VIII comandamento

zonak1Fino a domenica 7 aprile, alla Zona K di Milano, Tricher 3_ non dire falsa testimonianza, di e con il gruppo teatrale torinese Mo.Lem. Un vortice di immagini e situazioni che fotografano la realtà tra poesia e ansia.

La bellezza dei teatri Off – troppo spesso non valorizzati come, al contrario, meriterebbero – è multiforme: ti permettono di scoprire zone che magari, per pigrizia o pregiudizio, non conosci; di capire che i teatri di “periferia” sono davvero cenacoli d’incontro e di contatto umano; di riconoscere che – più del centro città – è in queste aree liminali che il teatro ritrova la sua necessità di essere luogo di stimolo alla riflessione. Zona K, come tante altre realtà simili, ti accoglie e ti segue con quella cordialità che spesso i teatri borghesi, istituzionalizzati, hanno dimenticato. E soprattutto, si concede la chance di sperimentare il nuovo, l’attuale: Tricher ne è una testimonianza.

Terzo capitolo di un work in progress che inizia nel 2010 e che si evolve, di volta in volta, su temi diversi, in questa occasione la performance parte dal concetto di menzogna (traduzione di tricher appunto), affrontando attraverso una drammaturgia semplice – ma non semplicistica – le nevrosi,  le contraddizioni, le falsità che la società contemporanea ci offre quotidianamente – fin dall’infanzia.

La compagnia Mo.Lem – costituita dall’unione di Anticamera Teatro, Chi per Es Teatro, Ivaldi|Mercuriati, l’attrice Chiara Cardea e Grimaco Movimentiumani – riesce a restituire con una fisicità intensa e con un’interattività a tratti divertente, a tratti destabilizzante, una fotografia inquietante della nostra contemporaneità: l’ingresso in sala gestito come se fossimo sotto osservazione poliziesca a una dogana; il leit-motiv dell’uomo nero che bussa durante lo spettacolo, e che incarna di volta in volta tutte le paure di una società finto-democratica e liberista; la rivisitazione delle favole che fin da piccoli ci raccontano per convogliare le nostre aspettative verso quello che “si vuole per noi” e non verso quello che “vogliamo essere noi”; le frustrazioni continue del mutuo non concesso, delle scadenze tiranniche, delle diversità non accettate.

L’aspetto interessante della performance è anche, e soprattutto, l’interattività (già citata). Per coloro che lo vedono una sola volta è solo percepibile, ma per chi lo ha già visto o lo rivedrà – lo spettacolo sarà infatti ospite al Festival romano di teatro indipendente, Parabole fra i sanpietrini, l’11, il 12 e il 13 aprile presso lo spazio teatrale del Forte Fanfulla – è interessante fare dei confronti: il testo muta a ogni rappresentazione a seconda delle reazioni del pubblico sotto gli stimoli degli attori, e si evolve rispetto alle domande e ai chiarimenti posti al gruppo attraverso i social network. Interessante anche il count-down, che fa sentire lo spettatore coinvolto in prima persona nella situazione, in quanto ripercorre le notizie di cronaca più interessanti – e talvolta sconvolgenti – dall’inizio dell’anno fino al giorno in cui il pubblico assiste allo spettacolo. Ma l’interattività della performance, in alcune occasioni, ha toccato anche livelli maggiori: si sono avute repliche in cui, trovandosi uno tra i registi in Israele, un collegamento Skype gli ha garantito di confrontarsi sulla questione Palestinese con un conoscente del posto.

È decisamente bello quando si assiste a uno spettacolo che “sbatte in faccia al pubblico” la realtà di tutti i giorni senza cadere nel didascalico o nel pedagogico – né essere necessariamente drammatico o veristico. Al contrario, in questo spettacolo si vivono momenti di pura poesia, in grado di raccontare sfumature emotive forti con la leggerezza dei bambini quando si divertono a interpretare giochi e storie.

I registi Marco Ivaldi, Marco Monfredini e Francesca Tortora dosano bene l’ironia – che non appesantisce un testo pur ricco di momenti critici. La forza della performance sta altresì nel fatto che non tutto è immediatamente comprensibile: questo aspetto talvolta può essere segno di scarsità del prodotto artistico, in questo caso è solo un plus-valore, che costringe a riflettere su quanto si è visto e a trarre conclusioni ponderate – su di noi, e sulla nostra società.

Peccato sia in replica solo tre giorni.

Lo spettacolo continua:
Zona K
via Spalato, 11 – Milano
fino a domenica 7 aprile

Tricher 3_ non dire falsa testimonianza
coordinamento e regia Marco Ivaldi, Marco Monfredini e Francesca Tortora
con Chiara Cardea, Roberta Maraini, Silvia Mercuriati, Salvo Montalto ed Elena Pisu
direzione tecnica Andrea Sancio Sangiorgi
distribuzione, organizzazione e ufficio stampa OffRome
foto di scena Alessandro Bosio
riprese e montaggio video Giulia Gobbi e Francesco Dinolfo

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