino. E gli vogliono bene.»

Visto il delicato tema dei diritti civili e dell’adozione che in questo spettacolo propone, che reazioni si aspetta dal pubblico?
TG: «Ho fatto una cosa precisa. Mi sono ispirato a due film C’eravamo tanto amati di Ettore Scola e Lo specchio della Vita di Douglas Sirk degli anni 50. Io non ho una formazione accademica, ho fatto dei corsi e il mio punto di riferimento è il cinema. Spesso cito Scola come grande maestro. Cambiò qualcosa in me, pensai al modo in cui stavo vivendo i rapporti umani con le persone e questi due film furono la chiave di accesso per vivere le relazioni e rapporti umani in un modo più profondo, critico, adulto e maturo. Mi piacerebbe che al pubblico succedesse quello che è accaduto a me quando ho visto i film, vorrei che lo spettatore si ponesse delle domande rispetto al rapporto con figli e genitori. Non voglio peccare di presunzione, probabilmente molti rimarranno indifferenti ai significati dello spettacolo, altri potranno lamentarsi. Sto andando in profondità magari rischiando di darmi la zappa sui piedi affrontando tutto in modo troppo drammatico o troppo forte. Credo però di non dovermi limitare ma di dover rispettare una storia.
Chi viene può pensarsi figlio o genitore e agli attori dico: dobbiamo essere onesti, perché se facciamo così sbagliamo meno».

Lei è autore, attore e regista dello spettacolo. Quale ruolo la diverte ricoprire di più?
TG: «Quando faccio uno spettacolo del genere se dovessi fare una classifica, al primo posto metterei “scrivere”, al secondo “recitare” e al terzo “dirigere”. Mi piace tantissimo il rapporto con gli attori: per me sono belli, li amo! Sono sei attori, sono tutti una parte di me e vorrei dare loro una parte di me. Tengo davvero tantissimo a tutti loro, ti chiedo di citarli perché sono tutti davvero importanti per me: Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea e Roberta Rosignoli. Loro si assumono l’impegno di portare in scena una progetto del genere con gioia ed esprimerne tutta la bellezza possibile»

Come descriverebbe Geppetto e Geppetto in un tweet (140 caratteri)
TG: «Mmm potrebbe esserre…Ti tanto bene voglio»

Progetti futuri?
TG
: «Ancora non ho nulla che abbia una forma. Devo realizzare un progetto a ottobre commissionatomi da Tommaso Guarino, attore e ora pittore. Mi è stato chiesto di organizzare una mostra itinerante sulla sua vita e delle sue opere dentro casa sua dentro. Collaboro con l’associazione milanese STANZE che, come dice il nome, progetta percorsi e spettacoli all’interno delle residenze si fa nelle case. Guarino reciterà nella parte di se stesso. Io scrivo il testo e dirigo la rappresentazione ma questa volta non so se sarò attore».

Lo spettacolo andrà in scena:
Teatro Duse di Genova

Via Nicolò Bacigalupo 6, Genova
da mercoledì 8 giugno fino a sabato 18 giugno
da mercoledì al sabato alle ore 20.30, giovedì alle ore 19.30
domenica e lunedì riposo

Geppetto e Geppetto 
di e con Tindaro Granata
regia di Tindaro Granata
con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea e Roberta Rosignoli
scene di Margherita Paldoni,
luci e i suoni di Cristiano Cramerotti.
produzione Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi, Proxima Res

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.