Edonismologie

Due artisti dalle poetiche diverse, due trilogie a metà e un fil rouge fatto di autoreferenzialità ed edonismo animano il quarto giorno di Kilowatt Festival.

Come molte altre cose, anche la parentesi di Persinsala presso il Kilowatt Festival di Sansepolcro inizia di lunedì. Ad attenderci, tra i farinosi palazzi gentilizi della città di Piero della Francesca, i primi due capitoli della trilogia Pourama Pourama dell’autore, regista, performer e traduttore franco-iraniano Gurshad Shaheman, in ordine di visione Touch Me e Taste Me (lo spettacolo finale del trittico, Trade Me, non è stato offerto dal festival, presumibilmente per via dei limiti scenici intrinseci dell’opera, forse incompatibili con le famigerate normative anti-Covid che stanno costringendo molte espressioni artistiche all’interno degli sterili canoni burocratici di “spettacolarità” intesa come fruizione a debita distanza di un momento di intrattenimento per propria natura corale, conviviale e interattivo quale il teatro).

Con una narrazione temporalmente arzigogolata che richiama alla mente le linee voltolanti dell’alfabeto arabo-persiano, Touch Me introduce al pubblico del Kilowatt l’infanzia iraniana di Shaheman, simile a quella di chi, cresciuto a cavallo tra la monarchia dello scià Mohammed Reza Pahlavi e la rivoluzione islamica dal volto austero dell’Ayatollah Ruhollah Khomeyni, dovette fare i conti con il repentino passaggio da una società relativamente modernizzata (al netto delle spietate repressioni dello Scià) a una repubblica islamica sciita basata, a livello costituzionale, sulla shari’a, la legge coranica. «La memoria individuale si fa memoria collettiva attraverso il contatto e la relazione», recita la presentazione dell’opera, offrendo una chiave di lettura allo spettacolo andato in scena in prima nazionale presso il Chiostro di Santa Chiara dove, con una gestione della platea non gerarchica e quindi inclusiva, gli spettatori sono stati invitati a indossare una maschera a mezzo volto raffigurante la fronte e i capelli brizzolati di un uomo con occhiali da sole.

La voce fuori campo dell’artista che si muove tra i presenti dà quindi inizio al racconto di un rapporto familiare spesso travagliato, colorato da fantastici fiabe azere, invidiabili ricordi di un «gineceo comunista» nel focolare domestico e momenti di evasione dagli abiti pesanti della guerra che tutti erano costretti a portarsi addosso. Nonostante il mutismo scelto dall’interprete (presente anche nella versione originale e, quindi, da ricondurre a una cifra stilistica mirata, per quanto di dubbia efficacia), la drammaturgia di Youness Anzane riempie il silenzio attoriale con raffinatezza linguistica, regalando non pochi momenti di commozione per la «storia di due finestre intrappolate in un muro», per sempre impossibilitate a toccarsi, parlarsi, vedersi. A partire da metà spettacolo, poi, l’idea di interattività di Gurshad Shaheman si arricchisce di un elemento di intimità dapprima in apparenza arbitrario e, in seguito, ben identificabile con una sorta di psicoanalisi collettiva teatrale in cui l’attore dai magnetici occhi verdi trasforma l’atto spettacolare in confidenza personale tra un figlio omosessuale e un padre-padrone nell’Iran degli anni 70 e 80.

Ed è così che Touch Me, operando un “transfert” tra spettatore e padre brizzolato, dalla fronte ampia, mostra le conseguenze di un’infanzia costipata di emozioni e umori che riesce a superare i propri traumi solo in presenza di una vecchiaia incontinente e meno irosa, solo grazie all’azione salvifica della comunicazione, condivisione e comprensione con e dell’altro in quanto tale, solo nell’intimità di un tocco tra esseri divisi, lontani, sconnessi.

Simile per stile, struttura e autoreferenzialità (e forse per questo più sbilanciato verso un edonismo scenico che convince meno e tedia maggiormente), anche Taste Me affronta il lessico famigliare della famiglia Shaheman, questa volta concentrandosi sulla figura della madre e il ruolo che essa ha svolto nella formazione sessuale del figlio. Dai sogni infranti di studi universitari poi recuperati solo dopo la riapertura della Facoltà di Legge di Teheran al divorzio e al successivo trasferimento in Francia, la figura materna viene delineata con una tenerezza e una comprensione maggiori rispetto a quella patriarcale, associando ad essa il mondo “tipicamente” femminile della cucina e della cura degli altri. Attraverso l’ormai comune dispositivo culinario, l’interprete, in sfavillante abito da sera e tacco a spillo, combina la preparazione del piatto forte iraniano di sua madre alle confessioni personali di un adolescente in cerca di sé stesso in quell’Occidente a lui negato in patria. Anche qui, la narrazione, sempre fuori campo, procede su un binario parallelo all’interpretazione, sempre muta, suscitando non pochi sbadigli e perplessità e lasciando l’attore spesso e volentieri in posizioni scomode e momenti impacciati. Chissà che il terzo e ultimo anello di questa epopea personale non avrebbe riscattato e innalzato effettivamente la storia personale in Storia umana.

A chiudere la serata, l’enigmatico Coefore Rock&Roll del romano Enzo Cosimi, già in scena per il Romaeuropa Festival dell’anno scorso. L’opera, secondo lavoro del progetto Orestea. Trilogia della Vendetta dopo Glitters in My Tears. Agamennone, debuttata nel 2019, si ispira alle Coefore di Eschilo, che narrano della vendetta di Oreste nei confronti della madre Clitennestra, responsabile della morte del padre del principe, Agamennone, per mano dell’amante di lei, Egisto. Sulla scena, fredda e oscura, si muovono quattro performer, coadiuvati dalla presenza di un ulteriore interprete (l’icona della musica techno sperimentale romana, Lady Maru) che accompagna la mise en abyme della tragedia con le proprie, notevoli, capacità artistiche. Tra peluche appesi e peluche lanciati, coperte di lana e rigurgiti di bianco latte e rosso sangue, i corpi atletici dei presunti Oreste, Pilade (o forse Egisto), Clitennestra ed Elettra reiterano fino allo sfinimento gli stessi movimenti, seguendo un’alternanza di quadri scenici di difficile decifrazione. Il codice coreutico messo in atto da Cosimi, infatti, tarda a trasformarsi in linguaggio condiviso tra gli interpreti e il pubblico, che osservano con distacco l’avvicendarsi di gesti prestanti ma sterili, intensi ma privi di energia.

Una volta consumata la vendetta (passata quasi inosservata per la sua intellegibilità), poi, la performance prende una piega ancora più criptica, inserendo qua e là rimandi al testo eschiliano che richiedono uno sforzo enorme o una conoscenza molto dettagliata dell’antica tragedia per essere colti, inficiando di fatto la comunicazione e condivisione dell’immane peso etico e morale del gesto matricida di Oreste, della complessità (in tutti i sensi) della complicità di Elettra nell’atto fraterno e, in generale, della storia narrata dal drammaturgo greco. Nonostante sia scollegata per nazionalità, cultura e linguaggio scenico dalle due opere dell’attore franco-iraniano, l’opera di Cosimi sembra comunque incastrarsi in quel filone di autoreferenzialità ed edonismo artistico messo in scena lo stesso giorno, restituendo al pubblico un infecondo gesto fisico fatto di muscoli flessi, corpi tesi allo stremo e silenzi più assordanti della musica sparata a tutto volume dal DJ Erinni.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Kilowatt Festival
location varie, Sansepolcro (AR)
lunedì 19 luglio

ore 19:00
Chiostro Santa Chiara
Touch Me
ideazione, regia, interpretazione Gurshad Shaheman
drammaturgia Youness Anzane
musiche Lucien Gaudion
scene Mathieu Lorry-Dupuy
luci Aline Jobert
video Jeremy Meysen
direzione tecnica Pierre-Eric Vives
cena Amer Ghaddar
traduzione in italiano Luca Ricci
produzione Rencontres à l’échelle – B/P
coproduzione Pôle des arts de la Scène, Friche la Belle de Mai, La Ferme du Buisson, Scène Nationale de Marne-la-Vallée

ore 20:40
Giardini di Piero
Taste Me
ideazione, regia, interpretazione Gurshad Shaheman
drammaturgia Youness Anzane
musiche Lucien Gaudion
scene Mathieu Lorry-Dupuy
luci Aline Jobert
video Jeremy Meysen
direzione tecnica Pierre-Eric Vives
cena Amer Ghaddar
traduzione in italiano Luca Ricci
produzione Rencontres à l’échelle – B/P
coproduzione Pôle des arts de la Scène, Friche la Belle de Mai, La Ferme du Buisson, Scène Nationale de Marne-la-Vallée

ore 22:15
Chiostro San Francesco
Coefore Rock&Roll – theatrical Version
drammaturgia Enzo Cosimi, Maria Paola Zedda
regia, coreografia, scene, costumi Enzo Cosimi
con Alice Raffaelli, Francesco Saverio Cavaliere, Luca Della Corte, Roberta Racis
musica dal vivo Lady Maru
luci Gianni Staropoli
produzione Compagnia Enzo Cosimi, MiC, Regione Lazio
in collaborazione con RomaEuropa Festival
con il sostegno di Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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