Edipo continua a porci domande: perché non darci risposte diverse?

All’Elfo di Milano uno spettacolo sul mito greco dalla messinscena interessante. Ma dalla sostanza poco coinvolgente.

Certo: ci parla ancora. Certo: l’hanno affrontato poeti di tutti i tempi (adesso anche donne, ma tant’è). Certo, mettendo insieme frammenti da Sofocle a Thomas Mann e Jean Cocteau si può costruire un testo suggestivo e potente che ripercorra il miro e la tragedia di Edipo. Ed è questo che è stato fatto da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia in questo Verso Tebe. Variazioni su Edipo, in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano.

Ma il dubbio è: tolto il gusto di proporre ai lettori questo pot pourri edipico, qual è il senso dell’operazione? Nel 2020, se si vuole, giustamente, uscire dalla tragedia di Sofocle e rileggere il mito perché non si ha più coraggio? Lo spettacolo dell’Elfo gode di un’ottima scena. Si entra e si pensa: vedremo qualcosa di emozionante. Invece no. Per tre motivi.

I primi due tecnici: per una pièce che in fondo sta in scena una ventina di giorni, gli attori non potevano fare lo sforzo di imparare la parte a memoria? Quei fogli che volano qui e là, e li costringono a piegare continuamente il collo verso il leggio, li trasformano in curiosi uccelli che perdono immense penne.

Due: se proprio bisogna usare i microfoni, perché quegli orridi gelati che ne impediscono il libero movimento delle mani, impastano le parole, uccidono i sussurri e rendono incomprensibili le parti recitate a coro? Bruni è un istrione dalla voce magnifica, che ama la sua voce magnifica e ne abusa. A lui proprio il microfono fa torto. I ragazzi che lo circondano, a partire il giovane barbuto messo a fare Giocasta (Mauro Lamantia) sono su un altro livello. Spesso non eccelso. È più bravo Valentino Mannias nei panni di Edipo, tranne che verso la fine si fa trascinare da un’enfasi un po’ ambigua (più che addolorato sembra ubriaco). Ma il narratore Edoardo Barbone passa a fatica l’esame. E l’insieme appare farraginoso.

Soprattutto perché non si capisce dove vada a parare. Ricostruisce la vicenda di Edipo come tutti la conosciamo, il contrasto irrisolto tra colpa (ma quale colpa ha Edipo?) e destino (che parola inspiegabile). Perché non tentare un passo in più? Perché non ragionare su questa meravigliosa e tragica coppia fondante, Giocasta ed Edipo, che ricorda più da vicino di quel che si possa pensare quella cristiana della Madonna e Gesù? Non è forse Edipo una magnifica riflessione sul tentativo di madre e figlio di fare a meno del padre? E Giocasta non sceglie l’incesto? Non punta su Edipo perché non ha saputo che farsene di Laio? Perché poi nessuno riflette sul suo suicidio?

Insomma, una lettura più moderna avrebbe reso anche meno evidenti le incertezze della messinscena.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder

Corso Buenos Aires 33 – Milano
fino al 1° marzo 2020, ore 21,00 (domenica 16,30)
visto il 13 febbraio

Verso Tebe. Variazioni su Edipo
di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
con Edoardo Barbone, Ferdinando Bruni, Mauro Lamantia, Valentino Mannias
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo
(durata: 1 ora)

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