La corazzata Under 25 – Atto Secondo

Prosegue il nostro percorso conoscitivo degli Under 25 di Dominio Pubblico e della loro creatura All In – chiamata alle Arti.

Questa volta abbiamo incontrato Vincenzo, Elisa e Fabio, rispettivamente un attore, una studentessa di sceneggiatura e drammaturgia e un matematico, che, tra le altre cose, ci hanno raccontato come sono riusciti a scovare sponsor e finanziamenti e a costruire per intero un bando di partecipazione artistica.

Nel precedente incontro che abbiamo avuto con i vostri compagni/colleghi, ci è stato detto che tutti avete in qualche modo partecipato alla creazione del bando. Ci volete raccontare quali sono state le difficoltà che avete incontrato e chi o che cosa vi è stato d’aiuto?
(TUTTI)
«Sulla definizione generale del bando è stato fatto un lavoro di gruppo, ne abbiamo discusso tutti insieme. Poi nell’atto pratico la stesura è stata di competenza di Fabio e Antonello Cirulli (che abbiamo conosciuto nella precedente intervista). Nel percorso generale siamo stati guidati dai direttori artistici di Dominio Pubblico, anche per quel che è riguardato la definizione del bando stesso. Abbiamo fatto una ricerca su bandi già attivi anche riguardanti altri settore, abbiamo letteralmente pizzicato le idee che più ci piacevano e siamo comunque partiti da un modello a cui ci siamo ispirati. Il bando comprende cinque sezioni, quindi teatro, cinema, musica, arti figurative e abbiamo provato anche con la danza anche se da questo fronte non abbiamo raccolto molti frutti. Fatta una bozza iniziale, individuate le categorie che ci interessavano, poi in effetti le difficoltà sono state davvero minime. Abbiamo puntato alla chiarezza dei contenuti più che al cavillo burocratico.»

Affrontiamo la spinosa questione sponsor e autofinanziamenti: quali sono stati i canali attraverso cui avete deciso di agire e quale è stata la risposta/reazione che avete ricevuto?
Elisa Capobianco: «Inizialmente ci siamo rivolti a tutti coloro che abbiamo trovato nelle zone limitrofe del Teatro Argot e dell’Orologio: negozi di alimentari, pub, erboristerie e tutto quello che ci sembrava potesse essere interessato. Le reazioni inizialmente sono state di diffidenza, come è giusto che sia. Ci siamo presentati come i membri di un progetto patrocinato dall’Argot e dall’Orologio – inizialmente non avevamo ancora gli spazi che ci sono stati concessi da Zètema – e le reazioni sono state diverse: chi ha rifiutato di netto, chi ha dato cenni di interesse verso il bando ma poi non ha concretizzato. Quindi, col senno di poi, abbiamo capito che la ricerca degli sponsor deve partire sì con anticipo ma in maniera più serrata e pressante, oltre che con una selezione più precisa. Ci siamo resi conto che i piccoli commercianti spesso non hanno la possibilità di finanziare progetti, quindi se dovessimo cambiare qualcosa sicuramente ci rivolgeremmo primariamente ad aziende come alcune grandi catene di supermercati. Ma la nostra ricerca ha dato i suoi frutti, perché siamo riusciti a trovare, con disponibilità molto sbilanciate, piccoli commercianti che hanno deciso di finanziare le serate con gli aperitivi: il contributo poi è risultato proporzionato alla disponibilità di investimento. E noi, ovviamente, non ci siamo sentiti di rifiutare nulla».
Vincenzo Nappi: «Per quel che riguarda giornali, riviste online, siti, radio, ecc., è stata fatta una lista e sono state contattate tutte spiegando chiaramente il progetto. In questa operazione è rientrata la serata di autofinanziamento organizzata grazie all’appoggio di Locanda Atlantide che si è svolta venerdì 4 aprile. La serata ha visto il contributo amichevole di cinque giovani band – Claire, Union Drama, Poca Roba, Third Impact, The Old School – e la proiezione del corto teatrale Froci. La serata è poi proseguita con un djset ospitato da Locanda Atlantide con Mondo Cane e Kaligola Disco Bazar. Il ricavato di questa serata andrà a integrare quello che ci forniranno gli sponsor per gli aperitivi che saranno offerti durante la settimana di rassegna. La scommessa vera è stata quella di far capire a chi si occupa di tutt’altro nella vita, quale sia il nostro vero intento, ovvero quello di mettere a disposizione l’arte dai giovani, quali noi siamo, per i giovani. E non dimentichiamo che alla conferenza stampa del 9 aprile presso il Museo di Roma in Trastevere, ovviamente, sono tutti invitati!»

Veniamo alla rassegna vera e propria, All In – chiamata alle Arti che si svolgerà dal 14 al 18 aprile. Come sarà strutturata e organizzata?
Fabio Durastante:
«Un piano dell’opera è quello di ospitare ogni giorno, sfruttando i quattro spazi a nostra disposizione ovvero l’Argot e l’Orologio e poi il Museo di Roma in Trastevere e Palazzo Braschi messi a disposizione da Zètema, eventi relativi a ognuna delle sezioni della rassegna. Quindi un corto cinematografico, un concerto, uno spettacolo e una delle mostre permanenti ospitate nei teatri. Per quel che riguarda le mostre abbiamo scelto due illustratori, un fotografo, un fumettista e un’artista che lavoro con olii su tela.»

La rassegna è ormai alle porte e sarete quindi arrivati a una selezione definitiva dei partecipanti. Senza svelare troppo sui loro lavori, diteci invece che tipo di risposta avete avuto: si tratta di artisti solo di provenienza romana o avete raccolto partecipazioni da altre regioni?
(TUTTI) «Abbiamo avuto richieste un po’ da tutta Italia nonché da persone che al momento si trovano all’estero. La notizia si è fortunatamente allargata e la comunicazione ha funzionato. Vista la diversa provenienza abbiamo anche cercato di stipulare delle convenzioni con alberghi e B&B della zona per poter offrire il più possibile una situazione confortevole, ma non è stato affatto facile e purtroppo in questo non siamo riusciti a ottenere quello che speravamo. Quindi per ovviare a questo problema abbiamo cercato di studiare una programmazione artistica che facilitasse quanto più possibile i partecipanti, impegnandoli una sola giornata e, al massimo, una notte di pernottamento. Premettendo che il ricavato totale della rassegna andrà tutto alle compagnie con una divisione il più possibile equa, l’ulteriore difficoltà che abbiamo incontrato è stata quella di coprire le spese tecniche come, ad esempio, tutto il service per i concerti. Abbiamo a nostra disposizione un fondo economico di tremila euro messo a disposizione dalle sottocrizioni arrivate a Dominio Pubblico dal I Municipio, col quale stiamo coprendo le spese tecniche e di stampa. C’è poi l’A.T.C.L. – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio che ci copre dal punto di vista della S.I.A.E. ed è davvero un grande aiuto per noi.»

Uncut: considerazioni finali di una chiacchierata.
«Siamo particolarmente contenti della serata alla Locanda Atlantide perché siamo riusciti a dare visibilità a band di musicisti giovanissimi, addirittura una di loro aveva partecipato al bando ma non essendo riusciti a inserirli nella rassegna li abbiamo immediatamente ricollocati in questo evento che è comunque una bella vetrina. Da questa ricerca “musicale” è venuto fuori che, oltre che essere una piazza molto ambita, quella romana è però di difficile raggiungimento per dei giovani musicisti emergenti. Dunque così il cerchio si chiude!»

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