Fuoco di paglia

Dal 12 al 15 gennaio il Fabbricone di Prato ospita Virgilio Brucia della Compagnia ANAGOOR.

Un’operazione poco comprensibile quella di ANAGOOR, che mescola un reading in latino dell’Eneide, a videoproiezioni che sembrano sensibilizzare contro gli allevamenti intensivi di bestiame (trovata sempre alla moda, inserita ormai spesso senza un reale senso scenico), al canto e alla presenza di molti interpreti passivi che creano momenti corali freddi e immobili.
Se Virgilio brucia, produzione del 2014 in cartellone al Fabbricone di Prato, vuole essere un bricolage di scene e di autori eterogenei (inseriti brani, come si legge tra i credits, di Hermann Broch, Emmanuel Carrère, Danilo Kiš, Alessandro Barchiesi, Alessandro Fo, Joyce Carol Oates); se mira a rendere immutabile il contenuto letterario variandone la forma, secondo gli stilemi attualmente in voga nel teatro contemporaneo, infarcendo il tutto di simboli (il suono delle api), rituali (la raccolta del miele), di campionamenti musicali e di un uso ormai smodato del microfono, allora l’intento è riuscito.
Se lo scopo era interrogarsi sul rapporto tra potere e poesia, sulla figura del poeta a servizio dell’impero, oppure aprire squarci sulla violenza ineffabile, sul dolore indicibile dei versi dell’Eneide, allora forse: Houston abbiamo un problema. O alcuni tra noi, spettatori e critici, sono incompetenti e non all’altezza di spettacoli didattici e intellettuali, oppure certe performance sono ben corazzate da convincenti promoter e dall’opinione generale di un certo establishment teatrale italiano, per cui ciò che è strano è necessariamente bello.

Quella che convince è la prima scena, dove la recitazione dell’interprete femminile non fa rimpiangere la scomodità dei sovratitoli, tanto la morbidezza e la dolcezza della sua voce riescono a coinvolgere emotivamente, in un attimo in cui i significanti e i significati sembrano giungere a una tregua, abbracciandosi. Estraniante e insieme familiare è il canto dal vivo, perfettamente accordato, delle due performer, in un groviglio insieme minimale e intricato di armonizzazioni. Il rendez-vous tra la memoria genetica dei popoli e l’incognita, qui, è particolarmente felice, schiude fessure sul tempo e sulle origini, su una frequenza elettronica che provoca ordine eppure caos.
Al contrario, l’enfasi declamata dell’ultima scena, sottrae luce ai versi, quel precipitare del firmamento in una sofferenza sovrumana.
Guerra e pace, o solo stasi?

Lo spettacolo continua:
Teatro Fabbricone

via Ferdinando Targetti, 10/12 – Prato
fino a domenica 15 gennaio
orari: feriali ore 21.00, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30

ANAGOOR in:
Virgilio brucia

con Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari, Marta Kolega, Gloria Lindeman, Paola Dallan, Artemio Tosello, Emanuela Guizzon, Monica Tonietto e con la partecipazione straordinaria di Marco Cavalcoli
video concept Simone Derai, Moreno Callegari e Giulio Favotto
direzione della fotografia Giulio Favotto / OTIUM
editing Moreno Callegari e Giulio Favotto
sound design Mauro Martinuz
regia Simone Derai
scene Simone Derai, Luisa Fabris e Guerrino Perosin
musiche Mauro Martinuz
arrangiamenti musiche tradizionali, composizioni vocali originali e conduzione corale Paola Dallan, Gloria Lindeman, Marta Kolega, Gayanée Movsisyan Byzantine chant e Kliros tratti da Funeral Canticle di John Tavener
beats Gino Pillon
drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi
testi ispirati dalle opere di Publio Virgilio Marone, Hermann Broch, Emmanuel Carrère, Danilo Kiš, Alessandro Barchiesi, Alessandro Fo e Joyce Carol Oates
regia Simone Derai
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto, University of Zagreb-Student Centre in Zagreb-Culture of Change
Anagoor è parte di Fies Factory e APAP-Performing Europe

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