Riusciremo a riveder le stelle?

Va in scena, nel Cortile del Bargello di Firenze, lo spettacolo Un Inferno, firmato dalla Compagnia Arca Azzurra Teatro. Enfasi raffreddata a dovere dal canto ancestrale del Maggio butense.

Le cantiche dantesche risplendono sulle bocche di due personaggi vestiti di bianco, sentinelle e pilastri della composizione scenica. Le rime fuoriescono vive e taglienti – in questa versione della compagnia Arca Azzurra Teatro – attraverso il canto dei due esponenti del Maggio di Buti (borgo in provincia di Pisa). Canto arcaico, malinconico, che fa luce sulle visioni del poeta; materializza e scompone il dolore intriso nei versi. La dimensione drammatica ed epica è nelle mani e nei vocalizzi dei due cantori – esperti della tradizione, cerniere tra più generazioni – intonati e accordati con le parole della Divina Commedia che, con somma sorpresa, suonano realmente universali e intime.
Un Inferno, così si intitola lo spettacolo in prima nazionale all’interno del Cortile del Bargello, per la regia di Dario Marconcini. Gli spiriti inquieti e dannati sono impersonati da Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti e Lucia Socci. Attori vestiti con abiti neri, contemporanei, senza un apparente nesso con l’opera letteraria (o senza un disegno logico e poetico). Chi sono questi esseri che vagano per il palcoscenico, e poi a turno declamano versi? Perché restano immobili e, d’un tratto, assurgono al ruolo di Ulisse, o di Paolo e Francesca? Sono narratori o incarnazioni? La loro recitazione spegne, tranne rare eccezioni, la fiammella oscura delle parole, la brutalità dei versi.
Come se fossimo chiamati a mangiare dopo aver già mangiato, ammiriamo il bel disegno delle luci e la proiezione di fondali che ricreano, ad esempio, vetrate di edifici religiosi dai colori shocking. L’ammirevole scenografia è una composizione di allucinazioni visive (degne del viaggio ultraterreno dell’Alighieri), che sovrappongono nuovi spazi allo spazio pre-esistente.
Le parti cantate sono egregiamente riscritte in ottave da Enrico Pelosini, e affidate alla saggezza musicale e interpretativa dai due esponenti del Maggio – antichissima tradizione narrativa che ha conosciuto un nuovo splendore a partire dagli anni Settanta del Novecento. Buio, pericoloso, ma anche via per la salvezza, l’Inferno poteva essere solamente cantato, e il Grande Teatro sarebbe diventato protagonista assoluto.

Lo spettacolo continua:
Cortile del Museo del Bargello

via del Proconsolo, 4 Firenze
fino a domenica 6 settembre, ore 21.00

Arca Azzurra Teatro presenta:
Un Inferno
Un viaggio intorno all’Inferno di Dante Alighieri
un progetto di Dario Marconcini e Massimo Salvianti
scrittura scenica e regia di Dario Marconcini
ottave del Maggio di Enrico Pelosini
luci Marco Messeri
costumi Giuliana Colzi
macchinista Nicola Monami
elettricista Francesco Peruzzi
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, i Cantori del Maggio di Buti (Pisa)

2 Commenti

  1. Alla domanda “chi sono ecc. ecc.” provo modestissimamente a dare una risposta, che poi è un tentativo di razionalizzazione dell’emozione fortissima che a me hanno dato quegli attori che invece sembrano aver disturbato l’autrice della recensione.
    Quelle figure sono i portatori dello stupore verso il male, e non solo di quello infernale, ma di quello terreno, e la loro recitazione senza slanci retorici ed enfatici è un mezzo fortissimo, e in alcuni tratti perfetto, per dar voce a questo smarrimento. Per me, da semplice spettatrice attenta ma tutt’altro che professionista, quell’atteggiamento, quel modo di portare i versi sublimi di Dante sono stati un mezzo per farli risuonare nella mia vita di oggi pur senza privarli di quella che, ancora per me, non è mai fiammella, ma semmai incendio.
    E l’idea di alternare i bellissimi (e modernissimi) versi del Maggio, nella loro ritmicità quasi aulica con la cruda recitazione delle terzine dantesche fa di questo spettacolo qualcosa di almeno emotivamente, per me, memorabile.

  2. Gentile Giulia,
    leggo solo ora il suo commento. Non mi reputo una professionista ma, come lei, una semplice spettatrice, che propone il suo punto di vista sotto forma di recensione.
    La verità assoluta in tasca non ce l’ho, e ho solo azzardato mostrare i punti forti e deboli dello spettacolo in questione. Per me la recitazione degli attori – tranne quella pura, diretta e senza toni epocali, della brava Giuliana Colzi – è stata enfatica, statica, e quindi asettica. Dei Cantori e della loro commovente forza espressiva, ho già parlato nella recensione. Hanno, secondo me, salvato questo Inferno.
    Cordiali saluti
    Tessa Granato

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.