Il fondo nero della memoria

Al Teatro Comunale di Teramo va in scena Wordstar(s), “assurdo” epilogo di un genio del ‘900: Samuel Beckett.

Vitaliano Trevisan è uno dei personaggi più eclettici e interessanti del nostro panorama artistico: attore, sceneggiatore, drammaturgo, regista, librettista, saggista, scrittore di successo – il suo I quindicimila passi è stata la rivelazione letteraria del decennio – osannato dalla critica e vincitore, tra l’altro, del Premio Lo Straniero e del Campiello Francia 2008.
Wordstar(s), trilogia della memoria, è un’opera edita da Sirioni Editore, nel 2004, nata dall’idea dello scrittore veneto di seguire le tracce introspettive fornite da tre guide d’eccezione e “dantesche” per definizione: Francis Bacon, Thomas Bernard e Samuel Beckett. L’ultimo racconto, che conclude la trilogia e su cui si basa l’opera teatrale, rappresenta così un raffinato omaggio teso a ricostruire la biografia finale del grande scrittore irlandese: un omaggio sì, ma non all’opera, bensì alla persona, paradossalmente comica e tragica insieme, lontana da quella figura maestosa della letteratura che ha rivoluzionato il teatro nel corso del ventesimo secolo.
Chi è il Beckett dell’ultimo giorno? Come si muove? Come vive? Come muore? Un programma di scrittura ormai obsoleto (Wordstar, appunto, che per assonanza ricorda Worstward Ho, il «rantolo estremo» dell’artista irlandese) e uno scrittore del calibro di Samuel Beckett, accomunati entrambi dalle parole, ma anche, e soprattutto, dalla vecchiaia, dalla vicinanza alla fine. Dall’abbandono.
Cosa ha ancora da dire un autore che sta “scomparendo”, così come è scomparso il primo programma di videoscrittura, travolto dal progresso tecnologico? La risposta è affidata al palco e alla grandezza di Ugo Pagliai e Paola Gassman, eredi e protagonisti di trent’anni di teatro italiano.
La realtà portata in scena è quella di una quotidianità grottesca, goffa, scomoda, apparentemente lontana dalle vette dell’opera del padre del Teatro cosiddetto dell’Assurdo. Il pensiero filosofico s’intreccia con le meschinità della vita umana, le difficili considerazioni del protagonista sono bilanciate dalle figure deliranti della moglie e dell’amante, la grandezza dell’opera beckettiana mitigata dalla bassezza delle considerazioni editoriali del biografo.
“La vertigine del pensiero e il tormento creativo dell’artista si coniugano con la tragicomica goffaggine dell’uomo, letteralmente in mutande, e di un corpo, cervello compreso, che va in malora e che impedisce le più elementari attività quotidiane, come tagliarsi le unghie dei piedi” (dalle note di regia di Giuseppe Marini).
La bellezza di quest’opera è racchiusa tutta qui: sullo stesso palco l’autore morente e la sua creatura, che gli sopravvive.

Lo spettacolo è andato in scena: Teatro Comunale
via Ignazio Rozzi, 9 – Teramo
martedì 29 e mercoledì 30 gennaio

Teatro Stabile del Veneto presenta:
Wordstar(s)
di Vitaliano Trevisan
regia di Giuseppe Marini
scene di Antonio Panzuto
costumi di Gianluca Falaschi
luci di Pasquale Mari
con Ugo Pagliai, Paola Gassman, Paola Di Meglio, Alessandro Albertin

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