Italia vicina e lontana

Un grande Alessandro Haber nei panni di un leader moribondo ispirato alla figura di Bettino Craxi. Un monologo-ragionamento sulle anomalie italiane e sulle contraddizioni del potere, scaturito dalla penna dello scrittore, attore e regista Vitaliano Trevisan.

Un lenzuolo bianco, liso e leggero, mosso dal vento. Sole accecante che precede oscurità asettiche e fredde, rumore di vento e mare, percezione di sabbia, dune, afa e zanzare, odore di spezie. Un uomo è seduto alla scrivania: indossa due scarpe diverse. Elemosina, accende e spegne innumerevoli sigarette assistito dal fedele maggiordomo, dinoccolato, ironico, elegante, poco loquace. L’uomo è in esilio volontario, in fuga da un’Italia che fino a poco prima era il suo regno. È amaro, rassegnato, stanco. Borbotta e a tratti grida, si lamenta di tutto e al tempo stesso sopporta il dolore causato da un morbo di cui è affetto e che, gradualmente, lo consuma.

Non è solo la storia di un ex “sovrano” morente – ispirata al libro Route Al Fawara, Hammamet di Bobo Craxi – quella raccontata dallo scrittore, attore e regista vicentino Vitaliano Trevisan nella pièce Una notte in Tunisia, interpretata da Alessandro Haber, Pia Lanciotti, Pietro Micci e Martino Duane. Lo spettacolo, diretto da Andrée Ruth Shammah, sui palcoscenici italiani dal 2009, è un’occasione per gettare uno sguardo sul nostro Paese e auscultarne il battito cardiaco in questo particolare momento storico. Trevisan, tramite la voce di Haber, traccia una sorta di resoconto, di bilancio in cui lo spettatore è portato a chiedersi cosa sia accaduto dall’avvento della Prima Repubblica ad oggi e cosa potremmo ancora aspettarci.

Proprio attraverso il corpo in decomposizione del tracotante e carismatico Haber-Craxi, Trevisan realizza una sineddoche, figura che rappresenta uno dei fulcri tematici di Una notte in Tunisia. Le membra malate dell’ex presidente del Consiglio sono la “parte per il tutto”, riproduzione in scala ridotta di un Paese dalle fondamenta d’argilla e forse prossime al crollo. Non mancano, ovviamente, numerosi riferimenti alla realtà attuale: dalla critica contro l’evidente predisposizione degli italiani a scegliere governanti «bassi di statura», alla convinzione che la maggioranza degli abitanti della penisola faccia solo finta di credere alle promesse paradossali e assurde dei politici, passando per i «santi civili» come Gino Piazza, per poi giungere alle regole della Costituzione, considerate valide ma non osservate dai più perché «è da sempre una legge non scritta a tenere insieme il paese».

La patria, la democrazia, la politica e la libertà – che, facendo eco ad Ennio Flaiano, gli italiani non hanno mai amato, preferendo ad esse l’uniformità – sono gli argomenti più affrontati nel corso dei monologhi di Haber, sapientemente interrotti dalla comicità, a volte velata di cinismo, del maggiordomo ex portiere di notte Cecchin – un grande Pietro Micci – riservato, permaloso, acuto, puntuale e affidabile, tanto da non sembrare italiano agli occhi del suo superiore. Proprio a lui Trevisan affida uno dei compiti più ardui: quello di “farsi sceneggiatura” e diventare un copione umano che si rivolga direttamente al pubblico, descrivendo azioni e pensieri suoi e dei personaggi che lo circondano – generando un effetto straniante sul pubblico e al tempo stesso creando un legame fra questo e la scena.

È un sogno del protagonista a predire la fine inaspettata di questa storia: una storia che, come i molti misteri che avvolgono il nostro Paese, si fonda sullo scambio, l’inganno e l’enigma; e che conferma quanto germe d’italianità permanga in tutti gli abitanti del Belpaese. Anche in coloro che lo disprezzano.

Lo spettacolo continua:
Teatro Quirino
Via delle Vergini, 7 – Roma
fino a domenica 22 maggio
orari: dal martedì al sabato ore 20.45; domenica ore 16.45; giovedì 12, mercoledì 18 e sabato 21 maggio ore 16.45 (lunedì riposo)

Una notte in Tunisia
di Vitaliano Trevisan
regia Andrée Ruth Shammah
con Alessandro Haber, Martino Duane, Pia Lanciotti, Pietro Micci
scene e costumi Barbara Petrecca
luci Gigi Saccomandi
mise en abîme Yuval Avital
sperimentazione sonora realizzata da RAI-Direzione Strategie Tecnologiche con il CRIT di Torino e il CPTV di Milano
quadri proiettati sul fondale Piero Guccione

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