The Right Way – Volume II Digital / Opera Minima / Ballarini

Sabato 24 ottobre, alle 9.30, riparte il Festival dello Spettatore presso il Teatro Pietro Aretino con la seconda mezza giornata di studi focalizzata sul tema Lo spettatore digitale.

Antonio Pizzo, professore associato in Discipline dello presso l’Università di Torino mette in luce il diverso approccio allo spettacolo dei teatranti – drammatico v/ etico – rispetto agli spettatori – che contrappongono vicinanza emotiva a distanza critica. Nel merito, presenta un excursus che evidenzia la prevalenza e pregnanza del corpo – inteso come fisicità – negli anni 60 e la successiva valenza del côté performativo, borghese o politico, nei successivi ‘70. Con gli anni 80 inizia, al contrario, la svolta multimediale, con la compresenza di immagini e azione e un ritorno al testo drammaturgico, unitamente alla ricerca di ulteriori mezzi comunicativi. Si sperimentano nuovi approcci, coinvolgendo il pubblico grazie all’utilizzo di visori e a un uso delle riprese dal vivo riproposte in scena. A seguire, Leonardo Giusti descrive l’evoluzione della cosiddetta Intelligenza Artificiale e delle sue nuove applicazioni.

Grazie alla sua capacità di immagazzinare informazioni, in tempi relativamente brevi, la stessa è in grado di generare testi e musica che si rifanno a quelli creati da poeti, scrittori e musicisti – precedentemente memorizzati e dei quali imitano le forme. Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico di Napoli, interviene evidenziando la crisi dell’affluenza dovuta al periodo del lockdown, che ha condotto a un’inevitabile maggiore presenza sulla rete. A tale fine propone nuove produzioni multimediali che permettano di ampliare la conoscenza dei reperti presenti nei musei affinché diventino fruibili e comprensibili, nella loro interezza, a un pubblico sempre più vasto. Lo stesso afferma essere necessario un diverso approccio nei confronti del visitatore, al fine di coinvolgerlo attraverso piattaforme di dialogo con quanto esposto nei musei. L’esempio portato è quello di Father and Son (il primo videogioco al mondo prodotto e distribuito gratuitamente da un museo e, per la precisione, dall’Archeologico di Napoli), che ha reso possibile avvicinare 5 milioni di utenti.

Ulteriori interventi evidenziano la possibilità per lo spettatore – grazie alle nuove tecnologie – di partecipare alla narrazione e contribuire, nello spazio virtuale, a modificarne il contenuto. Così come la possibilità di avere visioni a 360° dello spettacolo. A partire dalla metà degli anni 90, infatti, la tecnologia, attraverso software dedicati, diventa parte integrante degli spettacoli e, con i nuovi cellulari, riesce a coinvolgere direttamente il pubblico che non è più solo spettatore bensì parte dello spettacolo. Ad affrontare la complessa evoluzione che ho riassunto in breve, Susan Broadhurst, docente di Performance and Technology presso la Brunel University di Londra. E ancora, passando la palla dagli studiosi agli spettatori, interviene Stefano Romagnoli, il quale ribadisce che lo spettacolo in presenza rimane la forma più coinvolgente dato che instaura un dialogo tra coloro che agiscono sul palcoscenico e gli spettatori in platea – qualità che manca nei formati esclusivamente digitali anche se questi ultimi permettono di vedere spettacoli ormai non più in Cartellone.

Alle 17.30, sul valore delle nuove tecnologie nella costruzione di spettacoli e format innovativi, interviene la docente Anna Maria Monteverdi che, su sollecitazioni della giornalista Simona Maria Frigerio, presenta il suo ultimo libro: Leggere uno spettacolo multimediale. Un manuale che dà un’ampia panoramica sulle opportunità che il multimediale offre in ambito creativo e sulle evoluzioni in atto, sempre più rapide.

Alle 18.10 l’appuntamento è al Cinema Eden per partecipare allo spettacolo site-specific per singolo spettatore, di The Right Way– Volume II Digital, ideato da Daniele Bartolini e agito da Maddalena Vallecchi Williams. Un portone metallico si apre ed entriamo in un mondo deserto e silenzioso in attesa di essere scortati là dove avrà inizio la performance. Soli nella sala cinematografica ci troviamo di fronte a immagini di tempi passati – terribili nella loro attualità. Cambiano i giocatori ma i giochi – che mirano alla sopraffazione, allo sfruttamento e all’emarginazione – sono sempre i medesimi. Dalla sala alla cabina di proiezione, dall’osservazione all’ascolto: s’instaura un dialogo, a distanza, attraverso le cuffie, su contenuti che inducono a riflettere sui messaggi e sull’uso dei termini che i media ci riversano addosso in continuazione, rendendoli familiari al nostro orecchio ma, nel contempo, celandone la reale portata al nostro intelletto (pensiamo ai missili diventati improvvisamente ‘intelligenti’ o agli esseri umani degradati a ‘danni collaterali’, o ancora a un virus che è aggettivato come ‘subdolo’ quasi possedesse intelligenza e volontà). Un percorso nella storia passata e recente che incrocia l’arte e i movimenti, soprattutto statunitensi, legati al politically correct. Il dialogo diventa vis-à-vis solo nel finale con l’invito di mandare un messaggio di paura, speranza o ribellione a coloro che sono aldilà del muro che ci circonda. Una riflessione sul significato autentico delle parole e delle immagini – ossia dei segni che contraddistinguono la nostra società – che obbliga a ricordare il passato per evitare il ripetersi degli stessi errori anche nel futuro.

Domenica 25 ottobre, ultima giornata del Festival, si inizia alle 15.30 al Teatro Pietro Aretino con la Compagnia Can Bagnato – che mette in scena Opera Minima di e con Valentina Musolino ed Eugenio Di Vito. Uno spettacolo per ragazzi che si giova di una scenografia e un impianto luci molto funzionali con infinite possibilità di utilizzo – da elemento coreografico a teatrino, da antro oscuro a palcoscenico musicale sul quale esibirsi nella performing finale. Spettacolo un po’ lento e ripetitivo, nella parte iniziale, che si movimenta col progredire dell’azione.

In serata, al Teatro Petrarca, la Compagnia Sud Costa Occidentale mette in scena Ballarini – per la regia di Emma Dante, con Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri. Su un palcoscenico profondo e ampio come una vita trascorsa pienamente, i performer srotolano la loro esistenza attraverso una successione di flashback sottolineati da tormentoni dell’estate e must di un’epoca. Nella semi-oscurità della vecchiaia, una costellazione si accende sorprendendoli a trafficare nei bauli di scena, colmi dei ricordi di un passato che non può ritornare, ma che possiamo immaginare e compartecipare. Ricordi dolci e amari che riempiono una, come ogni vita: un percorso non lineare con momenti anche difficili, conditi però con la giusta ironia (ad esempio, nel destreggiarsi il pargolo) e la spontaneità dell’adolescenza o della prima giovinezza. Un racconto vivace, intessuto di gesti ed espressioni ritmati ottimamente da una regia incisiva. Luci e ombre di un amore duraturo, danzato sul palcoscenico dell’esistenza quotidiana, lontana dalle grandi scene eppure sotto i riflettori della nostra consapevolezza che quello sarà l’ultimo atto. Il cerchio si chiude senza nostalgia per un vissuto che giunge naturalmente alla fine. Il distacco di una spina – elemento simbolico di grande pregnanza – avvolge nel buio le memorie ormai riposte, sepolte per sempre. Racconto serrato, commovente e senza nessuna sbavatura, in grado di trasmettere senza ausilio di parole (o quasi) l’incredibile esperienza della vita. Il feeling di ciò che avviene sul palco è così forte da giungere – grazie a quella magica alchimia tra spettatore e attore che è il teatro – fino alla sala, che giunge al finale quasi senza accorgersene.

sabato 24 ottobre, dalle ore 9.30 alle 13.00
Teatro Pietro Aretino
seconda giornata di studi Lo spettatore digitale
ore 14.30
Reunion degli spettatori d’Italia
ore 17.30
Anna Maria Monteverdi presenta il suo ultimo libro Leggere uno spettacolo multimediale
ore 18.10
Cinema Eden
Daniele Bartolini presenta:
The Right Way – Volume II Digital

domenica 25 ottobre, ore 15.30
Teatro Pietro Aretino
Compagnia Can Bagnato presenta:
Opera Minima
ore 21.00
Teatro Petrarca
Ballarini
testo e regia di Emma Dante
con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
(ultimo spettacolo della Trilogia degli occhiali)

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