Sulle tavole del Teatro della Cooperativa la voce di quattro donne si trasforma in strumento musicale, in grado di comunicare tutte le variazioni dell’essere.

Lo so: sin dal titolo mi contraddico con le mie stesse parole. Eppure la complessità e unicità delle voci delle protagoniste di Volevo dirti ha un côté musicale talmente forte da ricreare in scena, senza altri mezzi se non – a tratti – un sottofondo strumentale: un mercato popolare siciliano (reale o forse trasposizione scenica di come la nostra immaginazione riesce a figurarselo), un condominio rumoroso, una piazza affollata, una veglia funebre, un interno silenzioso nel quale trova spazio la vendetta che, come notoriamente tutti sanno, si consuma fredda.

Senza scenografie tranne quattro sedie, né oggetti di scena a parte un pentolone (insieme elemento reale e simbolico: con il quale la moglie prepara le cene per un marito che si nega e con il quale consumerà il pasto freddo, atteso da lungo tempo, saziandosi della carne della rivale), le straordinarie interpreti raccontano una storia antichissima e oltremodo contemporanea: lui diviso tra la consorte di mezz’età e la giovane amante, mentre una vicina si è invaghita di lui e un’altra della ragazza.

Ma se la storia può sembrare nota è il modo in cui si trasforma in spettacolo a essere unico. Unico perché non vi è trama lineare. I pezzi del puzzle si ricompongono attraverso le testimonianze delle quattro protagoniste: Irene, Agata, Tina e Lucia, che a loro volta non si confessano o “cuntano” la loro storia, bensì accennano al fatto con espressioni dialettali,  frasi smozzicate, sottintesi, reiterazioni, canzonette, bisbigli, risate e mormorii – l’intera gamma di suoni che la voce umana può permettersi. E il racconto, come sempre, vede al centro lui: l’uomo – assente perché già morto ma presente nella mente e nella carne delle donne, tre delle quali oggi possono finalmente consumare il rito della vendetta contro la quarta, la giovane amante. E le piazze, le strade, il condominio, le abitazioni, persino il caldo soffocante dell’estate siciliana che toglie il respiro con il vento di Scirocco, sembra che invadano la scena, grazie alla sola capacità evocativa di quelle voci.

Il rito ancestrale – la colpa e l’espiazione – si rinnova in una società chiusa, dove le donne continuano a rivestire i ruoli imposti da quel patriarcato che da secoli cercano di strapparsi di dosso e che sembra, una volta di più, vincitore quando disgrega la solidarietà femminile ribadendo che solo l’uomo può, in fondo, mantenere la pace. E quando l’uomo muore le donne, come bestie, si avventano sulla vittima sacrificale: l’amante amata.

Spettacolo forte, dal ritmo serrato, con quattro splendide primedonne.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada 8 – Milano
fino a domenica 19 dicembre
orari: ore 20.45 – domenica ore 16.00

Volevo dirti
di Sabrina Petyx
regia Giuseppe Cutino
con Serena Barone, Ester Cucinotti, Caterina Marcianò, Sabrina Petyx
scena e costumi Daniela Cernigliaro
luci Fabio Giommarelli
produzione M’Arte movimenti d’arte – Palermo Teatro Festival
in collaborazione con La città del teatro – Cascina

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