I clown di Dio

Teatro-Persio-Flacco-volterraDebutta al Persio Flacco in versione teatrale Mercuzio non vuole morire di e con Armando Punzo. Ancora una volta la scommessa artistica, la vincono i detenuti di Volterra.

Immaginate Mercuzio – che, per mano dello stesso Shakespeare ammette: “È vero, parlo di sogni,/figli di una mente vagabonda,/fatti solo di vana fantasia,/inconsistenti come l’aria/e più incostanti del vento”.
Immaginate un giovane ucciso, senza pietà, dal suo Autore prima ancora di poter assaporare la vita. E immaginate questa trasposizione dell’alato Mercurio che si ribelli al suo Bardo – come Roy Batty al dottor Tyrell, nel plumbeo Blade Runner di Ridley Scott – e prenda in mano la penna – anni prima che Prospero deponga la bacchetta – decidendo di riscrivere la storia, sua e di tanti altri: villain e antieroi, vinti e disillusi, utilizzando “la materia di cui son fatti i sogni” perché “nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.

Immaginate di lasciarvi sedurre da un’orgia dionisiaca di segni: sollecitazioni visive, sonore e poetiche che sgorgano dalla mente del giovane Mercuzio consapevole che, finché la sua mente potrà vagare ricreando universi di senso, la morte non potrà impadronirsi di lui – né di noi.
E allora ecco comparire sul palco di Volterra il piccolo letto di Van Gogh ad Arles; la regina Mab con un violino, al posto della frusta con manico d’osso di grillo; i bianchi, metafisici frammenti di statue in stile De Chirico; Davide con la testa di Golia; una Giulietta surrealista alla finestra (al posto del balcone); Pierrot e clown; un Riccardo III ne “l’inverno del nostro scontento” che non vedrà mai l’estate gloriosa; un prestante Othello, con le mani già macchiate di sangue, quando ricorda Desdemona che “ascoltava seria e attenta”; Cyrano che sfida la platea, destreggiandosi tra Rostand e Guccini; la balia in versione camp che “conta” gli anni di Giulietta e Le città invisibili di Calvino. I giullari di un dio minore sono tutti riuniti in questo circo-mondo di strehleriana memoria per regalarci un sogno più che uno spettacolo – al di qua della quarta della parete, infrangendo tutte le regole e moltiplicando gli spazi.

E per quasi due ore Mercuzio riesce a restare in piedi sull’abisso, trattenuto da una platea che si immerge in un flusso di parole, suoni, colori, tele, immagini proiettate, soli di cartapesta e volti imbiancati; trattenuto da una folla di spettatori partecipi che, alzando una mano insanguinata, ammettono come nessuno possa dirsi veramente innocente.

“Finché il mattino è percorso da un fremito di cose che svaniscono” e le ultime parole di Mercuzio – vittima e carnefice, autore e personaggio, creatore e creatura – rivendicano per sé e per noi il diritto di vivere.

[nggallery id=99]

foto di Daniele Rizzo

Lo spettacolo ha avuto luogo:
Teatro Persio Flacco
Volterra
sabato, 27 luglio – ore 21.15

Mercuzio non vuole morire – La vera tragedia in Romeo e Giulietta
ideazione e regia Armando Punzo
con gli attori della Compagnia della Fortezza

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.