Le radici e il mito

fourviereIl festival Nuits de Fourvière di Lione ha accolto un nome che oramai è divenuto parte del mito: Woody Allen. Il regista americano si è presentato con la sua orchestra, la New Orleans Jazz Band per due ore di ininterrotta musica tanto antica quanto fondamentale. Il jazz primitivo, visto e suonato da un grande appassionato.

Fin da piccolo, Allan Stewart Konigsberg ha nutrito una fortissima passione per il jazz, quello delle origini, e questo amore segnerà profondamente tutta la sua vita, tanto nello spirito quanto nell’aspetto biografico. Prendendo in prestito il nome (e anche l’amore per lo strumento) dal clarinettista Woody Herman, Allan Stewart Konigsberg diventa così Woody Allen. Ma quello che arriva sul palco delle Nuits de Fourvière con la sua New Orleans Jazz Band non è il regista universalmente riconosciuto o il mito incontestabile. Quella persona che, timidamente, si presenta davanti a un Teatro Romano al gran completo, è un americano innamorato del jazz antico, un purista del genere. Siamo quindi di fronte a un appassionato di musica prima che a un’icona. Ma, nonostante quello che l’artista ha dichiarato a Le Figaro («sono un musicista della domenica»), questo amante del jazz sa suonare, e lo dimostra con grande entusiasmo. La sua è una vera passione, che non si confonde però con il professionalismo o con la disciplina (lo stesso Allen dichiara di non saper leggere uno spartito), ma che va diretto verso il cuore dell’amore. Si tratta quindi di un sentimento di partecipazione attiva e completa, di messa a nudo e di implicazione. Una volta che si è dentro, non è più possibile tornare indietro. Allen è quindi un jazzista, che lo voglia o no.

Per moltissimi anni, l’appuntamento fisso era il lunedì sera, al Café del Carlyle Hotel di Manhattan. Woody Allen e la New Orleans Jazz Band riportavano i (fortunati) presenti direttamente nei meravigliosi anni Dieci e Venti. Ah, l’epoca d’oro del jazz! Allen, per nulla vittima del proprio amore, si dimostrava generoso inventore, mago del tempo che ha offerto, a chiunque passasse al 35 E sulla 76th, un vero e proprio viaggio nel tempo perduto (del jazz). E questo viaggio continua anche a Lione. Ecco che quella Peugeot Type 176, che in Midnight in Paris permetteva al protagonista di sfuggire dalla propria realtà per incontrare le epoche d’oro parigine, passa anche per la capitale della Gallia, con una sola fermata: quella della frizzante, folle, e certo anche alcolica, epoca d’oro del jazz.

Vecchia passione del regista, egli non manca mai di inserirlo nei suoi film, intervenendo anche direttamente come musicista. Allen, il cui strumento preferito è il clarinetto, ha all’attivo, tra le altre cose, due album, entrambi con la New Orleans Jazz Band: The Bunk Project (1993) e Wild Man Blues (1997), quest’ultimo colonna sonora del documentario che Barbara Kopple gli ha dedicato.

Con i suoi settantasette anni, Allen si presenta al pubblico in gran forma (quando il cantante, durante il concerto, si produce in un «What a boy, what a boy», sembra quasi rivolgersi al Nostro) e con la sua immancabile ironia. Egli inaugura il concerto salutando gli spettatori in francese e invitandoli, se la musica non sarà di loro gradimento, a guardare i suoi film, così per dargli un’altra occasione. Ma durante il concerto non si corre certo alcun pericolo, perché la band suona a memoria, in modo gioioso e coinvolgente, i fondamentali del jazz di New Orleans. Tromba, trombone, clarinetto, banjo (suonato dal “Maestro” Eddy Davis, come definito dallo stesso Allen), pianoforte contrabbasso e batteria offrono un affresco sonoro quasi inusitato. È passato quasi un secolo dalla creazione di queste armonie e il tempo, indubbiamente, si sente. Ma si senta anche quella freschezza di un’epoca alla quale Allen fa sovente riferimento: queste musiche costellano, infatti, tutte le sue opere cinematografiche.

Tra scorribande nel gospel (Down by the Riverside (Ain’t Gonna Study War No More)), nelle canzoni delle tradizione americana (Till We Meet Again), nel blues (Dippermouth Blues) e, ovviamente, nel jazz, l’orchestra alimenta una vivacità che raramente si è potuta incontrare durante questo festival.
Un evento annunciato solo recentemente e non inserito nel programma che già da qualche mese era disponibile ovunque, questo concerto rappresenta una gradevolissima sorpresa e uno dei momenti importanti della rassegna. Un grande regalo a tutta la comunità lionese.

nuitsdefourviere

La scène du festival de Nuits de Fourvière a eu le plaisir d’accueillir le réalisateur Woody Allen qui, avec la New Orleans Jazz Band, a fait revivre l’époque d’or du jazz primitif. Deux généreuses heures de musique qui ont jailli de l’amour passionné d’un très bon clarinettiste (bien qu’il se définisse comme un «musicien du dimanche») et de ses compagnons d’aventure. Un véritable cadeau pour le public lyonnais.

Lo spettacolo è andato in scena:
Grand théâtre, Parc archéologique de Fourvière
rue de l’Antiquaille – Lione (Francia)
sabato 20 luglio 2013, ore 21.30

Nuits de Fourvière e Institut Lumière presentano
Woody Allen and his New Orleans Jazz Band

 

 

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