In scena, al Teatro Spazio Uno di Roma, la parabola ascendente di Ranton – il tossicodipendente più ironico del grande schermo.

Chi non ricorda la folgorante dichiarazione d’intenti di Ranton – un Ewan McGregor in stato di grazia? «Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante; scegliete lavatrici, automobili, lettori CD e apriscatole elettrici; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad annientarvi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire; di tirare le cuoia in un ospizio schifoso, appena un motivo d’imbarazzo per gli idioti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro. Scegliete la vita».

Ma portare a teatro uno dei film più celebri della storia del cinema è impresa ardita, che richiede una massiccia dose di rispetto e reverenziale timore e anche così il successo non è affatto garantito, anzi. Eppure Corso Dodecasa e Matteo Pianezzi, rispettivamente regista e autore dell’adattamento teatrale, ce l’hanno fatta. Trainspotting è uno spettacolo riuscito, che si muove con cautela fra misurate citazioni e adeguati rimaneggiamenti della sceneggiatura.

Il testo colpisce per l’efficacia del montaggio: non manca nulla, gli eventi fondamentali sono riproposti con un ordine nuovo che non disperde il significato della trama, piuttosto lo condensa e ne amplifica l’impatto. La scenografia è ben curata, fedele anch’essa alle ambientazioni del film: un materasso abbandonato a terra e tre secchi posti accanto delineano la stanza in cui Mark Renton consuma le dolorose astinenze; un divanetto vintage, un tappeto e due tavolini rappresentano il salone in cui gli amici si drogano, un bancone da pub è invece il locale in cui si ritrovano a bere, nei rari momenti in cui non si bucano. Quando i fatti si svolgono in ambienti non definiti concretamente in scena, gli effetti luce intervengono, con esito positivo, a sollecitare l’immaginazione del pubblico.

Gli attori si muovono in uno spazio fisico che non sempre si limita al palco, ma spesso lo oltrepassa e si dilata fino agli spalti: ne deriva un coinvolgente effetto di circolarità tridimensionale, potenziata dagli inserti musicali (naturalmente fedeli alla colonna sonora originale), che ha il suo apice nella bellissima scena dell’astinenza di Renton.

La recitazione del cast è convincente – pur con alcuni momenti di lentezza che si fanno presto dimenticare – e riesce a sostenere il ritmo spedito della narrazione, conferendo ai personaggi una disinvolta credibilità.

Uno spettacolo dalle ottime intenzioni, tutte realizzate. Con grande semplicità rievoca l’opera cinematografica senza farla rimpiangere, recuperandone la forza espressiva con cui mette in scena l’infimo degrado della tossicodipendenza e con cui declama il messaggio, edificante ma non troppo, di scegliere sempre e comunque la vita.

Lo spettacolo continua:
Teatro Spazio Uno

vicolo dei panieri, 3 – Roma (Trastevere)
fino a domenica 5 dicembre ore 21.00
(durata 1 ora e 10 senza intervallo)

Trainspotting
dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh
adattamento Matteo Pianezzi
regia Corso Codecasa
con Matteo Pianezzi, Manfredi Saavedra, Corso Dodecasa, Ernesto D’Argenio, Alessandro Giuggioli, Azzurra Rocchi, Luca Scapparone e Benedetta Comito
costumi Simona Ranaldi
effetti audio Antonello Lanteri
scenografia Domenico Barbalace
disegno luci Dario di Mella
produzione Rosita d’Oria, Marcella Acconcia, Associazione Culturale Noigiochiamo Voichefate di Corso Dodecasa e Matteo Pianezzi, ZEN.Movie (Rosita d’Oria, Marcella Acconcia)

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