Variazioni sul tema

Al Teatro Cantiere Florida va in scena in anteprima il dittico firmato da Silvia Costa, preceduto, alle 18.30, dal secondo incontro della serie Eye Flow. Sguardi sulla danza contemporanea, condotto da Alessandro Iachino.

La danza contemporanea è un rovello per pubblico e critica da almeno quarant’anni a questa parte e così Versilia Danza, quest’anno, ha deciso di far precedere le performance da piacevoli incontri informali, rivolti a studiosi, artisti, critici ma anche spettatori interessati, per capire un po’ di cosa si stia parlando (un’iniziativa lodevole non solamente per il suo valore divulgativo ma anche per riaffermare la centralità del dialogo in un’epoca di contrapposizioni).

La serata è quindi incominciata alle 18.30 con l’incontro tenuto dal collega critico (e amico: noi di Persinsala giochiamo sempre a carte scoperte coi nostri lettori) Alessandro Iachino che, partendo da un’attenta (ma non pedante) disamina di alcuni spettacoli che hanno sicuramente creato una cesura nel considerare l’universo danza (nello specifico, Calore di Enzo Cosimi e Il cortile di Sosta Palmizi), si è interrogato sui limiti della critica nei confronti di queste nuove espressioni artistiche (negli anni 80 così come oggi). Il confronto che ne è seguito con il pubblico, e al quale ha partecipato anche il critico Giulio Sonno, ha messo in evidenze diversi spunti interessanti, quali la necessità di comprendere cosa sia la danza; se il critico oggi abbia un ruolo e quale (impuro, complice o delegittimato?); se sia corretto dare giudizi ma cosa comporti darli (non identificando il giudizio con una forma di condanna a priori); la differenza tra un’attività critica giornalistica e una di storico delle arti; la situazione corrente nel mondo della danza e le reali aperture (o chiusure) delle istituzioni e del pubblico nei confronti dello stesso.

Un incontro che, nella differenza delle opinioni, ha ben evidenziato quanto sia utile dialogare al di fuori delle logiche di appartenenza e come sia arricchente un dibattito civile lontano dai riflettori televisivi, dove conta solamente chi urla di più.

In prima serata, Silvia Costa (già collaboratrice di Romeo Castellucci) presenta, in un gazebo chiuso, nel giardino/chiostro del Complesso di Monticelli, retto dalle Suore Stabilite nella Carità, la prima parte del dittico dedicato alla poetessa Amelia Rosselli – figlia di Carlo, fondatore del movimento antifascista Giustizia e Libertà, che combatté a favore della Repubblica nel corso della Guerra civile spagnola e fu ucciso in Francia, insieme al fratello Nello, da assassini legati al regime fascista italiano. Un passato difficile, quindi, quello della Rosselli con parecchi fantasmi da esorcizzare e che ne hanno contraddistinto la vita e anche la maturità poetica

Detto questo, proveremo ad analizzare Midnight Snack in base ad alcune considerazioni emerse nel corso dell’incontro. Il primo dubbio è perché inserirlo nella programmazione di danza. In realtà, se scarnificassimo all’essenza la definizione di danza si potrebbe riassumere come “espressione corporea (di matrice antropologica e con basi tecniche) a tempo di musica”. Qui ci troviamo, in realtà, di fronte a una serie di linguaggi ben mescolati e fusi, dalla pantomima alla parola. Ci troviamo di fronte, quindi, a quel panorama anarcoide che è il teatro, nel suo complesso, senza classificazioni o gerarchie, aggettivazioni come “nuovo” o “terzo”, quando il teatro è sempre nuovo se sperimenta forme ed è sempre contemporaneo (anche se si mette in scena Shakespeare) in quanto si fa nel e si confronta con il presente (di cui fa parte anche l’elemento spettatore che, come l’attore, vive nel qui e ora).

Liberata quindi la performance della Costa dalla definizione di danza (che, secondo noi, implica sempre una padronanza tecnica e un’univocità espressiva legata al corpo), si può analizzarla e giudicarne gli esiti nel loro complesso. Il chiostro conventuale di Monticelli è accogliente e intimo, adatto a ospitare e custodire le dissonanze emozionali della Rosselli – ma non tutti i segni posti in essere rinviano a un comune messaggio. In parole povere, il cartello stradale dedicato ai Fratelli Rosselli (nonostante la parentela di Amelia) e la cucina economica suggeriscono un certo universo storico ben determinato, quello del periodo fascista italiano e della donna angelo del focolare e madre dei futuri combattenti. Ora, Amelia Rosselli è una donna che ha vissuto un periodo storico ma anche sociale diverso (ivi compresi i movimenti sessantottini) e la sua esistenza è stata contraddistinta da un impegno e da una presenza anche pubblica di altro segno. In questo senso, quindi, la scenografia non sembra corrispondere all’universo interiore/esteriore della Rosselli, mentre la presenza importante della musica (che forse dovrebbe dialogare anche maggiormente con la parola) è un segno di grande pregnanza per raccontare la sua poetica che è stata sempre connessa con la ricerca musicale. Come scriveva lei stessa: “non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono”. Nel complesso, la performance comunica un certo stato di angoscia e impotenza ma non ben identificato e, se non si leggessero le note di regia, non si saprebbe davvero di fronte a cosa ci si trovi. Lasciandosi trasportare semplicemente dalla musica (ottima prova di Claudio Rocchetti) e dalle emozioni suscitate, soprattutto dalla gestualità posta in essere nel finale, si potrebbe restare affascinati. Ma, di fondo, resta l’amaro per una mancanza di comunicazione che vada aldilà dell’impressione (e la coscienza di essere stati sollecitati con segni non univoci).

A seguire, al Teatro Cantiere Florida, va in scena Upon the hearing of certain dissonances. Qui il lavoro performativo si sfrangia ulteriormente. Le parole si fanno semplici suoni incomprensibili su una base musicale abbastanza prevedibile. E questa scelta non convince in quanto la Rosselli ha sempre avuto rispetto per il contenuto spesso estremamente politico, e la sua leggibilità, come in: “Quale azione scegliere, prevedere, ereditare? / Un pezzo di pane a cane senza museruola / è meglio che questo scrivere in bianchi / versi di getti lacrimogeni, a branchi / di gente tutta senza importanza o museruola”, (da Appunti sparsi e persi, 1966-77). Sfuggono i riferimenti gestuali. Si resta con la piacevole sensazione di aver intravisto qualcosa, forse un frammento onirico dal buco della serratura, ma nulla più.

Aldilà che la performance non ci abbia appieno convinti, complimenti ad Angela Torriani Evangelisti, direttrice artistica di Versiliadanza, per la radicalità della scelta. In tempi di pavidità, il coraggio della perseveranza va plaudito con maggior forza.

Il dittico è andato in scena:
c/o
Suore Stabilite nella Carità
Complesso di Monticelli

via di Soffiano, 3 – Firenze
e Teatro Cantiere Florida
via Pisana 111r – Firenze
venerdì 6 dicembre, ore 21.00

Upon the hearing of certain dissonances & Midnight Snack
ispirato alla figura della poetessa Amelia Rosselli
azione e scenografia Silvia Costa
suono Claudio Rocchetti
produzione Xing/Raum

Lo spettacolo è stato preceduto da:
Eye Flow. Sguardi sulla danza contemporanea
a cura di Alessandro Iachino

 

 

 

 

 

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