Note da camera

L’affiatato ensemble di Salvatore Accardo fa rivivere il gusto per il quartetto d’archi nella Sala Verdi del Conservatorio con un viaggio che parte da Boccherini e approda a Verdi.

Il Seicento è indicato come data di nascita dei quartetti strumentali, una derivazione da quelli, precedenti, di carattere vocale. La serata alla Sala Verdi del Conservatorio e che vede protagonista il quartetto del maestro Accardo si apre però con Luigi Boccherini (1743-1805), grande violoncellista che compone, imponendo nelle sue opere la presenza di questo strumento non più come semplice basso continuo – ruolo nel quale, precedentemente, veniva relegato. Il risultato della visione di Boccherini unita alla maestria del quartetto in scena al Conservatorio è un suono corale ove tutti gli strumenti hanno una loro precisa partitura e non sono solo comprimari al primo violino.
Salvatore Accardo, Laura Gorna, Francesco Fiore e Rocco Filippini si esibiscono così in un’esecuzione armoniosa del Quartetto in mi maggiore op. 33 n. 5, dimostrando cura particolare nell’elaborazione dei vari temi musicali – allegro comodo, andantino, minuetto con moto e allegro giusto.
A seguire, se è lecito il paragone: tanto fu smisurato nelle sue esecuzioni Niccolò Paganini, tanto è misurata, attenta e perfetta la versione firmata da Accardo che, nel Quartetto per archi in la minore op. 1 n. 3, si esibisce in evoluzioni tecniche sì impegnative ma poco appariscenti, dimostrando che la maestria è sinonimo di semplicità e asciuttezza.
Accanto a lui, l’intero ensemble esegue coralmente il primo movimento, lasciando presto ampi, quanto prevedibili spazi al primo violino che accompagna ed entusiasma il pubblico sino all’inizio dell’accattivante minuetto – che vede la presenza costante della tenebrosa viola ad accompagnare l’esecuzione sui vari registri del motivo iniziale. L’andante con variazioni (terzo movimento) propone e dà la possibilità a tutti i componenti del quartetto d’archi di esprimersi singolarmente, sino all’arrivo del torrente di note del primo violino che introduce il pizzicato finale. L’esecuzione prosegue con ritmo sempre più incalzante fino al termine – quando il pubblico calorosamente omaggia gli artisti sul palco con uno scroscio di applausi che chiudono la prima parte della serata.
Il sipario si riapre con il Quartetto in mi minore per archi di Giuseppe Verdi (sicuramente autore qui in veste inusuale). La contrapposizione dei due temi dell’allegro si srotola con perizia tecnica e brio nel primo movimento, mentre lo sviluppo degli stessi da parte di tutti i componenti dell’ensemble si fa più ritmato nel secondo – alla ricerca di un sempre maggior coinvolgimento da parte del pubblico. La coralità dell’esecuzione è inframmezzata da rapide evoluzioni solistiche di ciascun artista e qualche sfilacciatura nell’archetto del maestro Accardo non gli impedisce certo di concludere brillantemente insieme agli altri componenti del quartetto – tanto che la standing ovation finale li obbliga al bis.
La scaletta della serata di lunedì 7 novembre ha permesso di percorrere la forma concertistica del quartetto dalla metà del ‘700 sino alla fine dell’Ottocento (il quartetto di Verdi essendo del 1873), riproponendo sonorità poco note al pubblico di oggi, eppure in grado di restituire atmosfere forse dimenticate ma sempre ricche di fascino.

Lo spettacolo è andato in scena:
Conservatorio – Sala Verdi
via Conservatorio, 12 – Milano
lunedì 7 novembre, ore 21.00
Viva l’Italia
Luigi Boccherini: Quartetto in mi maggiore op. 33 n. 5
Niccolò Paganini: Quartetto per archi in la minore op. 1 n. 3
Giuseppe Verdi: Quartetto in mi minore per archi
violista: Salvatore Accardo
violinista: Laura Gorna
violista: Francesco Fiore
violoncellista: Rocco Filippini

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