«Lasciatemi vivere ancora stanotte… anche soltanto mezz’ora»

Teatro-Biblioteca-Quarticciolo-romaAl Teatro Biblioteca Quarticciolo, stimabile anfitrione di giovani drammaturgie con un valore civile, Angela Sajeva e Elena Fazio intrecciano i fili rossi spezzati da un amore malato e intonano le loro voci a quella di Desdemona.

Dal buio, giunge il grido di una donna. Implora l’uomo che la sta soffocando, le mani alla gola. Lacrime che non le impediscono di osservare gli occhi del suo assassino. La prima volta che si sono guardati, quegli stessi occhi, le stelle hanno sfavillato. Non hanno smesso di brillare quando si sono intrecciati con trepidazione per sancire l’amore come amore eterno. Si sono cercati con desiderio e persi nell’estasi. Si vedranno per l’ultima volta, adesso. Un’ultima occhiata prima che l’amore, il marito, l’uomo, il paladino tutore, ammazzi la sua donna, come Otello la sua Desdemona.  Lo strazio dal buio mette i brividi in sala, poi s’interrompe e precipita in un buio ancora più nero. Questo l’incipit di Voci di Desdemona, un brivido. D’altra parte, il tema della violenza sulle donne e contro le donne che l’associazione act – Agire con il teatro ha deciso di trattare, fa parte di un horror ingenito nella nostra società, dai tempi dei tempi. Questo nostro strano presente, certo contraddittorio e delirante, ha però equalizzato il volume della voce dell’universo femminile, il quale rivendica il proprio diritto a essere, dopo aver rilevato prove indiziarie su troppe scene del delitto. Paola Coppi, autrice del testo presentato al Teatro Quarticciolo di Roma in doppia replica, sceglie di affrontare la turpe violenza traendo ispirazione da Otello di Shakespeare, la tragedia del Moro colto da un raptus di gelosia che strozza con le proprie mani la moglie pur affermando di amarla (e vale la pena riflettere su locuzioni di uso comune come “amare alla follia”). È significativo che la fonte dell’opera sia probabilmente una novella di Gian Battista Giraldi Cinthio del 1565 che racconta la storia della bellissima veneziana Disdemona, uccisa dal marito, un Moro “valoroso”, insieme all’intrigante Alfiero, facendo crollare il tetto della stanza sul letto dove i due avevano portato la donna svenuta. La violenza ha un’eco che si riverbera continuamente in un passato aggrappato alle caviglie del tempo attuale. Una catena macchiata di sangue. Elena Fazio e Angela Sajeva sul palco, alternando i loro monologhi, e sovrapponendoli a tratti, mischiano il Passato rappresentato da Desdemona alla contemporaneità e conducono il pubblico in una condizione atemporale, l’hinc et nunc dell’urgenza, per cui diventa importante mettersi in ascolto. Con profonda intensità  danno corpo a suggestioni poetiche, ma brutali. Muovendosi lentamente, misurano le parole come i movimenti sulla scena, sovraccarica di tessuti sgargianti che si pongono fortemente a contrasto con la tematica nera. Le stoffe ricoprono il palco e traboccano sul proscenio, un patchwork steso sul talamo nuziale: le storie di tante relazioni che nascono in forma di amore, gli strappi che ogni atto violento rende indelebili. Le attrici appaiono come oracoli in un tempio cangiante e pronunciano sequenze di parole avvolgenti. Notevole la scenografia che, oltre ai tessuti, si compone di un pannello sul fondo in continua fluttuazione cromatica, realizzato da Tiziana Amicuzi. Lo spettacolo nato nel 2008, e da allora in continua evoluzione, è portato in scena da Elena Fazio e Angela Sajeva come parte di un progetto  più ampio di sensibilizzazione nei confronti della violenza contro le donne. Un atto civile per cui allo spettacolo ha fatto seguito un dibattito. La rappresentante italiana di Women Playwright Internationl, Valentina Rapetti, ha coordinato gli interventi di chi lavora “sul campo”: l’onorevole Celeste Costantino e i rappresentanti delle associazioni sociali BEfree, daSUD, SCOSSE, Maschile Plurale che si sono confrontati con il pubblico in sala per cercare di spiegare le ardue condizioni in cui si trovano ad operare nel nostro Paese. Scenario agghiacciante di suo.

Otello è un’opera basata sul paradosso immediatamente riconoscibile nel contrasto tra Nero/Bianco, Bene/Male. Lo stesso paradosso per cui si uccide per amore. Lo stesso che si era acceso come il fuoco di Prometeo e aveva infiammato le stelle, parafrasando il Moro, e che si è concluso nella cenere. L’auspicio è che si cominci finalmente a riordinare la semantica delle parole per intervenire fattivamente sul problema.

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Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Biblioteca Quarticciolo

via Ostuni, 8 – Roma
giovedì 13 marzo 2014, ore 10.30 e 21.00
(durata 40 minuti circa, senza intervallo)

act – Agire con il teatro presenta
Voci di Desdemona
uno spettacolo sulla violenza domestica contro le donne
testo e regia Paola Coppi
con Elena Fazio, Angela Sajeva
musiche composte ed eseguite da Roberta Montisci
riallestimento scenico Angela Sajeva, Elena Fazio
scenografia di Tiziana Amicuzi
disegno luci di Gaia Donno
con il patrocinio di Cooperativa sociale BEfree, Associazione antimafie da SUD, Associazione di promozione sociale SCOSSE

 

 

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