La stagione dell’amore

Al Teatro alla Greca di Ad Arte, la Compagnia TeatRing presenta il testo di un eretico dei nostri tempi, Tu, mio di Erri De Luca.

Tu, mio è un classico romanzo di formazione. Due protagonisti principali, Enrico e Caia, un’ambientazione suggestiva, l’isola di Ischia, una stagione straordinaria, l’estate, quando gli amori, primi o fugaci, sanno spesso essere indimenticabili.

Siamo nel 1955. Lei, rumena ancora segnata dall’orrore di recenti storie di treni e campi tedeschi, in realtà si chiama Haia, anzi Haiele, nascondendo il segreto delle proprie origini ebraiche in un atteggiamento di esuberante frivolezza.

Lui, che prima di conoscerla pensava che ebreo indicasse solo «un popolo remoto, da libri di storia», coglie le sfumature di questo dolore, forse perché va in barca con un pescatore (Nicola) che ha vissuto la guerra. Ormai la sua maturità sta esplodendo, la rabbia con essa, le incomprensioni con il padre, una rissa con tedeschi ubriachi ne sono solo l’avvisaglia. Tedeschi,  «anziani, di mezz’eta», volevano passare da semplici turisci, ma era «gente […] arricchita che nascondeva l’arroganza del passato con una giovialità stonata».

Insieme provano a imparare la diversa stabilità del mare («perdevo l’equilibrio continuamente»), lui, ragazzo piccolo tra i più grandi, le insegna come non «fare il pallone con la lenza», lei gli dona la propria intimità, insieme imparano la gioia («se sai stare in piedi su una barca, sai anche ballare»).

L’adattamento di Ettore Distasio e Marianna Esposito punta il focus sull’inquietudine di chi, sfidando anche la burrasca, preferisce lasciare il porto della solitudine e le sue certezze per stabilire una rotta comune pur di stare insieme. Del frammento di Erri De Luca la Compagnia TeatRing utilizza le pause, l’indugiare riflessivo e la lirica timidezza, per recuperarne l’atmosfera sospesa più che la sfaccettata profondità delle tematiche, l’amore e la guerra, il mare e la memoria, la scoperta di un ignoto che, in realtà, è storia recente, tra la violenza dell’occupazione nazista e l’invasiva presenza di americani che «non l’avevano finita più con la liberazione».

Al netto di un certo disagio tecnico che ne ha inficiato gravemente il ritmo e di una certa pedanza verbale e dei costumi, la canonica circolarità dell’allestimento e la scenografia essenziale e immaginifica di tre panche componibili si accompagnano a una recitazione, forse un po’ calante, ma opportunamente non piegata alla necessità della catarsi. Una scelta di sincerità che, unita alla semplicità dei tecnicismi che ricompongono liberamente il testo originario, dall’analessi del protagonista ormai anziano che racconta la propria storia a una turista speciale (nei cui gesti riconosce «una persona che mi voleva bene») al procedere dell’intreccio tra riferimenti storici e percezioni emotive per ellissi e allegorie, tende a dare forma a uno spettacolo che arriva potenzialmente struggente, così facendosi metafora fisica di quello «stare sul precipizio del sentimenti» che, tra inferno e paradiso, lega indissolubilmente l’io con l’altro.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Ad Arte 2016 – TeatroCineFestival
Teatro alla Greca
zona Capomandro, Calcata (VT)
14 luglio, ore 21:30

Tu, mio
tratto dal romanzo di Erri De Luca
dattamento e regia Marianna Esposito
con Ettore Distasio, Marianna Esposito
assistenza alla regia Davide Rustioni
produzione Compagnia TeatRing

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