La trasfigurazione demenziale del corpo politico

L’edizione di quest’anno dello Short Theatre volge al termine, e gli spazi della Pelanda ancora una volta si sono rivelati gli ambienti adeguati della sperimentazione creativa, dalla danza al teatro.

Gli ambienti asettici e post-industrial della Pelanda dell’ex mattatoio romano, tra tubature di ferro arrugginite, vasche e strutture fatiscenti, sono una delle più belle dimostrazioni dell’efficacia espressiva che determinati luoghi possono assumere, previa una riqualificazione architettonica ma soprattutto culturale; le sale dell’edifico, mantenute nel loro scarno minimalismo scenografico, si sono affidate alla creatività e al talento delle compagnie e dei performers, dove il protagonista principale è sempre stato il corpo, la fisicità come strumento di tensione emotiva in grado di trasmettere tale tensione anche ai fruitori.

Nel settore della danza giovedì 14 settembre è andato in scena (Unitled) Humpty Dumpty, della coreografa e performer Cristina Kristal Rizzo e la musicista francese Sir Alice, un connubio stabilito al Festival d’Avignon all’interno della sezione Sujet à vif, interamente dedicata all’incontro e alla collaborazione tra artisti di diversa natura. Qui il concretismo musicale e l’utilizzo in scena di un sistema di amplificazione dato dai megafoni (che allontana la musica di Sir Alice dalle sue recenti venture pop) sembra rimanere estranea alla coreografia di Rizzo: l’interazione rimane sospesa, per uno spettacolo cerebrale che non ha niente di nuovo, anchilosato a un immaginario di decine e decine di anni fa; toccante il momento del canto balcanico da parte di Sir Alice, ma c’è da chiedersi anche se tale collaborazione sarebbe potuta risultare più efficace se le due protagoniste avessero mantenuto salde le loro posizioni, lasciando perciò l’intero impianto coreografico a Kristal Rizzo, senza portare in scena la figura di Sir Alice.

Di tutt’altro genere Discorso grigio, opera di Fanny&Alexander di cinque anni fa che per la sua natura e il suo legame strutturale con la cronaca e l’attualità politica, nel corso degli anni ha stratificato al suo interno rinnovati riferimenti al presente; un presente che si rinnova, ma che resta sempre lo stesso, perché ancorato alla medesima retorica tipica della politica contemporanea, che pur assumendo forme diverse mantiene il proprio nucleo ideologico invariato. Marco Cavalcoli presenta una performance fisica e recitativa impressionante che restituisce importanza e dignità al ruolo dell’attore-interprete; si tratta di una performance impegnativa e disturbante perché basata sulla reiterazione ossessiva di frasi, slogan, ma anche gesti, espressioni, che come un mantra proseguono per un’ora facendo emergere paradossalmente l’autentica verità di quei gesti e di quelle parole: l’assurdità, la demenzialità, ma anche la vuotezza di senso. Berlusconi, Bersani, ma anche Grillo, La Russa, Renzi…la voce di Cavalcoli rincorre le personalità politiche più significative del nostro presente senza annunciarle o distinguerle nettamente, in un unico flusso indistinto segnato da interruzioni che ricordano un disco che salta, o un glitch elettronico che irrompe strappando il velo seduttivo del potere.

Perché potere è innanzitutto parola e corpo, come dimostrano Cavalcoli e Chiara Lagani, autrice dello spettacolo, ed è sempre nel linguaggio e nel corpo che ironia e mistificazione, delirio e persuasione, volgarità e fascinazione, si scambiano continuamente le parti, lasciando gli spettatori spossati e quasi ipnotizzati, sfiniti dalla tenacia ritmica dello spettacolo. Fanny&Alexander, trasfigurando esteticamente in opera scenica la medesima prassi che, nell’ambito comunicazionale e massmediatico della Seconda Repubblica e della sua implosiva disgregazione istituzionale, sterilizza la riflessione critica dell’elettore, costringendolo a un voto automatizzato e senza profondità, mettono in evidenza tale stortura sociale, denunciando le odierne tecniche di persuasione della comunicazione politica assorbendole nel linguaggio scenico: ciò che domina nella realtà della comunicazione politica della democrazia massmediale viene raddoppiato dal teatro svelando la sua essenza coercitiva, ma anche la sua demenzialità, la sua assurdità, persino la sua ignominia e la sua violenza. Così il teatro ci offre la possibilità di comprendere ciò che nella vita quotidiana siamo soliti subire in maniera irriflessiva.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Short Theatre Festival 12 – Lo Stato Interiore:
La Pelanda. Centro di produzione culturale – Sala 1
Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma
Giovedì 14 settembre, ore 19.15 + 22.15
durata 25′
Sabato 16 settembre, ore 19.00
durata 60′

(Untitled) Humpty Dumpty
di Cristina Kristal Rizzo e Sir Alice
nell’ambito del progetto europeo SOURCE tranARTE, Festival D’Avignon

Discorso Grigio
di Fanny&Alexander
con Marco Cavalcoli
ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis

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