Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

elfo-pucciniIn Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, in programma al teatro Elfo Puccini, le vicissitudini della paladina birmana della pace.

Piace soprattutto perché non è un’agiografia, sebbene la complessità del personaggio rischiasse di tendere un tranello al regista. Rischia, però, di far perdere l’attenzione data la sua lunghezza: due atti per 135 minuti complessivi, inframezzati da un intervallo di un quarto d’ora. Va via un’intera serata per assistere a Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, lo spettacolo realizzato dalla compagnia Teatro delle Albe di Ravenna – la stessa che mise in scena la vita di Marco Pantani – e portato in scena all’Elfo Puccini di Milano. Protagonista è la leader dell’opposizione birmana, premiata con il Nobel per la pace nel 1991.

La sua vita è un rosario lungo settant’anni, denso di avvenimenti. Politica e diritti civili, non violenza ed eguaglianza: questi i principi che da sempre muovono la figlia dell’ex guida del Paese, il generale comunista Aung San, ucciso quando la protagonista aveva solo due anni. Aung San Suu Kyi ha viaggiato molto, studiò scienze politiche e trovò l’amore in Inghilterra, terra di antichi dominatori (la Birmania si liberò dall’egemonia inglese successivamente alla Seconda Guerra Mondiale, dopo oltre 120 anni di dominio). Un passaggio della vita, quest’ultimo, che il regime militare al potere dal 1964 in Birmania non le ha mai perdonato, costringendola a vivere all’estero per oltre tre decenni.

Ma dalla fine del 1990 in poi, nessuno è riuscito a ostacolare il ritorno in patria della dissidente. Il ritratto che ne emerge nello spettacolo è quello di una donna forte, ma anche terribilmente sola, emarginata da un regime che la riconosce – pur non ammettendolo – come l’unico interlocutore in grado di spezzare un’egemonia politica che dura ormai da cinquant’anni. Eccezionale risulta l’interpretazione che restituisce Ermanna Montanari (premio Eleonora Duse 2013) di una donna dall’aspetto fragile, ma dal nerbo d’acciaio, spina nel fianco di un regime che avrebbe voluto “oscurarla” al mondo.

In attesa delle prime elezioni democratiche in programma in Birmania e all’immediata vigilia della festa della donna, vale la pena ricordare questa figura femminile, oggi libera, ma non del tutto. A novembre, nella sua terra si voterà il nuovo Parlamento, chiamato poi a scegliere il nuovo capo di Stato. Aung San Suu Kyi non sarà della contesa. La sua colpa, messa nero su bianco sulla Costituzione, è quella di aver sposato uno straniero.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33, Milano
Dal 3 al 12 marzo 2015

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi
di Marco Martinelli
regia di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari
scene e costumi Ermanna Montanari
musica Luigi Ceccarelli
con Ermanna Montanari, Roberto Magnani, Alice Protto, Massimiliano Rassu
produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione

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