Il corpo che racconta

Ispirandosi a Giorni Felici di Beckett, il duo per eccellenza della danza contemporanea italiana mette in scena una coppia divorata dalla noia e dalla ripetitività del quotidiano.

Corpi che danzano, raccontando la propria vita: sono quelli del duo italiano Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Sul palco si osservano esempi di inquietante ripetitività, giochi manipolatori, atti di sottomissione a una condizione che crea difficoltà emotiva, nel lontano ricordo della felicità che un giorno, tempo addietro, forse esisteva. Accompagnati dalle note al pianoforte di Simonetta Bungaro – che appare dal buio alla sinistra del palcoscenico – i danzatori interpretano l'(in)evitabile logorazione di un sentimento, che si spegne come l’ultima fiammella di una candela arrivata al lumicino. Con fatica, eppure quasi con caparbietà, la fiamma continua a oscillare per garantire un minimo di luce. Si tratta, appunto, di garantire, nascondendo i compromessi nel silenzio: lei si occuperà per sempre delle faccende domestiche, preparerà la torta e passerà l’aspirapolvere; lui guarderà per sempre la tv, mangiando patatine. Ciascuno potrà ritrovare la propria libertà solo lontano dal partner: non a caso, lui si librerà nell’aria appena lei uscirà di casa.

Il corpo agisce quando si sgrava dalle catene dell’inazione emotiva e oppressiva interna alla coppia, dalla meccanicità del ripetersi di gesti dovuti, scanditi dal ticchettìo del metronomo che la pianista opportunamente aziona, vero leitmotive dello spettacolo. Anche il sesso, che non dovrebbe ammettere il non coinvolgimento corporeo ed emozionale, trova i suoi limiti: di fronte alla spasmodica ricerca di un’alternativa, perde ragione d’essere, si sgretola nell’impotenza e nel tentativo di soddisfazione per dovere coniugale, trasformandosi in sfinimento dei sensi, delusione intima, al limite dell’indicibile.

Inquietutidini di coppia che il corpo danzante può rivestire di grottesco. Smorzando i toni, i due danzatori si immergono in quell’atmosfera che appartiene solo al cinema muto, in cui la pantomima accentuata è accompagnata dalla musica dal vivo del pianoforte. La scenografia si completa con sovratitoli proiettati su pannello nero, dietro al quale si aprono stanze immaginarie dove i protagonisti spariscono per ritrovare il respiro, alle spalle degli interpreti. Alla tristezza della misera condizione in cui ci si trova subentra l’irresistibile desiderio di farsi ripicche reciproche, di stuzzicarsi, di picchiarsi, di vendicarsi, perché è colpa dell’altra metà se il tutto non funziona. Si arriva addirittura a pensare di uccidere l’altro, dato che eliminare alla radice il problema è meglio che ammettere la sconfitta. Ma alla fine ci si arrende: si continua a vivere così, fingendo che potranno tornare i giorni felici, tentando di far rivivere le emozioni perdute e di trovare nelle non-risposte di lui la forza per ammettere che vale ancora la pena di stare insieme.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatri di Vita
via Emilia Ponente, 485 – Bologna
fino a lunedì 5 dicembre
Un giorno felice
 
di e con Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
pianoforte Simonetta Bungaro
collaborazione artistica Tommaso Monza
progetto musicale Simonetta Bungaro e Corrado Bungaro
luci Lucio Diana
direzione tecnica Andrea Gentili/ Alberta Finocchiaro
produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento Spettacolo
Provincia Autonoma di Trento – Assessorato alla Cultura
Comune di Rovereto – Assessorato alla Cultura
Regione Autonoma Trentino – Alto Adige
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
Cassa Rurale di Folgaria – Filiale di Rovereto

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