Sete di potere e salsicce alla brace

castello-pasquiniA Castiglioncello Armunia ospita Ubu Roi – con la regia di Roberto Latini. Ironia e surrealismo squarciano una realtà che scopre gli angoli più bui dell’animo umano – anche di quello più nobile.

Una melodia tra l’etnico e il feng-shui accoglie gli attori – silenziosi e mascherati – in scena. Tutti rigorosamente in bianco, come la scenografia disabitata e trafitta unicamente da una luce azzurra, mostrano la medesima fisionomia che potremmo definire primordiale. Alcune salsicce penzolano da strani utensili che ricordano le canne da pesca: «Fame! Fame! Fame!», urla padre Ubu ai suoi servi, distinguendosi anche visivamente per dei vistosi guanti rossi. «Se uccidiamo Venceslao, re di Polonia, potremo avere altre salsicce!», «…e anche un cappotto», esclama qualcun altro che aggiunge: «e anche un ombrello!». Finalista al premio Ubu 2012 per la miglior regia, Ubu Roi di Roberto Latini e Fortebraccio Teatro, rivisita l’opera più famosa del francese Alfred Jarry in chiave onirico-surreale con una successione incalzante di scene deliranti e, al tempo stesso, ironiche. Stravaganti personaggi che rimandano al teatro beckettiano, mascherati o sontuosamente truccati, vagano in un’atmosfera eccitata e vaneggiante – da Alice nel paese delle meraviglie. Provocazione e fraintendimento, umorismo e gusto per il grottesco sono mescolati con delicata armonia per portare alla luce tutti gli aspetti negativi propri dell’essere umano. Potere, avidità, tradimento: questi i meccanismi che scatenano il nostro lato peggiore. Compare persino Pinocchio che, suo malgrado, ha il compito di interpretare la coscienza o, forse, il destino. Ma come gli si può credere se è universalmente noto che racconta bugie? Ciò significa che la coscienza è in grado di mentire? La sete di potere di padre Ubu, pressato da un’isterica moglie che aspira a diventare regina di Polonia, si srotola come un fil rouge che percorre l’intero spettacolo – dove gli unici personaggi che dimostrano di avere un cuore, dei sentimenti, sono una coppia di orsi che si muovono sui passi di Romeo e Giulietta.
Un teatro dell’assurdo che confonde i ruoli, ribaltandoli continuamente, dove bene si riconosce la patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, inventata da Jarry. Beckett e Shakespeare si rincorrono per l’intera rappresentazione. Straniamento e passione, delirio e inganno rimandano a tragedie quali il Macbeth. Il dramma umano, che si sviluppa fino all’ultima battuta interpretata sul palcoscenico, è pregno di un egoismo che rivela tutta la solitudine dalla quale saranno infine travolti i vari personaggi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Castello Pasquini

Castiglioncello (Livorno)
domenica 18 Gennaio, ore 17.30

Ubu Roi
di Alfred Jarry
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
scena Luca Baldini
costumi Marion D’Amburgo
luci Max Mugnai
con Roberto Latini
e con Savino Paparella, padre Ubu
Ciro Masella, madre Ubu
Sebastian Barbalan, regina Rosmunda/zar Alessio
Marco Jackson Vergani, capitano Bordure/Orso/Spettro
Lorenzo Berti, re Venceslao/Nobili
Guido Feruglio, principe Bugrelao
Fabio Bellitti, palotini/Orsa/Messaggero
direzione tecnica Max Mugnai
collaborazione tecnica Nino Del Principe
assistente alla regia Tiziano Panici
cura della produzione Federica Furlanis
promozione e comunicazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti
produzione Fortebraccio Teatro
un progetto realizzato in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

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