Ritorno al futuro

Tre spettacoli anche nella giornata di sabato 25 luglio a Kilowatt Festival, tutti sold out e tutti calorosamente applauditi.

Il futuro è sempre stato un enigma e l’umanità ha sempre, in vari modi (dagli àuspici alla divinazione con la sabbia), cercato di prevederlo e interpretarlo. Se le tragedie greche sono ricche di oracoli, troppo spesso ascoltati seppure ambigui (e, per questo, fraintesi al punto di essere essi stessi la causa della tragedia che avrebbero dovuto prevenire), in Troia City il mix tra l’Iliade omerica e la tragedia perduta di Europide, Alèxandros, trova nella divinazione il suo epicentro e, insieme, la ragione della catarsi finale.

L’indagine poliziesca pensata per Troia City – testo e interpretazione di Antonio Piccolo, regia di Lino Musella e musiche eseguite dal vivo da Marco Vidino – narra e sfata le fasi di una partita giocata a più livelli dai vari protagonisti, in cui non è tanto la vittoria ciò che conta quanto la soddisfazione della sete di vendetta, mentre le donne non sono né più né meno di oggetti, merci di scambio o trofei da portare in trionfo. Pedine (come gli umani sulla scacchiera divina) che subiscono e raramente partecipano ma, quando lo fanno (il personaggio di Ecuba, come le attuali donne in politica), seguono modelli maschili.

Antonio Piccolo si muove tra pochi oggetti di scena, esemplari per la loro funzionalità, mentre la sabbia e il fuoco sono le materie che si ergono a simbolo dal fare e disfarsi di una o di tutte le civiltà. Il “cavallo di Troia”, in realtà gioco infantile, e la lavagna, ben sintetizzano un sottotesto dove sembra scorrere una feroce satira nei confronti dei “giochi per adulti”, ossia la guerra e l’assassinio – e il potere e il denaro che li generano. Ma essendo un thriller, alla domanda finale non solo non daremo risposta noi, per non inficiare il gusto della detective story, ma in fondo ogni spettatore potrà trovare la propria – un po’ come accade nei capolavori di Sciascia.
Un lavoro drammaturgico che alterna pathos ed ethos, indagando una vicenda collaterale al mito troiano ma, in realtà, svelando molto del nostro contemporaneo.

I rapporti umani, sempre in bilico, sempre soggetti a cambiamenti – persino repentini – sono al centro del lavoro di Zoé Bernabéu e Lorenzo Covello, Un po’ di più. Il percorso a ostacoli che caratterizza le nostre esistenze e la relazione con l’altro da sé è ben sintetizzato dall’uso di una scenografia semplice ma funzionale. Incertezze e dubbi, prendersi e lasciarsi, rabbia e poesia, sono passaggi emozionali che trovano nelle azioni, nella giocoleria, nella destrezza fisica e nella recitazione sbocchi di senso scenico compiuto. E se Zoé si esprime soprattutto attraverso la danza e il canto, Lorenzo affronta una bella prova attorale a solo. L’equilibrio cercato è sintetizzato da quella tavola (cibo e amore/sesso andranno sempre a braccetto, dal Tom Jones di Tony Richardson fino a Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Greenaway), che è sempre più difficile tenere in equilibrio.
Ogni passaggio è il frutto di grande sincronia e abilità. Una performance che alterna varie discipline, in grado di ricreare un tutt’uno grazie a un valido sostrato drammaturgico. Buon uso delle luci e delle musiche.

Terzo spettacolo al quale assistiamo, L’incidente è chiuso – firmato dai Menoventi. Ancora in progress, la messinscena presentata a Kilowatt 2020 s’incentra sui momenti finali della vita del poeta e drammaturgo russo Majakovskij – utilizzando una tecnica cara alla Compagnia (ricordiamo L’uomo della sabbia), ossia la ripetizione della stessa azione più e più volte con una minima variazione che porta a successivi spostamento di senso.
Fondamentalmente, in scena, si svolge un interrogatorio diretto da una convincente funzionaria del Governo al quale è sottoposta l’ultima (forse) amante dello scrittore, Veronika “Nora” Polonskaja. Ne emerge un impoverimento del côté ideologico e delle critiche di Majakovskij verso il processo rivoluzionario nel suo compiersi (dopo l’arrivo di Stalin al potere). E si focalizza l’attenzione sulla relazione intima, analizzata da diversi punti di vista e con scarti temporali. Nel ‘38, addirittura, le presunte affermazioni e i ricordi di Polonskaja, così come la ricostruzione dei dialoghi, sminuiscono ancora di più la carica e la fede rivoluzionaria del poeta – riducendo, in maniera (anche palesemente) poco convincente la sua morte a un banale rifiuto dell’appagamento sessuale.
Le contraddizioni nel racconto di Nora sono anch’esse denunciate, ma qualcosa nell’intera macchina teatrale non convince e, al contrario, stride. Interessante l’uso delle luci e di elementi fosforescenti che restituiscono le atmosfere cubo-futuriste dell’epoca.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Kilowatt Festival 2020:
Sansepolcro, varie location

sabato 25 luglio, ore 17.50
Teatro Alla Misericordia
Teatro in Fabula presenta:
Troia City, la verità sul caso Aléxandros
testo e interpretazione Antonio Piccolo
regia Lino Musella
musiche dal vivo Marco Vidino

ore 21.55
Chiostro di San Francesco
Bernabéu – Covello presentano:
Un po’ di più
di e con Zoé Bernabéu e Lorenzo Covello

ore 23.00
Chiostro di Santa Chiara
Menoventi presentano:
L’incidente è chiuso
regia, suono e luci Gianni Farina
con Consuelo Battiston, Federica Garavaglia e Mauro Milone

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