I Menoventi mettono in scena al Al Teatro i, la banalità del presente con il debutto a teatro di Tricarico.

«Buongiorno buongiorno, io sono Francesco»: così si presentava al grande pubblico Francesco Tricarico nel 2000 cantando quella che è, probabilmente ancora oggi, la sua canzone più celebre. Avrebbe potuto dire: «Signore e signori, buonasera sono Francesco» per questo suo debutto a teatro, dove interpreta un personaggio stralunato, assente, disinteressato che si limita a parole e risposte di circostanza. La sua prima rappresentazione è positiva. Ha anche la possibilità di esprimere il suo talento più grande, cantando alcuni frammenti di quattro canzoni, da Tenco a La situazione non è buona, scritta da lui per Celentano. E in effetti lo spettacolo ideato da Philippe Minyana – e che fa parte del progetto Face à face, che si propone di far conoscere
in Italia la drammaturgia contemporanea francese – mette in mostra una quotidianità monotona, futile, ripetitiva e inquietante.
La storia è inesistente: tre donne e un uomo si ritrovano attorno a un tavolo a parlare di cibo, trucco, orologi, eccetera; discorsi che si basano sul nulla e che fanno emergere l’inanità e la vacuità degli stessi. Non solo: i protagonisti soffrono anche di giramenti di testa, nausea, tosse. Chiari sintomi di un malessere generale e di una condizione psicofisica pessima. In realtà nei loro discorsi si nascondono anche temi come l’alcoolismo, il divorzio, i rapporti fugaci e superficiali, ma senza alcun approfondimento. Il tema centrale è lo scorrere del tempo, che si manifesta attraverso un continuo ticchettio di lancette, qualche rintocco di un orologio a cucù – dopo il quale un personaggio ripete sempre: «Ma che bel cucù» – e, in alcuni istant
i, il sovrapporsi sempre più veloce delle voci degli attori, quasi a suggerire un senso di “accelerato”. Sono gli anni che passano, sempre uguali, monotoni e sempre più tristi: il passato ritorna, il futuro è solo un sogno, il presente non si vive. È il messaggio che l’autore vuole trasmettere e gli attori sono bravissimi nel delineare una sorta di attimo sospeso, che in realtà dura tutta la vita. Curiosa la scelta di farli recitare con in mano il copione – il libro Eccoci qua dello stesso Minyana – di cui si possono intravedere le battute evidenziate.
L’inverosimile sospensione temporale è resa anche grazie a una scenografia moderna piuttosto astratta, con sedie, tavolo e pavimento trasparente che, a seconda dei momenti e delle sensazioni, si colora in maniera differente.
«I francesi ascoltano il teatro, gli italiani lo guardano», afferma la traduttrice Anna D’Elia prima dello spettacolo invitando a essere, in questo senso, francesi, dando importanza alle parole. Proprio quelle parole che si rivelano, in verità, banali.
Da italiani, la sensazione che si ha è quella di una realtà di cui si può sì sorridere, ma di cui non si può non cogliere la preoccupante mancanza di valori e incapacità di azione, soprattutto se rapportata alla nostra quotidianità. E infatti Tricarico canta: «La situazione politica non è buona… la situazione economica non è buona».

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
mercoledì 31 marzo

Face à face – parole di Francia per scene d’Italia – IV edizione
Presenta
Voilà
di Philippe Minyana
traduzione di Anna D’Elia
regia di Renzo Martinelli
con Sara Bertelà, Elena Callegari, Federica Fracassi
e con la partecipazione straordinaria di Francesco Tricarico

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