Fin troppo a riposo

elfo-pucciniUn piccolo spettacolo esplora il mondo delle case per artisti anziani. Una buona idea che non riesce a prendere ritmo.

Che cosa succede quando un artista dai mediocri successi esce di scena e finisce in una delle tre case di riposo italiane? David Batignani, Simone Faloppa e Paola Tintinelli se lo sono chiesti nell’aprile 2012. Per sei mesi hanno ascoltato gli ospiti delle tre strutture. E poi ci hanno costruito sopra uno spettacolo. La stessa cosa affidata, tanto per fare un esempio, a Giuliana Musso, si sarebbe trasformata in uno spettacolo esilarante, commovente e importante. In mano ai nostri tre volenterosi non decolla. Paola Tintinelli è bravissima a fare la vecchia attrice. Ma gli altri due, nell’imitare il vecchio repertorio da macchietta, sono fuori posto. E il testo è troppo povero. Lo spettacolo Tu, eri me, benché diviso per progetto in cinque parti, in realtà è scollato al suo interno. Resta lento, non porta da nessuna parte. Se ne esce annoiati e dispiaciuti. Proprio perché l’idea è buona e avrebbe meritato altri autori. La regia minimalista è carina, ma appunto è come staccata dal testo e non ha ritmo. Peccato, davvero.

Lo spettacolo continua
Teatro Elfo Puccini, Sala Bausch
Corso Buenos Aires 33, Milano
www.elfo.org
dal 10 al 19 aprile 2015
ore 19.30 – domenica 15.30
Tu, eri me
di David Batignani e Simone Faloppa
con David Batignani, Simone Faloppa e Paola Tintinelli
scena dipinta e marionetta Ambra Rinaldo
pavimento, luminarie e teche Laboratorio Batignani e Paolo Bruni
vestiario e ambienti sonori Circolo Alekseev
produzione Batignani-Faloppa

1 commento

  1. Buonasera sig.ra Palumbo.
    Mi chiamo Romeo Tirabassi, e sono l’organizzatore della compagnia Batignani e Faloppa. Ordinando la cartella stampa dello spettacolo TU, ERI ME. incontro le sue parole e, senza acredine alcuna, mi permetta un doveroso punto di chiarezza (dal momento che la rete ci permette uno scambio d’opinioni franche). In quanto firma giornalistica, storica e scrittrice delle donne, immagino abbia preso la via dell’Elfo Puccini con un determinato tipo d’aspettativa, visto l’argomento delicato e la centralità di una protagonista femminile: l’ultimo giro d’addio della signora Lilla, interpretata dalla signora Paola Tintinelli. Che non è Giuliana Musso, però; la cui teatrografia, gusto, modo di stare in scena viaggia semplicemente “su altri binari”: i suoi, personali. Poco delicato quindi nominarla invano. Confido che ne avrà avuto rimpianto, evidentemente; ma tale sentore è “opinione da spettatore”, e non compito da mediatore culturale, quale ritengo sia e debba essere un/a critico/a. Gli altri due attori, nonchè autori dello spettacolo (David Batignani e Simone Faloppa), “sono fuori posto nell’imitare il repertorio di macchietta”. Bene, per “repertorio di macchietta” (mi scusi la pedanteria, ma fa una certa differenza) ci si deve riferire agli stilemi del Cafè Chantant o dell’avanspettacolo. Entrambi, al contrario, riproducono pedissequamente le regole espressive e le funzioni del comico brillante e promiscuo del Teatro all’Antica Italiana, sulla base dei repertori e delle regole di un sistema teatrale “dichiratamente” stereotipato e paludato, fortunatamente spazzato via (seppur con le dovute riserve) dalla grande avventura critica della regìa.
    Se il testo è povero e il suo ritmo è lento non se ne abbia, infine. Sono opinioni. Può sembrare altrettanto povera la vita di una persona molto in avanti con gli anni, e sempre concentrata sullo stesso range di argomenti (come hanno verificato nei loro incontri nelle Case di Riposo gli autori). Conoscerà meglio di me l’autoreferenzialità e il non troppo malcelato livore del mondo di palcoscenico. Ne è uscita annoiata e dispiaciuta? Il progetto meritava ben altri autori? I diretti interessati la ringraziano; ma sa meglio di me, con un mercato saturo e così tanta e differenziata offerta “la sensibilità del noiometro” di molti operatori di settore li rende già alla prima alzata di sipario spettatori inaccontentabili. Come i bambini viziati e grassi. Eppure, noi non siamo bambinai nè pubblicitari o solleticatori dell’altrui pruderie. Credo che, seguendo le loro convinzioni e attraverso la loro sensibilità, Batignani e Faloppa abbiano “scelto” quelle che lei considera pecche, cercando la restituzione più franca e meno risolutiva dell’argomento. La questione sono e restano le Case di Riposo per Artisti, e loro due che hanno scelto di puntare l’attenzione su dei luoghi così frettolosamente poco protetti dal loro stesso settore, facendone una commedia invece che restituendo testimonianze giornalistiche. Poi, per carità, sono opinioni e a ridosso del 25 aprile posso sembrarle un partigiano. Lungi da me. A lei le sue. A me la facoltà, però, di farle le dovute rettifiche. Grazie del suo tempo, e buon lavoro.

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