Ambiziosa come sempre e nell’assoluta osservanza delle norme locali e nazionali in materia di distanziamento e prevenzione imposte dal Covid-19, Colpi di Scena, la vetrina di teatro e arte performativa per ragazzi organizzata da Accademia Perduta/Romagna Teatri, apre le proprie porte alle maestranze di settore con un vasto programma di attività e iniziative rigorosamente dal vivo.

Potrebbero bastare le cifre per restituire la portata artistica e sociale della Biennale di teatro contemporaneo per ragazzi e giovani, evento tornato ad animare gli splendidi teatri dell’area romagnola tra Bagnacavallo, Faenza, Forlì e Russi con ben ventidue spettacoli su quattro giorni di intensissima programmazione. Tuttavia, accanto alla capacità di realizzare in questi tempi bui un evento artistico di siffatta complessità, sono almeno due gli ulteriori aspetti che vanno sottolineati per comprendere la cifra dell’operazione di Accademica Perduta/Romagna Teatri con, da un lato, lo sforzo titanico per riappropriarsi di luoghi preclusi da mesi alla frequentazione e, dall’altro, l’entusiasmo, la disponibilità e la partecipazione degli operatori e delle istituzioni che vi hanno aderito.

Nonostante l’attenzione verso Colpi di scena non costituisca una sorpresa, Accademica Perduta/Romagna Teatri ha infatti mostrato la piena consapevolezza di come non si possa e non si debba abbassare la guardia rispetto alla visibilità, alla tutela e al sostegno nei confronti di chi si assume l’onore e l’onere di portare un contributo fondamentale all’educazione artistica delle nuove generazioni, in modo particolare se si pensa al fatto che nei cartelloni delle stagioni teatrali questo settore vive – ingiustamente – all’ombra del teatro adulto e che chi svolge tale ruolo lo fa nella più completa solitudine se non fosse per la lungimiranza di pochi e isolati casi di virtuosa collaborazione con istituzioni locali e scolastiche.

Lo sguardo e l’interesse al mondo dei più piccoli si è materializzato nella varietà di allestimenti che caratterizza questa che è storicamente una delle più importanti vetrine nazionali del Teatro Ragazzi. Il 24 settembre, ad aprire la giornata, sul Teatro Il Piccolo di Forlì, è Le nid, uno spettacolo muto di Progetto G.G. con Consuelo Ghiretti e Francesca Grisenti sul palco a mimare quelle che a tutti gli effetti possono essere considerate gemelle diverse.

Ci troviamo in una stanza completamente bianca, igienicamente asettica e perfettamente ordinata in tutti i suoi arredi, dalla camera da letto al bagno, dal salone alla cucina. Al suo interno vive una donna, la cui cura del posto e delle proprie abitudini appare tanto maniacale quanto funzionale al proprio equilibrio e alla propria stabilità. L’ingresso di una seconda donna, disordinata e istintiva connota uno stare al mondo è speculare a quello della prima. Le due, inizialmente, non vanno d’accordo: la prima mette a posto e fa le cose come sono sempre state fatte, la seconda scombina, è imprevedibile.

Accade però che, dal modo di dormire al giocare assieme, le due inizino a manifestare assonanze e convergenze tali da lasciare supporre di stare di fronte alla doppiezza della personalità di un unico soggetto. Fatto sta che le due adesso sono talmente vicine da gioire di un evento completamente inaspettato, un evento che, almeno fino a poco tempo prima, sarebbe risultato inaccettabile dalla donna ordinata e da imporre senza compromessi dall’altra. Le due, invece, per amore di un uovo che, dopo essere stato covato sotto il grande baldacchino che sovrasta la scena, diventa draghetto, sono adesso capaci di incontrarsi e scambiarsi lo sguardo. Neanche l’abbandono del nido da parte del draghetto e della seconda donna rompe l’idillio: la prima è ormai una persona nuova, migliore e più felice. Il suo merito è aver saputo ospitare chi non atteso ed essere scesa virtuosamente a compromessi con sé stessa.

L’intendo moralistico è evidente, anche condivisibile e tecnicamente ben realizzato, forse l’allestimento inciampa sulle proprie stesse virtù quando, per decostruire la tendenza autoritaria delle posizioni identitarie, utilizza un arsenale simbolico fortemente stereotipato, contrappone il bianco candore delle due donne al nero dell’unica apparizione malefica della piéce e identifica la razionalità della prima con la chiusura mentale e la sregolatezza della seconda con la creatività. Una ingenuità che, vista l’età di riferimento, sarebbe opportuno evitare per non far apparire naturale ciò che invece sappiamo essere culturale.

A seguire, rimaniamo a Forlì, ma alla sala San Luigi. Chi ha paura di Denti di ferro? di Danilo Conti e Antonella Piroli è uno splendido esempio di teatro artigianale, che gioca con i proprio elementi scenici (gli alberi che diventano montagne, scarpe che diventano personaggi) e li compone «come note in uno spartito che ha il compito di restituire al pubblico la trama della storia». La storia è estremamente semplice, suggerita allo stesso protagonista (un non definito uomo che non riesce a scrivere la propria fiaba) da parte di un personaggio fantastico interpretato da una serie di pupazzi animati dallo stesso Danilo Conti. Le vicende dei tre fratelli – il piccolo, il mezzo mezzo e il grande che, dopo essersi avventurati nel bosco, riescono a scappare dalla strega dai denti di ferro che li aveva catturati – non intendono stupire con effetti speciali o contorsioni linguistiche, anzi la cura didascalica nello spiegare giocosamente i termini meno vicini all’età dei bambini è un’intuizione che rende idea dell’esperienza della compagnia.

In questo caso, la struttura drammatica di Chi ha paura di Denti di ferro? assume una valenza più propriamente pedagogica e montessoriana perché in grado di stimolare la curiosità nei confronti dei materiali di scena e dei meccanismi di costruzione delle storie.

Se per Sonata per tubi rimandiamo a quanto scritto dalla nostra Fiorenza Sammartino, ci ha un po’ sorpreso la collocazione de La stella nascosta di Aterballetto a partire dai sette anni. La coreografia è a tratti splendida, i performer mescolano i loro corpi e i loro arti con fluidità di movimento. La coerenza con l’assunto michelangiolesco, vale a dire con la richiesta di arte rivolta direttamente alla materia scultorea (un blocco di pietra da cui trarre la risposta plastica alla domanda «che cos’è bellezza?»), è centrata nella resistenza con cui l’armonia, pure evidente, tra i tre performer non riesce mai completamente a comporsi, come se il dissonante si interponesse continuamente e necessariamente. Perplime che una proposta tanto sovrastrutturata, pur condita da una voce recitante che riporta frasi e pensieri di bambini coinvolti nel progetto (realizzato in collaborazione con Reggio Children) da cui è nato lo spettacolo, possa effettivamente parlare la stessa lingua dell’immediatezza e della decostruzione utilizzata da chi non è esperto, se non proprio scevro, di simili tecnicismi.

Al Teatro Comunale di Russi, la nostra prima trasferta ci ha portati all’interno della Grande cavalcata rossiniana di Drammatico Vegetale. Si tratta di un riallestimento, essendo lo spettacolo originariamente pensato come itinerante, quindi con tutta una serie di azioni richieste ai suoi piccoli partecipanti (cavalcare cavalli di legno, spostarsi di stazione in stazione per seguire lo sviluppo e l’ascolto della storia) che le attuali normative hanno reso impossibile da attuare in quella forma. Inscenato frontalmente, l’attraversamento della vita e delle opere del maestro Rossini è comunque suggestivo, nonostante paghi per forza di cose un certo ritmo calante.

Chiudiamo questa prima giornata al piccolo gioiello del Teatro Goldoni di Bagnacavallo, dove è andato in scena Uniko, proposta della spagnola Teatro Paraiso, «una riflessione intorno ai temi della convivenza, l’educazione, l’autostima, la solitudine e l’affettività».

All’interno di una casa costruita con mobili minimalisti e componibili che diventano i vari arredi e ambienti, il protagonista è il pupazzo Paul, la cui posizione muta, alla nascita della sorella Irati, dall’essere «re della sua casa» a una vita tormentata da «un’intima paura di essere amato meno che si impossesserà di lui minacciando la stabilità familiare». La relazione con i genitori, la nonna e Irati diventa fonte di angoscia e depressione per un bambino abituato ad avere tutto e subito. I capricci misti ai riferimenti alla cultura di massa, nonostante la conversione in italiano abbia un po’ disperso il potenziale dello spagnolo, compongono il linguaggio estremamente cinico e credibile dei nostri tempi.

Al netto del lieto fine che rompe in parte l’incantesimo di realismo cinico e grottesco per scivolare su un certo buonismo fin troppo edificante, in Uniko è sontuosa la modalità con cui la compagnia restituisce il punto di vista di un figlio viziato dal troppo amore e dall’accondiscendenza con cui sfrutta i punti deboli di mamma e papà e plasma teatralmente un tipico riflesso degenerativo postmoderno dell’insicurezza genitoriale.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Colpi di Scena 2020
location varie
giovedì 24 settembre 2020

ore 9:30
Teatro Il Piccolo, Forlì
PROGETTO G.G.
Le Nid (Il nido)
con Consuelo Ghiretti e Francesca Grisenti
pupazzi Ilaria Comisso
musiche originali Pier Giorgio Storti
produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri
età 2-6 anni

ore 11:00
Teatro San Luigi, Forlì
TCP TANTI COSI PROGETTI
Chi ha paura di Denti di ferro?
di Danilo Conti e Antonella Piroli
con Danilo Conti
produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri
età 3–8 anni

ore 14:30
Teatro Testori, Forlì
COMPAGNIA NANDO E MAILA
Sonata per tubi
di e con Ferdinando D’Andria, Maila Sparapani e Marilù D’Andria
collaborazione artistica Marta Dalla Via
produzione Compagnia Nando e Maila E.T.S.
età 5-99

ore 16:00
Teatro Diego Fabbri, Forlì
ATERBALLETTO
La stella nascosta
coreografia Saul Daniele Ardillo
drammaturgia Simone Giorgi
scena Antonio De Bellis
musica Franz Schubert
consulente musicale Roberta De Piccoli
costumi Lazzaro Mussini
luci Carlo Cerri
voce recitante Claudio Casadio
ensemble di danzatori Fabrizio Di Franco, Matilde Gherardi, Federica Lamonaca, Giuseppe Morell
produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
coproduzione Accademia Perduta / Romagna Teatri
partner di progetto Reggio Children, Scuole e Nidi d’Infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia
in collaborazione con ATER | Circuito Regionale Multidisciplinare, Cinema Teatro Boiardo e Comune di Scandiano (RE)
età 7+

ore 17:30
Teatro Comunale, Russi
DRAMMATICO VEGETALE / RAVENNA TEATRO
Grande cavalcata rossiniana
di Pietro Fenati
con Jenny Burnazzi, Andrea Carella, Pietro Fenati, Elvira Mascanzoni
età 4-10 anni

ore 19:00
Teatro Goldoni, Bagnacavallo
TEATRO PARAISO (SPAGNA)
Uniko
scritto e diretto da Iñaki Rikarte
con Maite Bayòn, Tomàs Fdez. Alonso, Ainara Unanue
età 6+

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