Fisiko! Il focus della Stagione di Fuori Luogo dedicata alla performance e al teatro danza si può oramai definire una tradizione di primavera per il territorio di Spezia e dell’alta Toscana. Una tradizione che quest’anno diventa Festival internazionale.

Anche quest’anno nuove energie creatrici provenienti da tutta Europa si sono incontrate per condividere le loro “azioni cattive”, azioni ribelli, azioni che rivendicano scelte libere e necessarie all’interno della creazione e attraverso il linguaggio del corpo.
Nel suggestivo spazio dell’Ex Ceramica Vaccari, in ambienti dalla forte personalità e dai nomi evocativi, nella giornata di sabato 27 aprile, tre spettacoli hanno interrogato il pubblico.

Pasta e lava di My Homeless Lover (Eddie Oroyan & Jessica Eirado Enes) è un lavoro grazie al quale si è travolti dal caos creativo, uno spettacolo sfidante. Un confronto, un mostrarsi del percorso stesso di esplorazione, gioco e vagabondaggio nella creazione. Il ribollire e l’eterno rimettersi in discussione di un magma creativo che non lascia spazio, in uno slittamento continuo in situazioni e immagini successive.
Divertiti e divertenti, i due performer ci lasciano delle visioni eccentriche e talvolta pensose, come una sorta di creazione, genesi e, poi, eucarestia pasta farina. Figure di lotta e seduzione fra i sessi, caratterizzata in tutti i tempi, le epoche e gli spazi, dalle stesse dinamiche di attrazione, violenza, incomprensibile e misteriosa distorsione di identità.

Ne Il Maleficio di Alessio Romano, tratto dal primo lavoro teatrale di Gabriel García Lorca, Il Maleficio della Farfalla, il pubblico è accolto in uno spazio intimo, dall’atmosfera quasi sotterranea, e assiste alla performance disposto a ferro di cavallo attorno alla scena, ricevuto da un cameriere anni 20. Il pavimento è costellato di lampadine (sistemate su appostiti supporti), che puntellano lo spazio come stelle o fiori di campo – i due ambienti che ci troveremo a esplorare durante la narrazione. In questo spazio si agita come un insetto il performer, nel colore aranciato e caldo delle lampadine, nel loro spengersi e accendersi, interrotte in momenti significativi solo dalle due luci di taglio, di colore freddo, posizionate a terra.
Quattro voci registrate (ma dello stesso attore, l’ideatore e regista Romano), si rincorrono nel raccontare la storia, morte e trasfigurazione, di scarafaggi e poeti: meditazione sul ruolo e senso della poesia e del poeta, della sua sofferenza, la sua vocazione – come destino e maledizione – di solitudine e incomprensione.
Mentre il pubblico ascolta il racconto, il performer restituisce lampi, piccoli tratteggi e metamorfosi della storia. Nell’ascolto si ricrea la suggestione di uno spazio che stimola la visionarietà dello spettatore, in un meccanismo tutto giocato sul più potente sistema grafico esistente, l’immaginazione umana.
Un lavoro che si fa esso stesso poesia nel finale, in cui si attraversano sogni e regni di esistenza, fra prato e paradiso, aldiquà e aldilà. La morte è un velo in cui le immagini si volgono: lo scarafaggio si trova in paradiso, risvegliato.
Ed ecco il ritorno del cameriere risvegliato a sé stesso, forse per ripetere nuovamente questo destino di narrazione, smarrimento e dolore con altri ospiti/spettatori; forse perché intrappolato in questa specie di tana sotterranea, e obbligato a riproporre (magari all’infinito) i medesimi gesti: accoglienza, rappresentazione, risveglio, cacciata del pubblico.

La serata si chiude con Madre di Balletto Civile. Secondo studio e splendida epopea sul ruolo della madre, in cui donna, uomo, figli e generazione sono i cardini di un dramma ciclico che esiste da sempre e che non ha mai fine.
Madre, nucleo e soprattutto luogo metafisico complesso e avviluppato della generazione e della vita. Madre, figura del destino.
Padre, che in questa danza eterna di procreazione, di tensione fra maschile e femminile, ha un ruolo fondamentale (non esiste madre senza maschio – almeno per ora).
E poi il figlio, al quale la madre dona e trasmette un destino (talvolta come una maledizione, nella figura della donna rivoluzionaria), o di cui ella stessa subisce il destino (come nella figura di Maria, madre di Cristo, condannata a soffrirne la Passione).
Madre è un ricco e stimolante sobbollire di idee e suggestioni, in cui la cura dei segni, delle musiche, dei testi, tesse sequenze di immagini, scene antiche e contemporanee, salti nelle ere del mondo, che coesistono tutte insieme sul piano dell’eterno. Folgorante l’inizio, con la maschera di un matto/clown infernale, degno di un incubo, che introduce il prologo. Momento intenso non solo nella presenza inquietante della figura ma anche nella sua costruzione musicale, con quei salti che risuonano diffondendo un sapore arcaico, misterioso, cupo: stiamo entrando nelle viscere dell’umano.
La maliarda, vestita di bianco, accompagnata da fedeli compagne – le streghe che rimangono sullo sfondo – porta in dono al ballerino di salsa e agli altri maschi l’inferno dei segreti più reconditi. Donna, custode dell’orrido, del mistero più profondo, testa mozza insanguinata. La donna è strega, sacerdotessa, madre, iniziatrice ai misteri, assassina, folle di fatica o di dolore.
L’intellettuale e poeta in triciclo, ridicolo, serio e serioso, intenso, condensato, che si fa piccino in un baleno, canta le sorti di umani eterodiretti da entità superiori (forse l’istinto? Forse gli ormoni? Forse la vita che si serve delle creature per continuare a esistere? Oppure gli dei che continuano a giocare con noi?).
Perdendosi dentro il mistero della sfida della maternità, dello sconvolgimento e dello stravolgimento, della perdita di identità, della follia e della fatica estrema, la madre/regina, aiutata da una nutrice che è il matto/clown iniziale, messo diabolico aiutante della vita (altro segno intrigante e fortissimo, a pensarci), è preda della pazzia e diventa madre assassina, risucchiata da dentro nel gorgo, nella fucina della vita.
Che cos’è quella maschera che le risucchia il volto – maschera fatta con ciò che erano i suoi figli?Madre del dolore, della sofferenza, della schizofrenia; madre disperata accanto al corpo del figlio morto. Prima, canto ed esaltazione che piega e volge nel suo reale corrispettivo: un dolore indescrivibile e inimmaginabile.
Visioni, queste, che si succedono. Tanti sassolini che pongono la grande domanda: nei cicli eterni della vita e della generazione, fra danze che si ripetono uguali da sempre, nell’eterodirezione, nel dolore, nella confusione, dove sta la mia libertà?
Cambiano i danzatori e i ruoli si succedono nella grande danza in circolo, ma la successione di gesti è sempre la stessa. E qui, in particolare, sentiamo forte il tema della rivoluzione (argomento dichiarato di questo lavoro nelle note di sala), come movimento eterno da cui non si riesce a uscire, proprio come la terra e gli altri pianeti, bloccati in un’orbita in equilibrio fra fuga verso l’infinito e caduta nella distruzione.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Fisiko!, Festival internazionale di “cattive azioni”
varie location all’interno del complesso industriale dell’Ex Ceramica Vaccari
Santo Stefano Magra (SP)

ore 18.30, Galleria Cardelli Fontana
My Homeless Lover (Eddie Oroyan & Jessica Eirado Enes) presentano:
Pasta e Lava
di e con Eddie Oroyan e Jessica Eirado Enes
musica Eddie Oroyan

ore 20.30, Skate Park
Il Maleficio
idea e regia Alessio Maria Romano
tratto da Il Maleficio della Farfalla di Federico García Lorca
performer Isacco Venturini
luci Matteo Crespi
sound designer Davide Tomat
tutte le voci registrate sono di Alessio Maria Romano
consulenza sound G.U.P. Alcaro
registrato al Superbudda studio di Torino
il lavoro fonico è registrato in quadrifonia

ore 21.30, Opificio Calibratura
Michela Lucenti/Balletto Civile presentano:
Madre
(secondo studio)
ideazione/regia/coreografia Michela Lucenti
assistente alla regia Enrico Casale
creato con Alessandro Pallecchi Arena, Monica Bianchi, Faustino Blanchut, Maurizio Camilli, Ambra Chiarello, Demian Troiano Hackman, Michela Lucenti, Filippo Porro, Emanuela Serra e Giulia Spattini
disegno sonoro Tiziano Scali
disegno luci Stefano Mazzanti
costumi Chiara Defant
produzione Balletto Civile, Festival Resistere e Creare – Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Dialoghi, Residenze delle Arti Performative a Villa Manin, Teatro la Cucina-Olinda Onlus, Festival Oriente Occidente – Rovereto
con il sostegno del MIBAC
si ringrazia Fondazione Teatro Due Parma

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