Venti di rinnovamento a Milano

lumpa-80x80A una stagione di prosa informata alla tradizione, costruita a misura dei vecchi abbonati, si affiancano proposte spettacolari rivolte a un pubblico più giovane, funzionali a un ricambio generazionale.

Sul palco, imponenti poltrone dello stesso velluto rosso della platea, affollata per la conferenza stampa di presentazione della stagione del Manzoni: quasi una festa, dove i numerosi invitati (oltre alla stampa, gli abbonati vecchi e nuovi), sembrano lì per scambiarsi i saluti del ritorno a casa, dopo le vacanze; una folla generalmente in età avanzata, in mezzo alla quale faccio fatica a individuare i pur numerosi colleghi giornalisti.
Ascoltando la presentazione del direttore generale Alessandro Arnone, si direbbe che qualcosa, al “Manzoni” stia cambiando.
Non tanto la stagione di prosa propriamente detta. Qui si allineano, come da tradizione, lavori di sicura presa sul pubblico dei fedelissimi: commedie d’antan passate al collaudo del cinema (Quando la moglie è in vacanza), magari già sperimentate nei festival estivi (Boeing Boeing, Trappola mortale); trasposizioni teatrali da romanzi ormai classici (Il bell’Antonio, di Vitaliano Brancati); testi di sicura affidabilità (Uomo e galantuomo, di Eduardo); una rievocazione dannunziana, nei 150 anni dalla nascita del Vate, affidata però a un DJ (Gabriele D’Annunzio tra amori e battaglie).
Anche la stagione musicale ripropone, alla domenica mattina, l’ormai storico “Aperitivo in concerto”, col felice ritorno del Soweto Gospel Choir.
Le novità stanno in due nuovi filoni: “Movimento” e “Cabaret”
Nel primo filone, troviamo proposte di danza contemporanea (un ambito un tempo un po’ di nicchia, ma ormai appezzato da un pubblico sempre più vasto e trasversale); un omaggio a Bejart del Victor Ullate Ballet di Madrid; Le quattro stagioni, di Spellbound Contemporary Ballet); ma anche le raffinatezze della tradizione polacca di teatro di figura di The best of image; i beffardi linguaggi espressivi dei danesi di Neander teater con Blam!; e le maschere grottesche di Hotel paradiso, di Familie Flöz, di Stoccarda.
Ma dove la scommessa della direzione artistica sembra ancora più innovativa, è nell’ultimo filone, che reca come sottotitolo “Ridere per ridere”. Sarà stato per l’ora ormai tarda (erano passate le due del pomeriggio), o per la chimera del raffinato buffet che attendeva nel foyer ma, a questo punto, molte file della platea andavano svuotandosi. Sul palco, in abbigliamento decisamente non rituale, una banda di giovani si dava spiritosamente da fare per spiegare alla presidente onoraria, la signora Walda Foscale, eroicamente rimasta in prima fila, che non ci sarebbero stati nudi, né parolacce. Ma sui volti degli anziani rimasti, gentiluomini compassati, eleganti signore dai capelli bianchi, dalla messa in piega inappuntabile, coglievo espressioni un po’ sconcertate. Si parlava del “Derby”, dello “Zelig”; Alessandra Faiella, con porgere accattivante, illustrava Stasera non escort, a più riprese interrotta da una vivace brunetta in maglietta bianca e jeans che, appollaiata con nonchalance sulla poltrona dove, un’ora prima, si era seduto compostamente l’amministratore delegato Alberto Carletti, asseriva con maliziosa fierezza di essersi trovata, lei stessa, a lavorare col numero uno delle escort italiane: Nicole Minetti.
Oltre a queste novità, sulle quali i lettori potranno documentarsi leggendo il programma completo in fondo all’articolo, è da segnalare Dinner & Show, una proposta, peraltro praticata da decenni nei grandi teatri europei, che consentirà, la domenica sera, di consumare una cena a buffet prima di accedere allo spettacolo di cabaret.
Si direbbe che la direzione artistica e organizzativa del teatro abbia inteso allargare il ventaglio delle sue offerte, con un occhio di riguardo alle nuove generazioni (anche la grafica dei manifesti ha subito un visibile svecchiamento). Certo una oculata scelta di mercato; ma anche una svolta di politica culturale di cui rallegrarsi.
Poco più tardi, nel foyer. mentre sorseggiavo un calice di prosecco, dopo aver tentato, senza successo, di accedere alle ultime, appetitose tartine superstiti della gastronomia creativa del “Fioraio Bianchi Caffè” (nuovo partner del teatro), un collega mi faceva notare la non casuale concomitanza di questo nuovo corso con la firma, da parte del massimo patron del “Manzoni”, dei referendum radicali, un tempo bollati dai benpensanti come anarchici e sovversivi.

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