Avanti a lui tremava tutta … Genova

La stagione operistica genovese si avvia al traguardo finale ma gli ultimi scatti non sembrano deludere. In attesa dei prossimi Cavalleria rusticana/Pagliacci e della Butterfly, il Carlo Felice ripropone la Tosca pucciniana (già in cartellone nella stagione 2016/2017) ma questa volta spolverata e totalmente nuova.

Sostituita a pochi giorni dalla Prima la regia di Livermoore, Andrea Cigni ha accettato la sfida di portare in scena una Tosca diversa da quella che i genovesi avevano a memoria.
Si alza il sipario, interno della chiesa di Sant’Andrea della Valle nella quale si trova la cappella degli Attavanti, famiglia il cui ultimo erede rivoluzionario altri non è che il caro amico del pittore Cavaradossi. Così il pubblico è già a Roma, all’interno del sagrato di un’imponente chiesa nella quale svetta la statua della Madonna e il dipinto che Mario Cavaradossi sta concludendo.
Sin da subito troviamo sul palco un Mario che sembra timido, ma la (forse) ansia da debutto dura poco: già dal duetto con Ancellotti, infatti, il Tenore Karahan dà prova di buone capacità canore che raggiungono l’apice nell’aria E lucevan le stelle dell’ultimo atto replicato in un bis richiesto a gran voce.
Il vero grande protagonista sul palco è, però, Alberto Gazale, il Baritono interprete di Scarpia, visto, applaudito e altrettanto spettacolare nella stagione 2015/2016 nel ruolo di Gerard. Spettacolo unico quello offerto: bravo, localmente e sul palco, cantante e attore, interpreta nel modo migliore il perfido personaggio, il carnale carceriere che vorrebbe possedere Tosca e che per tutto questo viene ucciso da colei che “non fece mai male ad anima viva”. Gazale, presente sin dal primo atto, convince immediatamente per raggiungere l’exploit nel secondo atto del quale è protagonista diremmo assoluto.
Non convince del tutto la prima donna della serata, Maria José Siri, il cui canto risulta spesso troppo vibrato in alcuni casi e, sebbene la presenza scenica porti sul palco nella maniera migliore il personaggio dal punto di vista attoriale, l’atteso apice per questo personaggio con l’aria Vissi d’arte non convince del tutto.
Nel complesso abbiamo assistito adun’ottima messinscena sia dal punto di vista musicale, sia interpretativo.
Applausi per le scelte registiche e scenografiche specialmente nel secondo atto nel quale i giochi d’ombra rendono l’atmosfera della sala cupa, storica ed emozionante.
Il solo secondo atto (si fa per dire, non ci permetteremo mai di spezzettare questi colossal della musica) è, permetteteci il gergo, da quasi lode per ogni elemento che lo contraddistingue: luci, colori, interpretazioni.
Le atmosfere e la scenografia cinematografica, con una climax che va dalla chiusura del primo atto e perdura durante tutto il secondo, crolla infatti nell’ultima parte. Scaloni all’aperto ma non è chiaro dove ci troviamo, dovremmo essere nei pressi di Castel Sant’Angelo anche se quello che scorgiamo davanti a noi è solo una scalinata non sufficiente a rendere il suicidio di Tosca così epico come dovrebbe. Nonostante quest’ultima scelta non convinca, sono applausi meritati a regia, luci, scenografie.
A tutto questo si aggiunge il Maestro Galli la cui interpretazione musicale soddisfa totalmente la sala.

« Diedi gioielli della Madonna al manto, e diedi il canto agli astri, al ciel, che ne ridean più belli. Nell’ora del dolor perché, perché, Signor, ah, perché me ne rimuneri così?»
Tosca, Atto II scena 5

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Carlo Felice

passo Eugenio Montale 4, Genova
giovedì 2 e martedì 7 maggio ore 20.00
sabato 4, domenica 5 e domenica 12 ore 15.30

Tosca
di Giacomo Puccini
Direttore Maestro Valerio Galli
Regia di Andrea Cigni
con
Maria José Siri, Tosca
Murat Karahan, Mario Cavaradossi
Alberto Gazale, Scarpia
John Paul Huckle, Angelotti
Matteo Peirone, il Sagrestano
Didier Pieri, Spoletta
Ricardo Crampton, Sciarrone
Antonio Mazza, un Carceriere
scene di Dario Gessati
costumi di Lorenzo Cutùli
luci di Fiammetta Baldiserri
Orchestra e Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro, Francesco Aliberti
Maestro del Coro di Voci Bianche, Gino Tanasini

durata circa 180 minuti con intervalli

2 Commenti

  1. Gentile, hanno cambiato all’ultimo il tenore, per una svista il nome è stato preso dalla vecchia locandina.
    Nome a parte, ciò che è stato scritto sul cantante rimane.
    Grazie e buona giornata

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