Al Teatro Verga, le enigmatiche poesie di Antonia Pozzi lette da Aglaia Zannetti.

La protagonista assoluta di Vorrei che la mia anima ti fosse leggera è Antonia Pozzi, giovane poetessa morta suicida nel 1938 all’età di ventisei anni. La musica suonata in scena dal bravo Antonio Panzera, al pianoforte, è leggera e rasserenante, in contrasto con le parole delle composizioni lette dall’intensa Aglaia Zannetti – che trattano di morte, di difficoltà del vivere, di sepolture, di dolore, di tradimenti. Ma anche di un pizzico di speranza, ed è proprio questo che le note del compositore fanno affiorare come un lumicino dal buio della sala e dei sentimenti della poetessa.

Di certo appare con chiarezza l’amore per la natura e l’indomabile volontà di vivere di Antonia Pozzi. «Il suicida è uno che, anziché cessar di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita», scrisse Schopenhauer, affermando che il suicidio non è una soluzione – «la distruzione di un fenomeno isolato è azione in tutto vana e stolta» – ma la più forte manifestazione della volontà di vivere.

Eppure la potenza dei versi sarebbe potuta essere molto più esplosiva. Sembra, infatti, che non si riesca a raggiungere il nocciolo della questione e a captare l’essenza dei testi: da dove arriva tanto male di vivere?

Non solo: la sequenza con cui le poesie sono lette non segue un nesso logico cosicché nella testa degli spettatori risulta un accumulo disordinato di parole. Forse sarebbe stato meglio procedere nella lettura seguendo l’ordine cronologico dei componimenti – la data è proiettata sul fondo scena – mostrando così il progredire dei pensieri della poetessa: dalle prime riflessioni fino agli ultimi giorni. Infine l’uniformità di tematiche e di tono rendono, alla lunga, le letture ripetitive e addirittura noiose. Probabilmente le intense riflessioni sulla vita di Antonia risultano molto sminuite: è sempre molto difficile “intrufolarsi” nell’interiorità di una persona e carpirne i pensieri, i sentimenti e le emozioni. Sicuramente, in questo caso il tentativo è fallito. Molto più facile sarebbe leggere le stesse poesie stampate sulle pagine di un libro, potendo soffermarsi su ogni verso, ponderarne le parole, cogliere significati e intenzioni per stimolare la riflessione personale.

Recitate di seguito senza pause, senza considerazioni aggiuntive e a tutta velocità, le poesie attraversano la mente degli spettatori come un treno (o forse un filobus di quartiere) senza fare fermate. Le parole entrano ed escono troppo in fretta per lasciare traccia.

Inconsistente.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Verga

via Giovanni Verga 5 – Milano
venerdì 10 e sabato 11 dicembre
La Compagnia Khorakhané presenta:

Vorrei che la mia anima ti fosse leggera
vita e poesia di Antonia Pozzi
regia Aglaia Zannetti
musiche originali Antonio Panzera
voce recitante Aglaia Zannetti
pianoforte Antonio Panzera
luci e audio Fabio Bezze

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