Teatro in giallo

teatro-carcanoDal 3 al 12 ottobre Ennio Coltorti porta al Teatro Carcano l’intrigante Trappola Mortale, testo del celebre scrittore statunitense Ira Levin, autore di Rosemary’s Baby.

Il fu commediografo di successo, Sydney Bruhl (Corrado Tedeschi), vive una profonda crisi creativa. Da anni non riesce a produrre niente di minimamente interessante, ma mentre condivide la propria frustrazione con la moglie (Miriam Mesturino), ecco presentarsi la grande occasione per uscire dal dimenticatoio degli scrittori falliti. Clifford Anderson (Ettore Bassi), suo allievo in un corso di drammaturgia, sceglie Sydney, il maestro, come primo e unico lettore di un thriller che ha appena terminato: un capolavoro. Scattano allora i piani, orditi con la moglie (una Medea che agisce per psicologia inversa) per uccidere il giovane e appropriarsi del testo. Lei sembra voler trattenere il marito, ma la sete di soldi e di potere la trasforma in un’incoraggiante complice. Il corpo viene apparentemente seppellito in giardino ma, mentre la coppia spegne le luci per andare a dormire, con una camminata da morto vivente e una clava da Flinston in mano, Clfford riappare. Capiamo che era tutta una finzione. Le alleanze cambiano assetto con i due scrittori insieme per uccidere la moglie e poter condividere il letto. Poi ancora il conflitto torna su di loro: il ragazzo vuole usare la loro storia per scrivere davvero un capolavoro e ottenere finalmente potere e celebrità, mentre il vecchio teme sia troppo rischioso. Come in Amleto la finzione svelerebbe la realtà. E di nuovo una lotta con infiniti scambi di ruolo, in cui il coltello dalla parte del manico passa da un palmo all’altro diverse volte. Se prima a muovere era solo il desiderio di potere o di fama – insomma, di impadronirsi della bacchetta magica di qualcun altro (e in realtà quel desiderio apparteneva solo alla moglie-Medea: Sydeney era mosso invece dall’amore per Clifford) – ora il vecchio scrittore lotta per preservarsi dallo scandalo, dalla galera e mantenere lo status quo di una vita tranquilla. Il giovane invece mette da parte ogni traccia di amore, lealtà e attenzione verso il compagno (e verso se stesso, visto che rischia anche lui) pur di ottenere il successo. Come in Sera d’autunno di Dürrenmatt o nel recente Nella casa di François Ozon, lo scrittore non riesce a immaginare con la propria fantasia, a inventare una storia. Egli può scrivere solo ciò che accade e per scrivere un buon giallo, questo giallo deve accadere, deve farsi realtà prima che finzione. Così per Clfford la necessità di diventare un grande scrittore mette in secondo piano rischio e correttezza.

Drammaturgia di successo, grazie al ritmo incalzante, una buona dose di suspense e i continui colpi di scena, il tutto permeato di piacevole umorismo, Trappola Mortale debuttò a Broadway nel 1978. Seguirono cinque anni consecutivi di repliche e, nel 1982, la versione cinematografica firmata Sydney Lumet, con Michael Caine e Christopher Reeve.
Coltorti la portò in Italia già venticinque anni fa, con stessa traduzione ma altri attori, e vinse addirittura il premio Biglietto d’Oro Agis per il migliore incasso della stagione.
Ora, al Carcano la sala era (scarsamente) popolata di teste bianche. Sarà la crisi e infatti a fine spettacolo l’attore protagonista, Corrado Tedeschi, si premura di ringraziare gli spettatori di essere venuti a teatro, di questi tempi così duri.
Ma, forse, un ringraziamento del genere la potremmo immaginare più dopo uno di quegli spettacoli intimi e profondi, o anche travolgenti, impetuosi. Come quando ci si alza e almeno per qualche ora, meglio per qualche giorno, ci si sente un po’ diversi, un po’ nuovi, con in mano pensieri mai pensati.
Purtroppo non è stato questo il caso.
La musica comincia a sipario chiuso, poi torna negli stacchi tra una scena e l’altra e ricorda un po’ La signora in giallo. Accurata invece la scenografia: una bella casa coloniale con muri in legno, poster di gialli teatrali tratti dai testi di Sydney Bruhl, una bella libreria, disimpegno rialzato. Secondo piano in vista con una porta a vetri che da sul patio, il camino in cui ogni tanto vengono gettate copie di veri e falsi capolavori di drammaturgia e soprattutto la scrivania, centro focale della scena e della storia, unica cosa che cambia, insieme al divano, dopo l’omicidio della moglie perché la seconda deve ospitare anche il computer di Clifford. Luci diffuse per la stanza di sera e anche il patio di giorno. La recitazione ricorda un po’ quella degli sceneggiati televisivi – del resto habitat naturale di Bassi – mentre la Mesturino grida senza lasciar tregua per tutto il primo atto. Il finto omicidio in scena è forse volutamente patetico (facevano bene i Greci a lasciare i momenti più violenti fuori dalla scena) e non si capisce perché Bassi ritorni in scena coperto di terra, visto che non è mai stato seppellito. Molto più coinvolgente e briosa la vicina di casa-veggente, Silvana De Santis, il cui umorismo fa sorridere e la cui energia colpisce da subito. Peccato solo per l’accento tedesco richiesto al personaggio, non abbastanza assunto dall’attrice e dunque a rischio di grottesco.
Torniamo ora al finale e alle parole di ringraziamento al pubblico. Parole che, a questo punto, sembrano un po’ superflue mentre resta l’impressione che uno spettacolo d’intrattenimento come questo sia meglio lasciarlo alla televisione.

Lo spettacolo va in scena al
Teatro Carcano

Corso di Porta Romana, 63, 20122 Milano
dal 3 al 12 ottobre, dal martedì al sabato alle 20.30, domenica alle 15.30

Associazione culturale Artù presenta
Trappola mortale

di Ira Levin, traduzione di Luigi Lunari
regia di Ennio Coltorti
con Corrado Tedeschi, Ettore Bassi, Miriam Mesturino, Silvana De Santis e Giovanni Argante
scenografia: Gianluca Amodio
costumi Maria Grazia Santonocito
disegno luci Stefano Lattavo
musiche originali Gary Yershon
sound designer Simon Baker
effetti speciali Galiano Fx

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