Un racconto d’inverno e gelosia

piccolo-teatro-milano-80x80Per la terza volta torna al Piccolo Teatro Strehler la Cheek by Jow, compagnia fondata dal regista inglese Declan Donnellan nel 1981; torna con una grande cooproduzione internazionale e torna, ancora una volta, con Shakespeare: Winter’s Tale, il Racconto d’inverno, onorando così i quattrocento anni dalla morte del bardo.

Opera appartenente all’ultima fase di Shakespeare, Winter’s Tale si distingue per la spinta a cancellare ogni limite della poetica, facendo convivere tragedia e commedia, tradendo unità di tempo, di luogo e d’azione.
È la storia di Laonte, re di Sicilia, fortunato sposo della bellissima Ermione, padre di Mamilio e intimo amico d’infanzia del re di Boemia, Polissene. Un quadro d’armonia e felicità che, letteralmente, viene fatto esplodere dal nascere e divampare improvviso di una gelosia senza prove a e fondamenta, e dunque tanto più assoluta e cieca. In un attimo Polissene è costretto a fuggire e tornare in Boemia; Camillo, cortigiano prediletto di Laonte, parte con lui per aver disobbedito agli ordini omicidi del re; la regina, picchiata e maltrattata, partorisce prematuramente una bambina, che viene chiamata Perdita e la cui esecuzione viene tempestivamente ordinata; intanto il dolore uccide prima Mamilio, poi Ermione. E il re rimane solo. Solo nella disperazione del risveglio, come un Agave che, tornata in sé, si trovasse in mano la testa sanguinante del figlio Penteo. Tutto è stato distrutto dalla follia, resta solo il vuoto intorno.
Ma, come vuole la tradizione – della tragedia tanto quanto delle favole – il cortigiano cui era stato ordinato di ammazzare Perdita, non aveva portato a termine il proprio compito: l’aveva invece lasciata nella campagna boema, la bambina era stata così trovata da un pastore ed era cresciuta ignara delle proprie origini, diventando una ragazza di straordinaria bellezza. Quattordici anni sono passati. Di lei si innamora Florizel, figlio di Polissene e, poiché il padre gli proibisce di sposare la figlia di un pastore, scappa con lei, sotto consiglio di Camillo, in Sicilia. E Camillo, come un Puck di mezzo inverno, ha già pianificato tutto: lo seguirà con Polissene, antiche ferite saranno rimarginate, famiglia e amici (o quel che ne resta) saranno riuniti. Non solo: una statua da poco terminata, perfettamente somigliante a Ermione, prenderà vita per magia.
Il testo si divide in due parti ben precise, prima la tragedia, poi la commedia. Donnellan fa altrettanto con la regia. Lasciando sul palco, come unica scenografia, una cassa di assi di legno bianche – che si trasformano di volta in volta per formare il palazzo, l’aula di un tribunale, la casa del pastore, una nave – divide in due narrazione e regia. La tragedia è statica, è Shakespeare a parlare tramite le voci degli attori, che con una recitazione talvolta enfatica, ma pulita, lasciano spazio, totalmente, al testo, al divampare della follia, senza darne interpretazioni o letture contemporanee, limitandosi a mostrare la potenza distruttrice della gelosia – quella passione apparentemente animalesca eppure incredibilmente umana perché fatta d’immaginazione, sospetto, pensiero, in grado di render ciechi e sordi davanti alla realtà: umana, soprattutto, perché tragicamente autodistruttiva. Fredde le luci, freddi i costumi, la prima parte dello spettacolo appare spoglia, pesante, ma forse non abbastanza viscerale nella scelta registica di Donnellan.
Il secondo atto è commedia, cambia il ritmo, cambiano i colori, le luci, tutto diventa più dinamico, la contemporaneità irrompre dissacrante nel testo shakesperiano, dando un’atmosfera country alla festa campestre dei pastori e trasformandola poi in talk shaw sberluccicante di paillettes dorate e dichiarazioni e commenti urlati al microfono, mentre il finale risveglio della statua cambia totalmente registro e acquista materia e colori rituali, catartici. È certamente qui che Donnellan si è più lasciato andare, dialogando col testo e offrendo al pubblico il proprio sguardo, la propria visione delle parole del poeta. Un lieto fine, insomma, per il racconto d’inverno, ma anche per la regia dello spettacolo.

Lo spettacolo è andato in scena 
Piccolo Teatro Strehler
largo Antonio Greppi, 20121 Milano
dal 17 al 21 febbraio 2016
martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00

Cheek by Jow, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa; the Barbican Theatre; Les Gémeaux/Sceaux/Scène Nationale; Grand Théâtre de Luxembourg; Chicago Shakespeare Theater; Centro Dramático Nacional, Madrid (INAEM) presenta
The Winter’s Tale
di William Shakespeare
regia di Declan Donnellan
scene Nick Ormerod
luci Judith Greenwood
musiche Paddy Cunneen
con Orlando James, Edward Sayer, Natalie Radmall-Quirke, Eleanor McLoughlin, Joy Richardson, Grace Andrews, Abubakar Salim, Ryan Donaldson, Chris Gordon, Peter Moreton, Sam McArdle, Joseph Black, Guy Hughes, Tom Cawte

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