Calma apparente

Dal 21 al 26 febbraio arriva al Teatro Bellini di Napoli Una casa di bambola, testo teatrale di Henrik Ibsen che nel 1879 destò notevole scalpore e che viene qui riproposto con la traduzione, l’adattamento e la regia di Andrée Ruth Shammah.

Proprio una leziosa casa di bambola è quella che si dispiega dinnanzi agli occhi del pubblico del testo della Shammah. Luci calde, colori pastello, porte alte e pareti candide. Tutto fa da sfondo perfetto alla felicità che Nora, suo marito Torvald e i loro tre figli si apprestano a vivere di lì a poco, grazie alla fresca promozione a direttore di banca da lui ricevuta. E ogni cosa si intona straordinariamente bene anche con la leggerezza di lei, con la sua civetteria, la sua spensieratezza. Marina Rocco – che interpreta Nora – si muove infatti leggiadra nello spazio scenico, saltella, scivola tra gli arredi, riuscendo a rendere tutta l’apparente frivolezza del suo brioso personaggio. Apparente appunto, perché quella che potrebbe essere percepita come una fanciulla indifesa in balìa degli uomini della sua vita, è in realtà un’abile calcolatrice, una donna che sa come ottenere quello che vuole utilizzando a suo vantaggio la sua stessa essenza femminile. Camaleontica, è in grado di individuare la debolezza dell’uomo che le sta dinnanzi e sfruttarla. Così, sia il padre (figura soltanto nominata, ma mai vista sul palco) che i tre uomini in scena (interpretati tutti da Filippo Timi con rapidissimi cambi d’abito), ci risultano, a messa in scena conclusa, poco più che mere pedine nelle sue mani. Che sia il caso di scomodare il femminismo, anche in virtù della svolta – all’epoca scabrosa – che Nora decide di dare alla sua vita nel finale? Forse a un primo sguardo parrebbe di sì, ma una riflessione più attenta conduce su un altro sentiero, ovvero quello che vede nell’interpretazione della Rocco una donna sì vittima del suo tempo, ma anche di se stessa, inconsapevolmente, che non riesce davvero a emanciparsi, neppure nella scelta in chiusura al testo, che appare troppo repentina e poco motivata.

Una casa di bambola, testo che pone a confronto il maschile e il femminile in epoca vittoriana, ebbe di certo molta risonanza a suo tempo, ma ad oggi, era segnata da una rinnovata sensibilità nei riguardi dei temi femministi, risulta forse un po’ surclassato (si veda ad esempio il personaggio di Kristine, anche). La Shammah lo ripropone qui in una confezione perfetta – dalle scenografie alle musiche, passando per le luci e i costumi -., riuscendo a ben rendere l’ambiguità di Nora e scegliendo di stemperare la tensione con degli inserti spensierati affidati prevalentemente a Timi, portatore però di una comicità non sempre perfettamente in linea con il tessuto del testo.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Bellini
via Conte di Ruvo 14, Napoli
dal 21 al 26 febbraio 2017

Una casa di bambola
di Henrik Ibsen
traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah
con Filippo Timi, Marina Rocco, Mariella Valentini, Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Paola Senatore
produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

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