We love… doubts

Ritorna al Teatro di Rifredi la tematica del confronto con l’altro e, principalmente, quello tra l’ebraismo e la cultura araba in generale. E dopo il successo di Ibrahim e i fiori del Corano, i riflettori si accendono per We love arabs.

Spettacolo di struttura molto diversa e inserito in un contesto differente, ma che rimanda alla memoria dello spettatore alcune linee tematiche già incontrate in questa interessante e, va detto, anche divertente, Stagione teatrale del Rifredi di Firenze.
We love arabs è uno spettacolo ideato dal ballerino e coreografo israeliano Hillel Kogan, assistente di Ohad Naharin (coreografo Compagnia cult Batsheva Dance Company). Nato nel 2014, ha una scrittura scenica formata da sezioni separate di prosa e danza. Racconta la ricerca, da parte di un ipotetico artista israeliano, di una definizione coreografica di quelle espressioni tipiche del territorio israelo-palestinese, quali identità, appartenenza, confine.
E così, il coreografo parte da un’affermazione che possiamo tradurre in questi termini: la danza è il frutto di un’alleanza tra lo spazio e il corpo del danzatore; se le due parti non riescono ad allearsi, l’artista non è in grado di produrre danza. Il personaggio Kogan prova questo forte disagio lì dove c’è uno spazio appartenente a un arabo. E qui entra in scena il danzatore arabo, in questo caso Adi Boutrous, “ingaggiato” per l’occasione. Così lo spettacolo si sviluppa lungo due linee parallele: quella della ricerca dell’identità religioso-culturale e quella dell’identità artistica.
Il personaggio Kogan tenta di rispondere a domande su tematiche proprie della convivenza, basilari e molto sentite, e di coinvolgere nel suo ragionamento Adi, il quale risponde alle domande ed esegue quello che gli viene richiesto, con un atteggiamento accondiscendente, ma tra il perplesso e il divertito.
Si generano così una serie di nonsense e situazioni comiche che divertono il pubblico. Non entriamo nei particolari delle trovate di spirito per non rovinare il piacere della sorpresa, nel caso di una auspicabile nuova replica di We love arabs a Firenze. Possiamo dire, però, che il riso, anche un po’ amaro, scaturisce dalla graduale consapevolezza della grande confusione di idee e pregiudizi che accecano le menti di molti tra noi, sia riguardo gli israeliani sia nei confronti degli arabi.
La confusione rispetto all’espressione artistica resta un tema secondario, eppure ben presente nell’opera di Kogan. Una confusione che si esprime specialmente nella pretesa di un’arte anticonvenzionale che spaccia per innovazioni assolutamente originali massime e formule, in realtà, vecchie di secoli e comunque connaturate a questa forma d’arte – quale l’uso delle figure geometriche nello spazio della danza.
Il lavoro di costruzione di questo fantomatico spettacolo “identitario” si traduce in frammenti di danza, movimenti piacevolissimi e ragionamenti fantasiosi che mettono in dubbio il punto di partenza stesso dello spettacolo, ovvero l’identità di appartenenza – dando vita a situazioni al contempo esilaranti e profonde.


Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Rifredi

via Vittorio Emanule II, 303 – Firenze
da giovedì 19 asabato 21 gennaio, ore 21.00

We love arabs

Hillel Kogan (Israele)
progetto, testo e coreografia Hillel Kogan
danzatori Adi Boutrous e Hillel Kogan
musica Kazem Alsaher e W. A. Mozart
consulenti artistici Inbal Yaacobi e Rotem Tashach
distribuzione DdD – Paris

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