Le tre M che sconvolsero il mondo

La creatività artistica si sposa spesso con le istanze sociali che fanno la storia: a Ravenna Festival va in scena Vittoria sul sole – l’opera che anticipò la Rivoluzione d’Ottobre.

Majakóvskij, Mejerchol’d, Malevič. La poesia, il teatro, la pittura. Nessun linguaggio espressivo fu più lo stesso dopo la loro personalissima rivoluzione, nessun artista oggi può fingere di non avere un debito nei loro confronti (potreste immaginare i rossi di Rothko senza la tensione del bianco su bianco del maestro del Suprematismo?).
In un clima – quello attuale – in cui si tende sempre più verso l’omologazione, l’asservimento ai gusti di un pubblico piccolo borghese interessato solo a vedere confermate le proprie mediocri certezze, in cui tante amministrazioni comunali pretendono di dirigere anche le scelte culturali tendendo a un populismo da reality show, il Ravenna Festival propone – in controtendenza – uno spettacolo che non ammicca né compiace, non indirizza né ripropone in salsa teatrale l’ovvio, il banale, il soporifero televisivo.
Vittoria sul sole è la roboante macchina da guerra delle istanze poetiche del Futurismo russo che, insieme all’italiano, sebbene movimenti artistici imprescindibili del Novecento, sono stati obliati per motivi politici e recuperati, nel loro valore profondamente rivoluzionario, solo in anni recenti. Una serie di quadri anti-narrativi che, nel 1913, sembravano già inseminare il futuro linguaggio cinematografico e che, nella neutralità o sospensione temporale e nella perdita di valore dell’azione e interazione tra i personaggi, troverà epigoni illustri – da Wenders a Godard, da Resnais a Ferrara. La messa in scena delle parole in libertà di marinettiana memoria. L’inconsapevole mise en espace della vita e delle opinioni di un Tristram Shandy.
Ma non solo. Perché a fare da scenografico sfondo a una serie di quadri anti-narrativi sono i disegni di Malevič (proiettati in video sull’emblema stesso dell’arte suprematista, ossia il Quadro nero su fondo bianco, 1913/1915).
Gli anni Dieci del Novecento, del resto, oltre a liberare l’espressione artistica figurativa dai diktat del realismo e della riproduzione dal vero – (dal Suprematismo al Futurismo e al Cubismo), per raggiungere “l’estasi della libertà non-oggettiva”, come scriverà Malevič nel suo celebre Manifesto del 1915, al quale contribuì anche Majakóvskij – grazie anche alle aperture di senso operate precedentemente dagli impressionisti, dai nabis e dai fauve, vedono la messa in discussione dell’intera produzione culturale. Se gli scrittori adottano il flusso di coscienza (l’Ulysses di Joyce è pubblicato nel ‘22), gli autori teatrali frantumano il personaggio e la sua coscienza (Pirandello), sospendono il tempo (Maeterlinck scriveva I ciechi già nel 1890), rinnegano l’aderenza psicologica del personaggio (sarà Mejerchol’d a teorizzare l’attore biomeccanico e Craig la supermarionetta); Vittoria sul sole può dirsi non solamente un prodotto di quel ricco humus rivoluzionario, ma una sintesi delle varie innovazioni in campo poetico, pittorico e teatrale.
Il risultato, oggi come nei 1913, può essere considerato, a pieno titolo, d’avanguardia, dato che gli anni ‘20/30 hanno riportato le arti dentro binari maggiormente rassicuranti e l’afflato innovatore non è più spirato, forse, con la potenza necessaria a coinvolgere interi continenti, incidendo anche nelle coscienze e legandosi a rivendicazioni altre.
Lo spettacolo non ha quindi né una trama, più o meno lineare; né personaggi delineati psicologicamente; né un testo costituito da dialoghi e/o monologhi dotati di senso logico e compiuto.
Questo Zang Tumb Tumb russo è una suggestiva raccolta di tableau vivant, che iconograficamente e, utilizzando una serie di mezzi propriamente teatrali, dalle luci ai costumi, suggeriscono agli spettatori possibili chiavi di lettura, regalano emozioni, si prestano a una molteplicità di interpretazioni a seconda dell’età e della preparazione del pubblico. E questo è un merito di Vittoria sul sole, ossia quello di essere magnifico caleidoscopio di colori per un bambino e, nello stesso tempo, per uno storico dell’arte (ad esempio), aggancio con le forme cilindriche dei contadini di Malevič del periodo cubo-futurista.
Come nel circo, ognuno trova motivi di divertimento e di stupore.
 Uno spettacolo che invita a lasciarsi guardare in tutta libertà.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Ravenna Festival:
Teatro Alighieri

via Mariani, 2 – Ravenna
mercoledì 21 giugno, ore 21.00

Rivoluzioni in musica
il capolavoro del futurismo russo

Vittoria sul sole (1913)
opera in 2 agimenti e 6 quadri di Aleksej Kručënych
prologo di Velimir Chlebnikov
musica di Michail V. Matjušin
scene e costumi di Kazimir S. Malevič
ricostruzione dell’opera prodotta dal Teatro Stas Namin di Mosca
in collaborazione con il Museo Russo di San Pietroburgo (2013)
regia Andrej Rossinskij
scenografie e video Grigorij Brodskij sui disegni di Kazimir S. Malevič
interpretazione musicale e arrangiamenti Aleksandr Slizunov
light designer Andrej Dudnik
coreografie Ekaterina Gorjačeva
primo pianoforte Aleksandra Popova
secondo pianoforte Anastasja Makuškina
(prima italiana, in russo con sovratitoli in italiano)

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