Forse era troppo puntare su Marte

Gabriele Paolocà e Michele Altamura si inventano uno spettacolo di simil-fantascienza. Ma mirano troppo in alto per i loro mezzi.

Ottima idea. Immaginare che cosa accadrebbe sulla Terra se davvero fosse cominciata la colonizzazione di Marte. Divertente l’uso dei video social con la testimonianza di una serie di persone, più o meno svitate, che per il Pianeta rosso partirebbero domani. Noioso il video della cava tinta di rosso e punteggiata di copertoni (era poesia?). Un pasticcio la realizzazione.

Perché Michele Altamura e Gabriele Paolocà, che cura anche la drammaturgia di Vieni su Marte, visto al Teatro i di Milano, hanno sopravvalutato sia i loro testi sia le loro capacità interpretative a cominciare dalla versatilità linguistica. E quindi, tanto per fare un esempio, è vero che imitano molte cadenze dialettali, ma a volte in modo tutt’altro che spontaneo e verisimile. E poi il grottesco, alla lunga, annoia. Soprattutto se il testo dice poco. Che cosa volevano rivelare: che colonizzeremo Marte come abbiamo fatto con la Terra? Ovvero in modo brutale. E sia. Ma qui, il più improbabile di tutti è proprio il marziano che ha tutto da guadagnarci a imparare a leggere Novalis. Volevano raccontare che sulla Terra siamo dei poveri cristi anche piuttosto svitati? E sia, ma che stereotipi nella realizzazione cabarettistica dei tipi che passano in rassegna. Insomma, ci si annoia. E dispiace. Perché, davvero, l’idea di partenza era ottima. Per inciso: ottime anche le luci, il che non è poco.

Lo spettacolo è stato in scena
Teatro i

Via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
fino al 17 dicembre 2018
visto il 17 dicembre alle 21,00

Vieni su Marte
di VicoQuartoMazzini
con Michele Altamura e Gabriele Paolocà
drammaturgia di Gabriele Paolocà
scene di Alessandro Ratti
luci di Daniele Passeri
Coproduzione VicoQuartoMazzini / Associazione Culturale Gli Scarti
(durata: 70 minuti)

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