«È così dunque che un mondo finisce?»

Per lo Short Theatre, Motus mette in scena al Teatro India di Roma Tutto brucia, energica rilettura del Le Troiane capeggiata da una sempre più brava Silvia Calderoni.

«È la fine. È la fine, e io vi vado incontro». Se c’è un testo del teatro classico che più degli altri dimostra un carattere post-apocalittico, in cui la tragedia vera è già avvenuta prima dell’avvio del dramma, questo è Le Troiane di Euripide; e di conseguenza, come probabilmente avranno “ragionato” i drammaturghi e registi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande della storica compagnia romagnola Motus, Le Troiane è il classico greco che più si presta a riflettere ed evocare, senza esplicite forzature, il nostro tempo incerto di quest’autunno (post?)-pandemico.

Il canone tragico greco è un vaso di Pandora da cui il teatro contemporaneo occidentale continua a nutrirsi conoscendone i pericoli. Fra operazioni un po’ pretestuose come Antigone attualizzata di Federico Tiezzi e soluzioni più felici come quelle adottate da Emma Dante per Eracle dell’INDA o il suo Studio da Le Baccanti, Tutto brucia dei Motus si colloca fortunatamente nella seconda categoria. Sin dal titolo però Tutto brucia rappresenta una rielaborazione estremizzata del testo di Euripide, ridotto ai suoi personaggi essenziali: si avvertono gli echi degli eventi che si susseguivano nelle originali Troiane, ma se ne scorge in scena solo l’ombra, il negativo fotografico di quanto Euripide descriveva. Una bella prova di ciò è la resa scenica di uno degli episodi finali, il confronto tra Ecuba ed Elena, la “rea” dell’intero conflitto, qui risolto in monologo con Elena assente – verrebbe da dire in contumacia. Nel passaggio da Le Troiane a Tutto brucia si ottiene così, più che l’impressione di alcune eroine decadute del mito omerico colte nell’attimo della disperazione più totale, la codificazione visiva e scenica del loro stato d’animo di prigioniere in imminente esilio.

Uno degli aspetti più dirompenti e decisivi, della riuscita drammaturgica e teatrale di Tutto brucia è infatti la sua visualità scenica. Il palco è quasi interamente in ombra, eppure, fra coreografie di luce e sagome che spesso si intravedono soltanto, comunica perfettamente lo stato d’animo delle protagoniste del dramma euripideo, queste nobildonne troiane fatte prigioniere all’indomani della caduta di Ilio. Sono peraltro solo due le attrici in scena, l’ormai leggendaria Silvia Calderoni e la più giovane Stefania Tansini, che riveste più ruoli all’interno della stessa messinscena – ma anche per il ruolo della Calderoni, che apparentemente interpreta Ecuba, la definizione di personaggio sfugge un po’, e quanto più lo spettacolo si avvicina alla fine tanto più sembra che il suo rappresenti l’urlo di dolore di tutte le donne troiane.

Tutto brucia è peraltro uno spettacolo che dialoga proficuamente col proprio stesso carattere teatrale, di modo che il senso della crisi venga avvertito anche a livello stilistico-linguistico. Le luci al neon che compongono il light design sono chiaramente e integralmente sul palco e, a un certo punto dello spettacolo, le due protagoniste interagiscono con esse; ad accompagnarle c’è anche la cantante e chitarrista R.Y.F. che, sempre sulla scena, permette di alternare alle battute delle Troiane dei canti piuttosto espressivi che ne esprimono lo stato d’animo e la condizione di prigioniere destinate ad espatriare. Un tratto di crollo della finzione e – quasi – di metateatro lo presenta anche la battuta finale, lasciata alla Calderoni: «Ecuba esce – Vuoto».

Particolarmente significative sembrano essere le scenografie, in apparenza assenti, ma come già da un punto di vista drammaturgico, anche su questo piano la scarnificazione aiuta lo spettacolo a emergere con più forza nei suoi punti essenziali. Di base, il palco è in gran parte ricoperto di sabbia, ad alludere alla spiaggia di Troia dove già il dramma euripideo era ambientato; su di essa, oltre alla luci di scena si intravedono anche maschere e altri oggetti che nella penombra risultano non meglio identificati, ma che proprio per questa indeterminatezza contribuiscono ad accentuare il carattere suggestivo ed evocativo di Tutto brucia. Ma questa scelta di scenografia mantiene un’ambiguità di fondo, che non può non inquietare, se non altro perché scomoda nascostamente il paesaggio poetico del miglior Eliot: quelle sagome che si intravedono lungo tutto il palcoscenico stanno a rappresentare le rovine di Troia, le rovine del presente, o le rovine del mito?

Lo spettacolo continua
Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman 1, Roma
fino al 23 settembre
ore 20.00
lunedì riposo

Motus presenta
Tutto Brucia
ideazione e regia di Daniela Nicolò e Enrico Casagrande
con Silvia Calderoni, Stefania Tansini
musiche di R.Y.F. (Francesca Morello)
testi delle lyrics di Ilenia Caleo e R.Y.F. (Francesca Morello)
ricerca drammaturgica di Ilenia Caleo

cura dei testi e sottotitoli Daniela Nicolò
direzione tecnica e luci Simona Gallo
ambienti sonori Demetrio Cecchitelli
design del suono live Enrico Casagrande
fonica Martina Ciavatta
assistenza tecnica Francesco Zanuccoli
props e sculture sceniche _vvxxii
video e grafica Vladimir Bertozzi
produzione Elisa Bartolucci con Francesca Raimondi
organizzazione e logistica Shaila Chenet
promozione e comunicazione Marta Lovato con Francesca Lombardi
ufficio stampa comunicattive.it
distribuzione internazionale Lisa Gilardino

produzione Motus e Teatro di Roma – Teatro Nazionale con Kunstencentrum Vooruit vzw (BE) in collaborazione con Short Theatre 2021
progetto di residenza condiviso da L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza Emilia-Romagna e Santarcangelo dei Teatri
in collaborazione con AMAT e Comune di Fabriano nell’ambito di “MarcheinVita. Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma” progetto di Mibact e Regione Marche coordinato da Consorzio Marche Spettacolo
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna
si ringraziano HĒI black fashion, Gruppo IVAS

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