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A dieci anni dalla morte di Giorgio Gaber, sono in preparazione diversi spettacoli per ricordarlo. Già qualche anno fa, il giovane, talentoso Giulio Casale aveva fatto rivivere Gaber, icona della sua adolescenza, recuperandone con passione i modi, la vocalità, persino la gestualità.

Anche Maddalena Crippa, con E pensare che c’era il pensiero, ci aveva restituito un Gaber, virato nella luce della sua carismatica, elegante milanesità.
Sono andando a vedere Gaber, io e le cose con la curiosità di ritrovare Maria Laura Baccarini, un’artista che, vent’anni prima, avevo conosciuto e apprezzato come protagonista di Cabaret, prodotto dalla Compagnia della Rancia.
Pensavo di assistere a un’antologia delle canzoni che avevano accompagnato almeno un paio di generazioni. Mi sono invece trovato di fronte a un’opera originale, costruita da due artisti: un’attrice-cantante, Maria (lei stessa ama farsi chiamare così), e un musicista, Régis Huby, legati da un pluriennale sodalizio professionale e di vita, impegnati nell’esplorazione di forme teatrali nuove.
Il nome di Gaber, citato nel titolo, non viene mai pronunciato, eppure il suo mondo è ben riconoscibile, proposto in una versione introspettiva, tutta al femminile (non casualmente, alla regia partecipa Elena Bono, e in locandina compare anche Elena Torri, che condivide l’idea primigenia dello spettacolo). Ma è come se Maria (bella come allora, ma ancora più affascinante) quel mondo l’avesse indossato, con la naturalezza casual con cui veste in scena un paio di pantaloni e una maglietta, e l’avesse fatto proprio. Non esce mai dal personaggio, perché è lei il personaggio. L’esperienza acquisita nel genere musical le consente di muoversi con sicurezza sul palcoscenico, creandosi un suo spazio, e di cantare ora seduta su una sorta di trespolo, o accosciata in terra, o semisdraiata; di passare senza soluzione di continuità dal canto al parlato, ambedue modulati su una grande ricchezza di timbri, ora a piena voce, ora sussurrando, ora in falsetto, giocando con toni quasi infantili.
E la musica? Régis è un solido bretone, violinista di formazione classica, i cui interessi musicali si sono presto orientati sul jazz. In scena usa due strumenti: un violino elettrico e un violino tenore, i cui registri, grazie a due looper manovrati in scena, creano una fascinosa tessitura musicale, ove anche l’improvvisazione aderisce, senza mai soverchiarli, sia al canto, sia alla parola, usando l’archetto, più spesso col pizzicato o percuotendo le casse armoniche. “Non conoscevo Gaber, quando Maria me l’ha proposto,” mi dice, “e le sua canzoni non mi dicevano molto. Poi, studiandone le pure melodie, libere dagli arrangiamenti, e la loro adesione alle parole – che mi ero fatto tradurre – ne sono stato affascinato, e da lì sono partito per scrivere la musica.
Ne è nata quindi una cosa altra, anche se le parole sono rigorosamente quelle di Gaber e di Luporini, non solo delle canzoni, ma anche dai testi in prosa, con i loro inquietanti, profetici riferimenti all’oggi – come la deriva antipolitica. Maria ha scritto solo un breve prologo, che espone all’inizio, illuminata in controluce: poche parole nelle quali si scorge il senso di tutta l’operazione, e del suo appassionato, personale omaggio a Gaber: “Ho fatto un sogno dove tu ti allontanavi lentamente. Ti vedevo diventare piccolo, sempre più piccolo. Dalle tue spalle, dal tuo incedere così dolce e sicuro, capisco che stai ridendo di gioia, col piacere di sentire il terreno sotto i piedi, il tuo corpo, ancora una volta vivo ma leggero. Hai dimenticato e hai ritrovato tutto. Tutto quanto“.

Baccarini

Gaber-io-e-le-cose-7-luglio

Tieffe Teatro Menotti
via Ciro Menotti, 11 – Milano
dal 21 febbraio al 3 marzo 2013

Abalone Productions/Casa degli Alfieri
Gaber, io e le cose
con Maria Laura Baccarini (voce) e Régis Huby (violino)
regia Maria Laura Baccarini e Elena Bono
testi di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
da un’idea di Maria Laura Baccarini e Elena Torre
arrangiamenti e musiche originali Régis Huby
disegno fonico Giuseppe Barresi
disegno luci Marco Burgher
spettacolo inserito nella rassegna Milano per Giorgio Gaber

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