Al Teatro i, Dorothy di Il mago di Oz si trasforma in una schizofrenica, vittima del mondo contemporaneo.

I primi istanti dello spettacolo si svolgono nel buio e nel completo silenzio. Dura solo pochi secondi, poi, quando le luci si accenderanno, la musica sarà ininterrotta e detterà i tempi dello spettacolo.

L’unico personaggio in scena è una Dorothy molto diversa dalla graziosa bambina alla ricerca del mago di Oz che il regista Fleming aveva rappresentato nel film del 1939: è una donna di cinquantadue anni, che non sorride più, isterica e completamente manipolata da alcuni persuasori occulti, una voce maschile e una femminile che le dicono, tramite un’auricolare, cosa fare e cosa dire.

Dorothy si trova da sola sulla scena, costituita da un pavimento nero con un bordo rettangolare bianco, un tavolo, una sedia e quattro pannelli illuminati ai quattro angoli. Potrebbe sembrare un ring; più probabilmente, invece, è la scena di un provino televisivo, o un esperimento, a cui la donna si sottopone.

Alcuni studi eseguiti in Occidente avrebbero stabilito, attraverso un sondaggio, qual è il personaggio dello spettacolo più fuori moda – in seguito stampato sulle magliette di alcuni volontari. Interrogando le persone che vedevano quelle maglie, si sarebbe scoperto che, a differenza di quanto si pensi, la gente non dà molta importanza a ciò che vede – fatto destabilizzante in quanto capovolgerebbe le basi delle tecniche pubblicitarie e di persuasione moderne, che conferiscono un’importanza assoluta all’immagine e ai modelli.

Da qui, la seconda parte dell’esperimento: plagiare Dorothy (una volontaria che indossa quella maglietta), attraverso dei persuasori, e manipolarne le decisioni.

Il risultato sono isterismi, tic, ossessive e confusionarie ripetizioni, che dimostrano le conseguenze alle quali le forti pressioni della società possono portare l’individuo. West, infatti, ha la valenza di una feroce critica contro la società occidentale e, in particolare, statunitense. Dorothy, nel finale, ripete le parole che le sono suggerite all’orecchio e che ripercorrono gli schemi, le convenzioni e gli stereotipi del nostro mondo: la famiglia modello, i bravi vicini, le belle macchine, i mestieri “buoni” e i mestieri “cattivi”, comportamenti e idee “normali” ed “eccezionali”. Una feroce critica, quindi, a un mondo che ci controlla e che decide come dobbiamo essere.

Eccezionale prova di Francesca Mazza, interprete di Dorothy, che tiene per sessanta minuti il ritmo dettato dalla musica veloce e quasi martellante che continua, ininterrotta, per tutto lo spettacolo e che culmina, tra gli applausi finali degli spettatori, con l’inno americano storpiato. In movimento con tutto il suo corpo, usa mani, braccia e gambe, si alza, si risiede, muove la testa, a dimostrazione di un iperdinamismo schizofrenico e di una profonda irrequietezza.

I richiami a Il mago di Oz di Fleming sono numerosissimi: la mancanza di coraggio che caratterizzava il leone, le scarpe rosse della fata buona del Nord, il vestito smeraldo – colore che dava il nome al paese del mago. Ma soprattutto sono significativi altri tre riferimenti: quello allo spaventapasseri che, non avendo cervello, dice alla bambina di andare a destra e, allo stesso tempo, a sinistra senza sapere perché; quello alla strega dell’Ovest, facilmente assimilabile al “mostro” dell’Occidente moderno, e quello allo stesso mago, che non era se un uomo senza poteri. Solo grazie alla loro volontà, gli amici della bambina riusciranno a ottenere ciò che mancava loro: cuore, cervello e coraggio.

Un po’ quello che manca ai noi moderni. Ecco, probabilmente, il messaggio di West: come dice più volte Dorothy nella pièce: «Dipende tutto dalla tua volontà». Dipende da noi opporci e combattere contro la strega dell’Ovest e contro tutto ciò che ci manipola e cerca di plagiarci.Spettacolo dal forte impatto che non finisce uscendo da teatro. West rimane in mente per parecchio tempo e servono lunghe riflessioni per capirne il senso e i numerosi collegamenti interni allo spettacolo e tra spettacolo, film e mondo contemporaneo.

Lo spettacolo continua:
Teatro i
via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
fino a domenica 21 novembre
orario degli spettacoli: ore 21.00 – martedì riposo

West
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
dj-set Mirto Baliani
drammaturgia Chiara Lagani
testi Chiara Lagani e Framcesca Mazza
regia, spazio scenico Luigi del Angelis
con Francesca Mazza, persuasori occulti Marco Cavalcoli e Chiara Lagani
produzione Fanny & Alexander, Festival delle Colline Torinese
si ringraziano Ravenna Teatro – Teatro delle Albe, Davide Sacco

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