Il lato assurdo della normalità

Presso il Teatro Célestins di Lione va in scena Une petite douleur, opera poco conosciuta del drammaturgo inglese Harold Pinter.

Siamo in una casa tipicamente borghese; si tratta della giornata più lunga dell’anno, una splendente mattinata d’estate nella quale i fiori del giardino acquisiscono un profumo e un colore come non mai, e dove il sole è talmente caldo da richiedere l’ombrellone. In questa cornice così apparentemente pacifica e quieta, una coppia si accinge a fare colazione; le solite controversie coniugali, i nervosismi, anche una fastidiosissima vespa che giunge ad angustiare i due. Quando la vespa viene sadicamente catturata e rinchiusa nel barattolo della marmellata, e poi uccisa col tè dopo varie argomentazioni strampalate e inconcludenti, si intuisce come in quella normalità formicoli e vibri qualcosa d’altro, qualcosa di patologico e di assurdo. Tutto ciò per offrire qualche elemento relativo all’ambiente nel quale si svolge A Slight Ache, opera giovanile di Harold Pinter, poco conosciuta e raramente messa in scena nei teatri di prosa. Marie-Louise Bischofberger è invece andata controtendenza, portando in scena, col titolo francese Une petite douleur, la pièce dello scrittore inglese, Nobel per la letteratura nel 2005 e scomparso cinque anni fa; fino all’8 febbraio, lo spettacolo è in corso presso lo splendido e storico Théâtre des Célestines di Lione, e si avvale della nuova traduzione di Gisèle Joly e Séverine Magois. Une petite douleur ha la cupezza del sarcasmo e del cinismo tipicamente pinteriani: lo humor nero, una dose non eccessiva di nonsense, che divengono lancinanti perché emergono da uno spietato realismo. Pinter ci dice che l’assurdo è più vicino di quanto si pensi, perché si annida nelle nostre nevrosi quotidiane, nelle nostre modalità di relazione interpersonali, nei nostri comportamenti e nelle nostre debolezze. E infatti, le miserie della condizione umana si riflettono in quel quadro estivo, tra un fatiscente e aspirante filosofo e la sua servile compagna. Senza un qualche motivo, i due si intestardiscono su un povero venditore ambulante quasi fosse un criminale o avesse un qualche piano diabolico in mente. Per questo i due decidono di accogliere in casa il trasandato e povero barbone, che oltretutto è anche muto. Piuttosto, quella specie di mendicante, pieno di fiammiferi bagnati da vendere, diventa il pretesto per un viaggio interiore dei due protagonisti, per rivelare qualcosa della loro vita, per guardarsi finalmente allo specchio e scoprire la loro triste condizione; per questa ragione l’opera si carica di un forte significato metaforico e simbolico. La regia di Bischofberger è precisa, e usa le luci con perizia e potenza espressiva, e gli attori, Christian Le Borgne, Louis-Do de Lencquesaing e Marie Vialle, sono all’altezza dei profili tormentati dell’opera pinteriana. Una buona occasione per riscoprire un testo di Pinter purtroppo abbandonato nel dimenticatoio, ma che dimostra come il grande drammaturgo, fin dalle opere scritte prima dei trent’anni, avesse uno stile personale e una precisa visione del mondo; e quello stile e quella visione sarebbero poi stati gli strumenti del suo successo e i fondamenti della sua memorabile opera.

Un couple est assis à l’interieur de la maison au petit-déjeuner. C’est la journée la plus longue de l’année, dehors fleurissent les clématites. Devant le jardin en pleine champagne se poste un marchand d’allumettes, et la couple sent menacée la paix. Harold Pinter a écrit A Slight Ache (Une petite douleur) en 1959, quand il avait 28 ans, mais il y avais déjà le sens métaphorique de son oeuvre.

Lo spettacolo è in scena:
Célestins Théâtre de Lyon
4, Rue Charles Dullin – Lione (Francia)
fino a venerdì 8 febbraio
orari: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30

Théâtre des Célestins presenta
Une petite douleur
di Harold Pinter
regia Maria-Louise Bischofberger
con Christian Le Borgne, Louis-Do de Lencquesaing, Marie Vialle

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